Epatite A, i consigli per prevenire: «Usare molta precauzione e igiene. La cottura? Con la pentola a pressione»
Alessandro Perrella è direttore dell?unità di Malattie infettive emergenti ad alta contagiosità del Cotugno di Napoli. Ci aiuterà a capire meglio cosa fare per...
Alessandro Perrella è direttore dell’unità di Malattie infettive emergenti ad alta contagiosità del Cotugno di Napoli. Ci aiuterà a capire meglio cosa fare per evitare di contrarre l’epatite e, soprattutto, le precauzioni da adottare.
Dottor Perrella a cosa è dovuta questa anomala curva epidemica di Epatite A?
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«L’aumento dei casi osservato nelle ultime settimane a Napoli si inserisce in una tendenza epidemiologica già in crescita da alcuni anni a livello nazionale ed europeo in tutto il bacino del Mediterraneo dopo alcuni anni di relativa stabilità. La situazione attuale riflette la particolare vulnerabilità della popolazione in relazione alla tradizionale abitudine del consumo di molluschi crudi o poco cotti che possono concentrare il virus se l’acqua in cui sono allevati o prodotti è contaminata. Un evento (o più eventi) legati al consumo di molluschi crudi che ha fatto da amplificatore».
Come vanno cotti i frutti di mare?
«La migliore è quella nella pentola a pressione. Studi accurati hanno dimostrato che la semplice scottatura per l’apertura dei frutti di mare bivalvi non è sufficiente ad inattivare la carica virale che talvolta è molto alta. I molluschi bivalvi filtrano grandi volumi d'acqua accumulando il virus in concentrazioni molto superiori a quelle dell'ambiente circostante. È richiesta una cottura uniforme e prolungata fino al raggiungimento di temperature interne oltre gli 85 gradi per almeno 1 minuto».
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L’infezione è pericolosa?
«Nonostante il numero dei casi sia significativo nella stragrande maggioranza dei pazienti l’epatite A decorre come un’infezione autolimitante. Tuttavia proprio in ragione del relativo alto numero vi possono essere forme gravi o fulminanti che restano tuttavia rare e comunque più frequenti in anziani e persone fragili con epatopatia preesistente».
Quali sono i sintomi della malattia?
«Il periodo di incubazione varia da 15 a 50 giorni e il contagio può avvenire già 7-10 giorni prima della comparsa dei sintomi, che includono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure, ittero e transaminasi alte».
Cosa fare per contenere la diffusione?
«Nella trasmissione alimentare i principali veicoli sono i cibi crudi o non sufficientemente cotti. Altri alimenti a rischio sono acqua, frutta, verdura e frutti di bosco. Pertanto la misura più importante per contenere il focolaio è cuocere bene i frutti di mare e lavare bene con acqua corrente le verdure consumate fresche. Per i frutti di bosco freschi viene indicato un lavaggio accurato sotto acqua corrente, mentre per quelli congelati o surgelati l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda la bollitura a 100° C per almeno due minuti e non utilizzarli crudi per guarnire dolci o yogurt. Fondamentale è curare scrupolosamente l’igiene delle mani. Ciò soprattutto nelle aree interessate dall’aumento dei casi».
Quando finirà?
«Sono state intraprese già azioni sinergiche da parte delle autorità regionali e comunali per far fronte al problema. Bisogna puntare sulla prevenzione con misure di igiene, cottura degli alimenti e vaccinare chi sia sieronegativo. Tenuto conto che l’ipotesi principale resta quella di un evento (o pochi eventi) infettivi alimentari legati al consumo di molluschi avvenuti magari durante le festività natalizie, stiamo assistendo alle conseguenze di quegli episodi iniziali con secondaria trasmissione intrafamiliare e comunitaria. Si potrà tornare alla normalità dunque quando da un lato i controlli sulla filiera delle produzioni di mitili e molluschi torneranno negativi e quando il calo dei consumi abbasserà le occasioni di nuovi contagi. Il picco clinico che vediamo oggi dovrebbe riflettere esposizioni di fine febbraio e tendere ad un calo nelle prossime 4-8 settimane. Sempre che non vi siano altri contagi».