«Crisi grave ma non perdiamo fiducia: sapremo rispondere all?emergenza»
Prezzi del petrolio alle stelle, navi ferme, droni, addirittura mine. Hormuz fa paura. Ma non a tutti. «Mi rendo conto di nuotare contro corrente, ma pur riconoscendo la gravità della...
Prezzi del petrolio alle stelle, navi ferme, droni, addirittura mine. Hormuz fa paura. Ma non a tutti. «Mi rendo conto di nuotare contro corrente, ma pur riconoscendo la gravità della crisi in Golfo Persico e quindi la criticità dello stretto di Hormuz (attraverso il quale tuttavia un numero non meglio precisato di navi petroliere, specie se dirette in Cina, sta transitando), mi sento di affermare che lo shipping (navi, compagnie di navigazione, porti e noi agenti marittimi) una volta di più saprà rispondere all'emergenza con l’elasticità e la capacità di adattamento che ha dimostrato anche in tempi recenti». Paolo Pessina, il presidente di Federagenti, nuota controcorrente e il suo ottimismo non sembra poggiato solo sulla speranza. Qualcosa deve accadere, «loro devono vendere petrolio e devono acquistare derrate alimentari».
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La visione
Secondo il presidente Pessina, varie considerazioni fanno pensare che quello stretto non potrà essere chiuso a lungo perché, innanzitutto, non ci sono solo petroliere in uscita, ci sono anche, e molte, navi con stive piene di grano e di contenitori carichi di derrate alimentari, ortofrutta per esempio, che devono pur entrare. «È vero, stiamo scontando le speculazioni sui prezzi del greggio - prosegue - e dei fertilizzanti, soprattutto, ma non si può dimenticare che hanno anche loro bisogno di molti prodotti, che non possono andare avanti solo con il petrolio o con i derivati del petrolio. E poi, di fondo, c’è la vitalità dello shipping, le capacità degli armatori di trovare accordi e soluzioni. Vero è che l’autostrada del mare che passa per Hormuz non ha alternative, non ci sono altre rotte possibili. Ma è anche vero che di sfide il mondo del commercio libero ne ha vinte già tante e questa non può fare più paura delle altre». Pessina ne è convinto. «È accaduto con la guerra fra Russia e Ucraina, si è ripetuto nel Mar Rosso dove le navi sono state per mesi bersagliate dai ribelli Houthi dello Yemen, accade più spesso di quanto si pensi su rotte strategiche dove l’attività della nuova pirateria presenta un andamento ciclico. In tutti i casi le aziende impegnate sulle rotte dei traffici marittimi hanno saputo trovare alternative, affrontare difficoltà operative, riposizionare la loro organizzazione e il loro network».
I rischi
C’è il rischio di sottovalutare la crisi in atto? «Oggi – afferma Paolo Pessina – non possiamo permetterci di sottovalutare nulla e tantomeno la crisi che il mondo sta vivendo. Vorrei anche ricordare, però, che per più di quattro mesi, la più importante via d’acqua del mondo, quella del Canale di Suez, sia stata costretta a ridimensionare drasticamente i transiti a causa dei missili dallo Yemen, e come dal 1967 al 1975 il Canale sia stato chiuso totalmente. Hormuz è senza ombra di dubbio un choke point di valore strategico planetario, e oggi le più di mille navi bloccate non possono non generare allarme. Ma nelle centrali delle grandi compagnie armatoriali, anche con il contributo delle nostre agenzie marittime, sono già allo studio soluzioni alternative, ben sapendo che il fattore tempo risulterà determinante».
Si lavora a soluzioni, dunque, e Federagenti è in prima linea. «Come in ogni conflitto – sottolinea il presidente Pessina – le vie del mare faranno la differenza e ben difficilmente si potrà pensare a uno stretto di Hormuz aperto alle sole navi dirette in Cina e chiuso a tutte le altre, petroliere o portacontainer che siano. Oggi l’obiettivo principale è quello di minimizzare i rischi anche e specialmente per gli equipaggi. Speriamo che in tempi brevi lo scenario possa cambiare nella direzione di una progressiva normalizzazione. Gli interessi (basti pensare al petrolio e al gas e all’economia di tutti i Paesi che sul Golfo si affacciano) sono di tale magnitudo che ben difficilmente la comunità mondiale non troverà una soluzione operativa».