Napoli, sognare non costa nulla
Sognare non costa niente. Il Napoli torna da Cagliari con tre punti pesantissimi perché sottrae temporaneamente il secondo posto al Milan e va a -6 dall'Inter, che domani...
Sognare non costa niente. Il Napoli torna da Cagliari con tre punti pesantissimi perché sottrae temporaneamente il secondo posto al Milan e va a -6 dall'Inter, che domani giocherà a Firenze avvertendo una sensibile pressione. La quarta vittoria consecutiva (settima con un gol di scarto) è stata impreziosita dalla contemporanea presenza di De Bruyne, Lobotka e McTominay, che ha piazzato il colpo decisivo dopo un minuto e 14 secondi. Il Napoli ha controllato la partita - una punta del 72 per cento di possesso palla - ma si è fermato a quel gol dello scozzese nell’area affollata e confusa. Poco hanno fatto i suoi avversari, Milinkovic-Savic e i difensori si sono limitati all’ordinario. Però ci possono essere episodi più o meno fortuiti che rischiano di rimettere in discussione un risultato ed è su questo che il Napoli deve lavorare. Anche perché alla ripresa, il 6 aprile, ci sarà il confronto con il Milan al Maradona. A prescindere dal risultato di oggi dei rossoneri, quello il momento cruciale per la piazza d’onore. O forse qualcosa in più, se l’Inter accusasse una battuta a vuoto in casa della Fiorentina, a caccia dei punti salvezza.
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C’è questa bella luce che illumina il Napoli dopo i rientri di campioni che sono mancati per lunghi periodi a causa di problemi fisici. Potrebbe fare di più, evitando passaggi a vuoto, come nel primo tempo della gara con il Lecce o in alcuni momenti di quella a Cagliari. Si paga un po’ anche la poca lucidità di Hojlund - sempre in campo - al tiro, su cui vi è una doppia marcatura fissa (con scorrettezze come quella di Mina che ha piazzato al danese un colpo sul petto nel secondo tempo): evidentemente Lukaku non è ritenuto in grado di dare il cambio a Rasmus per fargli tirare il fiato. I momenti di calcio spettacolo vi sono, si difetta sul piano delle conclusioni. Ma ciò che conta - a questo punto della stagione, in cui sarebbe sbagliato andare troppo per il sottile - è il risultato. E il Napoli non si trovava al secondo posto dal 7 dicembre. «Abbiamo realizzato qualcosa di straordinario in questi mesi facendo fronte a tanti infortunati: rappresenta uno stimolo guardare chi è davanti», ha ricordato Conte dopo una gara che non è stata accesa neanche sotto l’aspetto ambientale: come se vi fosse rassegnazione nel Cagliari, colpito a freddo e incapace di rialzarsi.
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Per Conte c’è un obiettivo chiarissimo: la qualificazione Champions. Ma l’occhio cadrà oggi su Milan-Torino e domani su Fiorentina-Inter. Perché sognare non costa niente e la pressione è tutta sulla capolista che ha visto ridurre il proprio vantaggio sulle inseguitrici. Lo scenario della (eventuale) sfida scudetto non è quello di un anno fa, con ridottissime distanze in classifica, sorpassi e controsorpassi tra Conte e Inzaghi. Fino a quello decisivo per la festa di fine maggio. «Continuiamo a spingere, vinciamole tutte dopo la sosta», la sfida lanciata da McTominay, il campione su cui - per qualità ed età - il Napoli deve costruire il proprio futuro. Ma ciò che conta è il presente, l’ultima serie di 8 partite tra aprile e maggio, a cominciare dallo scontro diretto contro Allegri a Pasquetta. «Nessuno deve impedirci di guardare avanti: con questa vittoria abbiamo messo pressione su chi ci precede», ha sottolineato Conte. In particolare sull’Inter, con cui il duello mediatico è cominciato a fine ottobre, quando il tecnico comprese dopo la vittoria (e la polemica sul rigore concesso agli azzurri del presidente Marotta) che sarebbero stati mesi difficili e non soltanto in campo.
Con la sosta quattro azzurri vanno in Nazionale. A Meret, Buongiorno, Spinazzola e Politano si sarebbero aggiunti Di Lorenzo e Vergara se non si fossero infortunati. E sarebbe stato un bel primato in anni in cui si fatica a trovare una squadra che faccia giocare gli italiani. L’elenco di chi è fuori è ancora lungo. Conte li aspetta tutti, o quasi, nelle prossime settimane. Per continuare a lottare. E sognare.