Referendum, Piero De Luca: «Riforma pericolosa: avremo meno diritti»
Il Mattino

Referendum, Piero De Luca: «Riforma pericolosa: avremo meno diritti»

Sabato 21 marzo 2026
8 visualizzazioni

Piero De Luca, deputato e segretario campano del Pd, quali sono i punti deboli della riforma? «È inefficace e dannosa. Non affronta le criticità che pure esistono...

Piero De Luca, deputato e segretario campano del Pd, quali sono i punti deboli della riforma?

«È inefficace e dannosa. Non affronta le criticità che pure esistono nell’amministrazione della giustizia: non riduce i tempi dei processi, non risolve la carenza di organico, né l'esigenza di investimenti nelle infrastrutture o nella digitalizzazione, non tocca il tema delle misure alternative alla detenzione, e non affronta il dramma del sovraffollamento carcerario. Peraltro sganciare il pm dalla cultura della giurisdizione rischia di creare un super poliziotto, squilibrando in ottica garantista ancor più il rapporto con chi è oggetto di indagini. È una riforma che non migliora la giustizia, come chiarito peraltro dallo stesso Nordio. Al contrario produce effetti dannosi alterando i rapporti tra politica e magistratura. La separazione delle funzioni esiste già nella sostanza dopo la legge Cartabia. Separare le carriere con due Csm ed un’Alta Corte disciplinare, non presieduta dal presidente della Repubblica, col sorteggio aperto per i membri togati, produce solo un indebolimento dell’autonomia e indipendenza della magistratura, minando la separazione dei poteri».

APPROFONDIMENTI Referendum, Fi a caccia di indecisi: «Maggiori garanzie solo se passerà il Sì»

Referendum Giustizia, da Roberto Fico spinta al No: «Riforma dannosa non aiuta i cittadini»
Intervista a Enzo Cuomo: «Urbanistica, meno vincoli: nessuna scelta ideologica»

Gli ultimi giorni sono stati roventi: avete accusato il centrodestra per gli argomenti usati.

«Noi abbiamo sempre cercato di spiegare ai cittadini le ragioni di merito della contrarietà. La destra ha fatto il contrario. Penso alle dichiarazioni della premier quando ha detto che se vincesse il Sì finalmente non avremmo giudici che controllano il progetto del Ponte sullo stretto o il meccanismo dei centri in Albania. Penso alle affermazioni del senatore Zanettin, che ha definito la magistratura un "cancro" e alle esternazioni del ministro Nordio sul Csm o della capo di gabinetto Bartolozzi che ha parlato di plotoni di esecuzione per alcuni giudici. E le dichiarazioni stucchevoli di Meloni rispetto all'impatto della riforma sul caso della famiglia nel bosco o sulla libertà di stupratori.

Morto Umberto Bossi, l’amore-odio con Napoli e i suoi miti: le canzoni, la tavola e la lite con Daniele

Il correntismo è però un nodo mai sciolto: si risolve con il sorteggio?

«Il sorteggio è un meccanismo inadeguato per eleggere i rappresentanti facendo valere davvero il merito, se questo è l’obiettivo. Peraltro quello previsto è asimmetrico: “aperto” per i togati e “temperato” per i laici, sorteggiati tra una lista eletta dal Parlamento. Si elimina la scelta di rappresentanza dei magistrati e si indebolisce il loro ruolo, aprendo la porta all’influenza politica. La prima proposta del sorteggio per il Csm fu di Almirante nel 1971. Non è un caso».

Il No dei magistrati non è una posizione conservativa?

«È il contrario. L’impianto di questa riforma, che presenta profili di dubbia coerenza anche con standard europei, ci fa scivolare verso un sistema più vicino alla giustizia degli Usa di Trump. L’autonomia dei magistrati vuol dire difendere la possibilità che si possano assicurare pieni diritti, anche nuove tutele in via giurisdizionale. Penso ai diritti dei lavoratori contro il caporalato o rispetto ai salari dignitosi, e vuol dire consentire di lottare liberamente contro mafia, criminalità, terrorismo, o di accertare la verità in fatti di cronaca come Rogoredo senza condizionamenti politici. Questo è difesa progressista dei diritti e delle libertà di tutti i nostri cittadini».

Condividi questo articolo