Referendum giustizia, è duello tra Conte e Sangiuliano per mobilitare gli indecisi
Il Mattino

Referendum giustizia, è duello tra Conte e Sangiuliano per mobilitare gli indecisi

Giovedì 19 marzo 2026
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Qualche colpetto di fioretto sì ma niente sciabolate. È il confronto sul referendum che vede contrapposti due politici come il leader M5s Giuseppe Conte e il capogruppo Fdi in...

Qualche colpetto di fioretto sì ma niente sciabolate. È il confronto sul referendum che vede contrapposti due politici come il leader M5s Giuseppe Conte e il capogruppo Fdi in consiglio regionale Gennaro Sangiuliano davanti ad una platea di studenti della Federico II. Sala affollatissima (tanto che ne deve essere allestita una seconda per seguire il dibattito in video) di cui il primo a compiacersene è il rettore Matteo Lorito. Accanto a loro il magistrato Francesco Cananzi per il No ed il docente di diritto penale Vincenzo Maiello per il sì. Ma le due star sono Conte e Sangiuliano che strappano più volte applausi tra i giovani.

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«Le democrazie non se la passano bene sono abbastanza malconce, languono, ma possono riprendersi e risultare competitive», esordisce l’ex premier; «Felice per questa partecipazione. Ma discutiamo nel merito della riforma», replica l’ex ministro che cita l’ex magistrato ed eurodeputato dem Franco Roberti «che ha detto come il Csm è un mercato delle vacche». Controreplica: «Apprezzo la verve di Sangiuliano ma entriamo appunto nel merito». Anche se, ovviamente, saranno poi Cananzi e Maiello a farlo nei loro interventi.

Il confronto

«Ho molto rispetto dei magistrati e della funzione altissima che sono chiamati a esercitare ma affinché questa funzione possa essere esercitata, deve essere credibile. E la credibilità dipende soprattutto dalla terzietà del giudice», incalza Sangiuliano che cita subito dopo assoluzioni celebri: «Mi sono scontrato con alcuni orrori giudiziari, a cominciare dal caso Tortora. Io come giornalista sono stato testimone di decine di persone, cittadini, che sono stati sbattuti in carcere solo perché avevano il nome e cognome del vero delinquente. E se ne sono accorti dopo settimane». «Oggi nel dibattito politico sentiamo di tutto, il presidente del Consiglio ha scomodato casi come la famiglia del bosco, Rogoredo, Garlasco, la vicenda del piccolo Domenico, ma mi chiedo cosa c’entrano rispetto alla riforma? Non c’entrano nulla, gli errori giudiziari non c’entrano nulla», replica Conte che nota come «è impossibile che non ci siano casi di errori giudiziari, accade in qualsiasi ordinamento giuridico. La giustizia è amministrata dagli uomini». E per questo, la «separazione non serve, l’ha detto anche il ministro Nordio in un volume scritto con Pisapia (l’ex sindaco di sinistra di Milano che però si è espresso per il Sì)». Poi legge un passo del tomo che si è appuntato: «“Il problema della separazione delle carriere è secondario e non merita di invelenire i rapporti”, se l'è dimenticato Nordio ammettendo che non ha nulla a che vedere con una macchina della giustizia celere?».

Un minuto dopo, mentre nella sala fa capolino il governatore Roberto Fico, lo scontro si accende sul correntismo in magistratura. «Il sorteggio è garanzia di democrazia, di uguaglianza e di civiltà. Il sorteggio è già insito nella nostra Costituzione, ad esempio se il presidente della Repubblica deve essere giudicato, lo fa un'Alta Corte di cui una parte è sorteggiata», argomenta Sangiuliano che sottolinea come con la riforma «si sottrae il Csm alle correnti della magistratura che sono diventate veri e propri partiti, portando la politica all’interno dell’azione giurisdizionale. Io sono assolutamente convinto - aggiunge - che il 99 per cento della magistratura sia composta da magistrati bravi e preparati, ma ritengo che quando un magistrato sbaglia deve rispondere delle sue responsabilità». «Anche io ho proposto, quando ero al governo un sorteggio temperato (per il Csm, ndr). Ma non è che fai un sorteggio per i magistrati e lo fai farlocco per la politica. Noi volevamo una riforma ma non questa porcheria», replica Conte aggiungendo come questa riforma «non serve ai cittadini, ma alla casta della politica per cercare di schiacciare la magistratura, per cercare di mettersi al riparo dalle inchieste». Infine, le domande degli studenti su cui si accendono le ultime scintille tra Conte e Sangiuliano. Accade quando Sangiuliano parla di errori dei magistrati. «Quando un magistrato strappa per dieci anni una persona alla sua vita, lo tiene in un processo e poi si scopre che era innocente, non deve rispondere delle sue responsabilità? Ma quanti magistrati che hanno sbagliato hanno avuto un’azione disciplinare, sono stati censurati o sono stati radiati?», domanda retoricamente l’ex ministro. «Rispondo io - incalza subito Conte –: Luca Palamara. Ma sapete chi si è salvato? Gli unici due politici coinvolti e oggi Palamara sta chiedendo la revoca della sua sentenza di condanna perché questa maggioranza ha cancellato il reato di abuso d’ufficio».

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