Scavi di Pompei, nelle mura i segni di un'antenata della mitragliatrice
Il Mattino

Scavi di Pompei, nelle mura i segni di un'antenata della mitragliatrice

Venerdì 20 marzo 2026
6 visualizzazioni

Rinvenuti nelle mura settentrionali di Pompei evidenti segni di danni dovuti a un'arma antenata della mitragliatrice e risalenti all'assedio della città da parte del generale romano...

Napoli - NewsletterAlle ore 12 tutta la cronaca di NapoliIscriviti e ricevi le notizie via email

Rinvenuti nelle mura settentrionali di Pompei evidenti segni di danni dovuti a un'arma antenata della mitragliatrice e risalenti all'assedio della città da parte del generale romano Lucio Cornelio Silla. La scoperta, a firma italiana, è pubblicata sulla rivista Heritage e si deve ad Adriana Rossi e Silvia Bertacchi, del dipartimento di Ingegneria dell'Università della Campania 'Luigi Vanvitelli', e Veronica Casadei, del dipartimento di Informatica e Ingegneria dell'Università di Bologna.

APPROFONDIMENTI Circumvesuviana, treno dei turisti fermo due ore in galleria. Casillo: «Interverremo»Pompei, Zuchtriegel incalza Fico: «La Circum è un disastro, si danneggia il turismo»Scavi di Pompei, continuano le proteste delle guide turistiche: «Visite guidate da personale non abilitato»

Nel corso degli anni sono state condotte molte ricerche sui grandi crateri circolari formati dalle pesanti palle di pietra lanciate dalle catapulte romane e, tra questi, sono stati individuati fori più piccoli, a sezione quadrata e disposti a ventaglio, spesso attribuiti all'usura o ai danni generali della battaglia. Secondo le ricercatrici, invece, sono stati causati da un polybolos, un'arma in grado di lanciare più proiettili in rapida successione, descritta nel III secolo a.C.

Scavi di Pompei, continuano i lavori di potenziamento della linea Napoli-Salerno: ecco tutti i cambiamenti

Avendo la cenere vulcanica preservato perfettamente gli impatti a ventaglio sulle mura, dai dati digitali di profondità, larghezza e forma sono stati ottenuti modelli in 3D, poi confrontati con il movimento meccanico di una catapulta a ripetizione descritto nei manuali.

Il team ha quindi ricostruito a ritroso il tipo di arma utilizzata: tutto indicava una macchina ad alta velocità paragonata a una versione antica di una mitragliatrice. Un'ulteriore prova a sostegno di questa tesi è giunta dalle collezioni museali. I proiettili sopravvissuti provenienti da altri siti militari romani, come i dardi con punta di ferro associati alla catapulta Scorpion, corrispondevano alle dimensioni dei modelli 3D creati a partire dai danni alle mura. 

Condividi questo articolo