Napoli, salta la zuppa di cozze. Pescherie in allarme: «Incassi dimezzati»
Il Mattino

Napoli, salta la zuppa di cozze. Pescherie in allarme: «Incassi dimezzati»

Sabato 21 marzo 2026
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Sorride amaro, per non piangere, Luigi Serpe: «Torneremo a regalare i frutti di mare alle persone, se continua così ? dice ? Come ai tempi del colera». È il...

Sorride amaro, per non piangere, Luigi Serpe: «Torneremo a regalare i frutti di mare alle persone, se continua così – dice – Come ai tempi del colera». È il titolare della Pescheria del Sole, nel cuore pulsante della Pignasecca. Le notizie sull’impennata di casi di epatite A e l’ordinanza comunale che vieta il consumo e la somministrazione di crudi al tavolo stanno mettendo in ginocchio il mercato di cozze, vongole, ostriche e lupini all’antivigilia del Giovedì Santo della zuppa di cozze, il 2 aprile. «Stanno arrivando diverse disdette – prosegue il pescivendolo – temo di incassare meno del 50% del previsto». Da ieri i napoletani si aggirano senza comprare tra i banchi di mitili. Come davanti alla pescheria Gagliotta.

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Il calo 


«Di solito vendiamo circa 10 chili di lupini al giorno – spiega Gennaro, nipote del titolare – Ora siamo quasi all’ora di pranzo e ne abbiamo venduti 500 grammi». L’ordinanza vieta la somministrazione e il consumo dei frutti di mare crudi, non la loro vendita al dettaglio. Ma il provvedimento «raccomanda alla cittadinanza di non consumare frutti di mare crudi nemmeno presso il proprio domicilio». Centinaia di migliaia le zuppe di cozze a rischio in città. Un giro d’affari imponente per ristoranti e pescherie. I frutti di mare, ieri mattina, erano ben chiusi nei sacchetti dello storico mercato del centro. 5 euro al chilo per le cozze, 6 per i lupini paesani, 18 per i lupini grandi. 22 euro per le vongole veraci e 7 per le telline del golfo. Ma resta tutto dov’è: i clienti hanno paura. «Nel sauté di vongole o nella zuppa di cozze c’è la bollitura a 90 gradi – sospira Serpe - che fa morire qualsiasi embrione».

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I piatti del Giovedì Santo non prevedono crudi. L’allarme però è innegabile. «Siamo sotto Pasqua – prosegue il titolare della Pescheria del Sole – più del 50% delle vendite andrà perso. Speriamo che l’allarme rientri per la Pasqua». Piovono disdette di cozze. «Credo che questa storia mi costerà 2mila euro di mancati incassi – aggiunge il pescivendolo – Stamattina nei mercati generali c’erano i Nas».

I costi


Un chilo di cozze, al mercato generale costa intorno ai 3 euro. «Le vongole invece sono aumentate tantissimo – conclude Serpe – da circa 15 euro a 20. Credo in questo caso si tratti di una partita di pesce andata a male. Mi torna la mente ai tempi del colera, negli anni Settanta. Regalavamo i frutti di mare per invogliare le persone a tornare a mangiarne. Le acque infette all’epoca erano finite a mare e le persone erano spaventate». Poca voglia di parlare, in Pignasecca. La storica pescheria Gagliotta mantiene 30 famiglie. E i mancati introiti per Pasqua spaventano quasi come l’epatite A. «Le persone hanno paura – aggiunge Gagliotta - Di questo passo ci spezzeranno. Il Giovedì Santo per noi è importantissimo, e il popolo napoletano deve mangiare la zuppa di cozze». Insomma, cosa è successo? «Noi abbiamo tutto a norma, e i nostri prodotti sono certificati», risponde Gagliotta mostrando un video Tik-Tok girato al mercato generale di Volla: «Le cozze sono campionate e controllate – dicono nel filmato - questo è un prodotto greco, e ha il marchio oro di Nisida».

Le vendite 


In pratica, le cozze arrivano dalla Grecia e poi vengono «allevate nelle acque di Nisida - conclude Gagliotta – ma non sono le acque che fanno “ammalare” le cozze. Poco fa hanno bloccato la vendita al mercato di Bacoli, che aveva dei problemi con le cozze. Le pescherie non hanno colpe». Era il 19 febbraio quando l’Asl Napoli 2 sospese la raccolta di molluschi tra Cento Camerelle e Punta Pennata.

Le provenienze delle cozze sono le più disparate: Grecia, Spagna, Taranto. Poi vengono calate nelle acque del Golfo, e ne prendono il marchio. Concludiamo il reportage nello storico angolo di Napoli della zuppa di cozze: via Foria. Siamo da ‘A Figlia d’’o Marenaro: «Credo che a causare l’allarme siano state le cozze greche, scaricate a Taranto e messe poi in queste acque – dice Nunzio Scicchitano, titolare – Non credo che le acque di Napoli siano contaminate. Quanto perderemo? La gente di noi si fida. Lavoreremo lo stesso: i nostri macchinari sono di alto livello».

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