Federico II superstar, matricole in crescita: «Impegno premiato»
Il Mattino

Federico II superstar, matricole in crescita: «Impegno premiato»

Domenica 22 marzo 2026
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Nel quadro incerto che attraversa il sistema universitario italiano, c’è un dato che si sottrae alla tendenza generale e impone una lettura diversa. L’Università degli Studi di Napoli Federico II cresce. Un ottimo risultato visto che i grandi atenei negli ultimi anni stanno perdendo iscritti, sia per il calo demografico che per i costi, soprattutto per i fuori sede, di case e vita. La Federico II, invece, va contro corrente, grazie anche alla No-Tax Area e vari altri benefici per gli studenti, ma anche a un ampliamento dell’offerta formativa e un peso complessivo della comunità accademica.

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I dati

I numeri parlano con precisione. A poche settimane dalla chiusura delle iscrizioni, gli immatricolati ai corsi di laurea, magistrale e a ciclo unico sono 21.752, in aumento rispetto ai 21.656 dell’anno precedente con un aumento dello 0,44%. Il totale degli iscritti sfiora le 73mila unità, distribuite su circa 180 corsi attivi. A questi si aggiungono 43 dottorandi, allievi di master e percorsi di alta formazione, componendo una struttura ampia, articolata, capace di tenere insieme didattica e ricerca.

Il dato assume rilievo se collocato nel contesto nazionale. Secondo le rilevazioni del Ministero dell’Università e della Ricerca diffuse nei giorni scorsi, le iscrizioni nel 2026 registrano in media una flessione del 3,3%, passando da 338.893 a 327.468 nuovi iscritti. Una contrazione che interessa in particolare il primo anno e che riflette un doppio fattore: il calo demografico e la difficoltà del sistema tradizionale a intercettare una domanda formativa sempre più frammentata.

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Dentro questo scenario, però, la Federico II si muove in controtendenza. Già all’avvio del semestre filtro di Medicina, oltre 3.800 studenti avevano scelto l’Ateneo per seguire i corsi in presenza. Un segnale che va oltre la singola facoltà e rimanda a una capacità attrattiva più ampia, costruita nel tempo.

Il rafforzamento

La crescita della Federico II non è episodica. È il risultato di un insieme di fattori che agiscono in modo coordinato. Da un lato, un’offerta didattica che si è ampliata e diversificata, mantenendo un equilibrio tra tradizione e nuovi ambiti disciplinari. Dall’altro, un rafforzamento dei servizi agli studenti, dalla didattica integrata alle infrastrutture tra cui le nuove sedi di San Giovanni a Teduccio e Scampia, fino alle opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Incide, però, anche la dimensione internazionale. La reputazione dell’Ateneo si sta consolidando anno dopo anno attraverso progetti di ricerca competitivi e collaborazioni scientifiche, elementi che rendono i laureati figure richieste anche oltre i confini nazionali. Il legame con il tessuto produttivo contribuisce poi a trasformare la formazione in competenza spendibile, riducendo la distanza tra università e mercato. «Raccogliamo i frutti di un impegno collettivo», sottolinea il rettore Matteo Lorito. «Docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti hanno lavorato insieme per mantenere fede alla nostra missione: formare menti libere, preparate, curiose, competenti, pronte ad affrontare le sfide di un mondo in rapido cambiamento».

L'attrattività

Analizzando il dato nazionale, si segnala un arretramento, soprattutto nelle discipline tecnico-scientifiche. Le iscrizioni alle aree Stem scendono, mentre tengono o crescono ambiti come economia e giurisprudenza. Una dinamica che rischia di produrre squilibri nel medio periodo, in un sistema produttivo che continua a richiedere competenze scientifiche e tecnologiche. La capacità di attrarre studenti è un indicatore strategico e non basta mantenere l’offerta. Occorre intercettare nuove esigenze, adattare i percorsi, rendere l’università compatibile con tempi e condizioni di vita sempre più variabili. La Federico II sembra muoversi proprio lungo questa direttrice, senza rinunciare alla propria identità. Il punto non è solo crescere nei numeri ma consolidare un modello. Se il sistema universitario italiano fatica a espandersi, esperienze come quella napoletana indicano che esiste ancora margine per invertire la rotta. Servono scelte coerenti, continuità e una visione che tenga insieme formazione, ricerca e territorio. La traiettoria dell’Ateneo federiciano, oggi, si colloca esattamente in questo spazio. Non come eccezione isolata, ma come segnale di una possibilità concreta. Sarà forse merito anche delle solide radici, 802 anni di storia che lo rendono l’ateneo pubblico più antico del mondo.

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