Don Diana, sarà beato il parroco anticamorra: «Un martire della fede»
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C’è attesa per l’omelia che oggi, dall’altare della chiesa San Nicola di Bari a Casal di Principe, pronuncerà il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo. Ieri, la notizia dell’avvio dell’iter per la beatificazione di don Giuseppe Diana ha lasciato molti con il fiato sospeso. Don Diana fu ucciso il 19 marzo del 1994 mentre si apprestava a celebrare la Santa Messa.
APPROFONDIMENTI Don Peppe Diana, via al processo di beatificazione del prete ucciso dalla camorra
L’omicidio fu uno schiaffo sul volto di un’intera comunità che mai avrebbe pensato che i camorristi sarebbero arrivati fino al punto di sparare in chiesa un sacerdote in abito talare. Da allora sono trascorsi 32 anni e tante volte in passato, si era invocata la sua beatificazione ma senza mai giungere al risultato sperato. Ora è tutto diverso. Per Spinillo che ha scritto di suo pugno al Dicastero per la causa dei santi chiedendo il nulla osta all’avvio dell’inchiesta diocesana «i tempi sono ora maturi, il consenso è ampio e generale. Don Diana – spiega il vescovo - era un sacerdote che ha vissuto consapevolmente la sua fede nel Vangelo, con le sue parole ed azioni ha rotto il sistema ed è stato insieme agli altri preti che firmarono il documento “Per amore del mio popolo non tacerò”, una sentinella ed un profeta e come tale va riconosciuto. Alla profondità sacerdotale e al suo discernimento, si è aggiunto tutto quel che è venuto in seguito e che lo ha certamente reso esemplare agli occhi di molti giovani che lo hanno conosciuto. La figura di don Peppe è stata sempre presentata nella sua veste sociale e se vogliamo, anche, nell’importanza delle sue azioni contro la camorra e questo forse ha fatto a lungo trascurare la radice del suo impegno, spingendoci spesso a pensarlo come l’eroe prima ancora che come il sacerdote. È stata la fede, invece, la fonte del suo impegno pastorale, profondo ed efficace, nella lotta a qualsiasi illegalità. Don Diana fu ucciso in odium fidei ed è per questo motivo che riteniamo il martirio e la fama di martirio di don Diana un passo importante per la nostra Chiesa. Don Peppe era animato da una viva, inquieta ricerca di fede», dice ancora Spinillo. «Tratti che erano evidenti già nei suoi scritti ed in particolare – spiega il vescovo di Aversa - nel suo profilo vocazionale, che è quel testo che il seminarista, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, redige alla vigilia della sua ordinazione per raccontare il suo cammino. Ebbene gli uni e l’altro sono un’indiscussa testimonianza della sua profondità sacerdotale».
L’iter
Il nulla osta dei vescovi della Regione per l’opportunità della beatificazione di don Diana è stato dato a settembre 2025, qualche settimana fa il via libera anche dal consiglio presbiteriano della Diocesi e ora come ultimo atto, si attende l’ok del Dicastero per le cause dei Santi che potrebbe arrivare già nelle prossime ore per poi pronunciare l’editto di beatificazione. Sarà poi fissata una data ufficiale per l’apertura dell’inchiesta sulla cui durata nessuno può fare previsioni. L’iter dettato dal diritto canonico vedrà significative tappe per raccogliere documenti e testimonianze su don Diana. Tutte le informazioni saranno raccolte e poi sigillate nel corso di una sessione di chiusura, presieduta dal vescovo. Il postulatore di don Diana approvato da monsignor Spinillo è Paolo Vilotta, già incaricato da un anno e mezzo, dall’Associazione Amici e parenti di don Diana voluta dai familiari del sacerdote, in primis dalla sorella Marisa e dal fratello Emilio. La Causa abbraccerà anche tutto quello che è avvenuto dopo la sua uccisione. Parole, azioni e riconoscimenti che da oltre tre decenni non solo non si fermano ma si rinnovano di giorno in giorno. A volerlo beato già molti in passato. «Nel 2018 - racconta don Franco Picone - eravamo nel salone dell’episcopio quando ci rendemmo conto che questo percorso era segnato, leggendo l’Esortazione apostolica Gaudete et Exsultate di Papa Francesco, nella parte in cui il Santo Padre scriveva: “Non tutto quello che dice un santo è pienamente fedele al Vangelo, non tutto quello che fa è autentico e perfetto. Ciò che bisogna contemplare è l’insieme della sua vita, il suo intero cammino di santificazione, quella figura che riflette qualcosa di Gesù Cristo e che emerge quando si riesce a comporre il senso della totalità della sua persona”. Ecco, Don Diana è la totalità della sua persona. Con noi in quel salone c’era Valerio Taglione, suo amico e strenuo difensore della memoria di don Peppe». Di don Diana, nel 2024, Papa Francesco scrisse come «artigiano della pace, servo buono e fedele» tracciando «l’evangelica inquietudine che ha animato il suo sacerdozio e lo ha portato senza alcuna esitazione a contemplare il volto del Padre in ogni fratello, testimoniando a chi si sente ferito il progetto di Dio, perché ciascuno potesse vivere nella giustizia, nella pace e nella libertà». Parole che furono un omaggio attraverso don Diana anche alla comunità diocesana e ai fedeli della parrocchia di Casal di Principe.