Referendum: seggi aperti, c?è l?incognita astensione. «Sarà caccia agli indecisi»
Il Mattino

Referendum: seggi aperti, c?è l?incognita astensione. «Sarà caccia agli indecisi»

Domenica 22 marzo 2026
5 visualizzazioni

Sono 51 milioni gli italiani chiamati alle urne oggi e domani. E in Campania sono 4.450.814 gli elettori che potranno esprimersi sul referendum costituzionale per la Giustizia. Non è...

Sono 51 milioni gli italiani chiamati alle urne oggi e domani. E in Campania sono 4.450.814 gli elettori che potranno esprimersi sul referendum costituzionale per la Giustizia. Non è previsto quorum e l’esito dipenderà esclusivamente dai voti validamente espressi. Votare «sì» significa confermare la riforma e consentirne l’entrata in vigore, votare «no» significa respingerla e mantenere l’attuale assetto del sistema giudiziario. Le urne saranno aperte oggi dalle 7 alle 23 e domani dalle 7 alle 15.

APPROFONDIMENTI Referendum, Iannone: «Il sì a questa legge a tutela dei cittadini»Referendum, Piero De Luca: «Riforma pericolosa: avremo meno diritti»Referendum, regolarmente costituiti gli 883 seggi della città di Napoli

I seggi sono allestiti nelle scuole e in altri edifici pubblici: per trovare il proprio i cittadini possono consultare il sito del loro Comune di residenza per avere l’elenco esatto delle sezioni. Per votare è necessario presentare la tessera elettorale e un documento d’identità valido. A Napoli gli uffici delle Municipalità cittadine rimarranno aperti per tutta la durata del voto per il rilascio dei duplicati delle tessere elettorali. Nel capoluogo sono stati regolarmente costituiti tutti gli 883 seggi. Gli uffici comunali hanno provveduto a sostituire oggi 19 presidenti e nominare 18 segretari di seggio, attingendo al personale della task force volontaria, per la prima volta istituita per le surroghe.

Il quesito 

La legge costituzionale su cui dovranno esprimersi i cittadini è destinata a modificare 7 articoli della Carta (gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110). La cosiddetta riforma Nordio, dal nome del ministro della Giustizia che l’ha proposta insieme alla premier Giorgia Meloni, ha ottenuto il quarto e ultimo via libera parlamentare dal Senato il 30 ottobre scorso, con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti. Rispetto al testo presentato dal Governo, il Parlamento non ha apportato alcuna modifica, neanche in occasione della prima lettura. Il provvedimento prevede innanzitutto la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Referendum, regolarmente costituiti gli 883 seggi della città di Napoli

E pure due distinti organi di autogoverno: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente. La presidenza di entrambi gli organi è attribuita al presidente della Repubblica, mentre sono membri di diritto del Consiglio superiore della magistratura giudicante e del Consiglio superiore della magistratura requirente, rispettivamente, il primo presidente della Corte di Cassazione e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti di ciascuno dei Consigli superiori sono estratti a sorte, per un terzo da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune e, per i restanti due terzi, rispettivamente, tra magistrati giudicanti e requirenti. Un’altra novità è rappresentata dall’istituzione dell’Alta Corte disciplinare che sarà composta da 15 giudici: 3 nominati dal presidente della Repubblica; 3 estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune; 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti e 3 estratti a sorte tra i requirenti entrambi in possesso di specifici requisiti. Per potere dispiegare i suoi effetti, nel caso di prevalenza dei sì, la riforma dovrà attendere l’entrata in vigore delle norme attuative su punti cruciali come le procedure di sorteggio, il procedimento davanti all’Alta Corte, la determinazione dei nuovi illeciti disciplinari. Tutte misure da fare entrare in vigore entro un anno.

I due fronti 

Lo scontro tra i sostenitori del «sì» e quelli del «no» è andato avanti fino a venerdì: ieri, invece, è scattato il silenzio elettorale. Anche se la sfida è andata avanti sui social e sulle chat a caccia del voto degli indecisi. Dal punto di vista politico il centrodestra sostiene compatto la riforma presentata dal Governo mentre il campo largo si è schierato contro la riforma. All’interno del mondo della giustizia, l’associazione nazionale magistrati ha fatto campagna elettorale per il «no» mentre molte associazioni di avvocati sono per l’ok alla riforma, anche se non mancano le eccezioni in entrambi i campi. Tra i timori che contraddistinguono la tornata elettorale, come ormai tutte le ultime chiamate alle urne, c’è quello dell’astensionismo. L’ultimo referendum costituzionale in Italia è stato quello del settembre 2020 sul taglio dei parlamentari. In quella circostanza ad andare al voto fu il 51,12% degli aventi diritto. In Campania l’affluenza raggiunge il 61,01%, ma si votò contemporaneamente anche per le elezioni Regionali. Proprio le Regionali, ma quelle del 2025, sono l’ultimo riferimento elettorale per quanto riguarda l’affluenza in Campania: per la sfida che ha portato Roberto Fico alla guida della Regione andò a votare il 44,10% degli elettori.

Condividi questo articolo