Stretto di Hormuz, allarme di Grimaldi: «Non ci sono le condizioni per navigare»
Il Mattino

Stretto di Hormuz, allarme di Grimaldi: «Non ci sono le condizioni per navigare»

Sabato 21 marzo 2026
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«Hormuz sicuro? Il presidente americano esagera. La verità è che al momento non ci sono le condizioni per navigare in quell?area». Emanuele Grimaldi, il presidente...

«Hormuz sicuro? Il presidente americano esagera. La verità è che al momento non ci sono le condizioni per navigare in quell’area». Emanuele Grimaldi, il presidente dell’Ics, l’Associazione mondiale degli armatori, ha affidato all’Ansa un altro messaggio molto forte in difesa della libertà di navigazione e, soprattutto, in difesa dei marittimi che «sono nel Golfo per lavorare e noi armatori non dobbiamo assolutamente mettere in condizione di correre dei rischi». Insomma, Emanuele Grimaldi replica a muso duro a chi ritiene, Trump innanzitutto, che possano esserci al momento le condizioni per riprendere la navigazione nel Golfo Persico. E, infatti, nel suo ruolo di rappresentante dell'armamento mondiale, ribadisce due principi non negoziabili: protezione dei marittimi e libertà della navigazione commerciale internazionale.

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«La libera circolazione delle merci è un bene universale», osserva, ricordando che «ostacolare il traffico marittimo significa colpire direttamente economie, approvvigionamenti e stabilità globale». Da qui l'invito ai governi a garantire la sicurezza delle rotte e la protezione delle navi commerciali, anche attraverso strumenti internazionali già sperimentati come Operazione Aspides.

La sicurezza

Grimaldi va giù duro, dopo l’appello sulla sicurezza fatto all’indomani dell’inizio della crisi. «La sicurezza viene prima di tutto e se sarà necessario attendere la fine delle ostilità per riprendere la navigazione senza rischi nel Golfo Persico, sarà questa la scelta obbligata». Grimaldi analizza anche la situazione economica. «L’evoluzione reale dell'impatto economico, in conseguenza della crisi nel Golfo Persico, dipenderà soprattutto dalla durata del conflitto. Il costo per il sistema Paese dipenderà da quanto durerà la guerra. La forte volatilità del greggio - aggiunge - rende al momento difficile qualsiasi quantificazione attendibile dei costi futuri, tali da abbassare il livello di attenzione». E poi le riserve energetiche.

«La quota di petrolio e gas che l'Italia acquistava dai Paesi direttamente coinvolti nel conflitto non è tale da determinare una vulnerabilità immediata. Il sistema energetico italiano disponga oggi di una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti e di un progressivo rafforzamento delle fonti alternative, In questo quadro - sottolinea - il ricorso alle riserve strategiche rappresenta un ulteriore elemento di stabilizzazione. Più sensibili, semmai, risultano i costi diretti sostenuti dalle imprese armatoriali: per le quali il prezzo del carburante incide è quello più importante per i bilanci aziendali».

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