Giamundo: «Napoli capofila della moda, riuniti i big del fashion»
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Parte oggi alla Mostra d’Oltremare e si chiude mercoledì la tre giorni di Meet Italian Brands 2026, l’evento dedicato alla filiera moda della Campania presentato da Luigi Giamundo, presidente della sezione Moda dell’Unione industriali Napoli, nel corso di una diretta della web tv de Il Mattino, moderata dal caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello.
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Presidente, il Meet Italian Brands 2026 è giunto alla quarta edizione. Cosa rappresenta per il comparto moda regionale?
«È un progetto strategico, ideato per rafforzare gli strumenti a disposizione delle piccole imprese per accedere ai mercati esteri. Rappresenta l’unico evento di rilievo in Campania del settore moda, una vetrina per segnalare la forza produttiva inespressa della Regione che aspetta da decenni di ricevere la visibilità che merita. Non una fiera classica ma un B2B, momento di incontro tra domanda e offerta. Arrivano a Napoli circa 100 buyer da 35 paesi del mondo, sia detentori di catene di vendita al dettaglio sia distributori, selezionati e ospitati dall’Istituto per il commercio estero, l’ente governativo che sostiene lo sviluppo del made in Italy nel mondo, e interessati a sviluppare il made in Italy sul proprio territorio. Incontreranno circa 100 aziende locali selezionate dalla Regione Campania attraverso una Manifestazione d’interesse».
Quest’anno c’è un incremento dei partecipanti del 20%. Da cosa dipende il successo dell’iniziativa?
«Soprattutto dalla sinergia tra pubblico e privato, un gioco di squadra dove ognuno ha svolto il proprio ruolo rispetto alle proprie competenze. Il progetto coinvolge Regione Campania, ICE, Ministero degli Affari Esteri, Confindustria Campania, Unione Industriali Napoli, Nola Business Park CIS –Interporto Campano, Mostra d'Oltremare e Università della Campania Luigi Vanvitelli».
Quali sono i principali numeri della filiera moda campana?
«Nel comparto vantiamo 22mila imprese, soprattutto piccole e micro. Aziende che coprono tutte le fasi di produzione, sia a monte che a valle della filiera, dalla lavorazione delle materie prime con centri tessili, tintorie, stamperie, alle attività di design, promozione, distribuzione e logistica. Siamo la seconda regione in Italia per numero di imprese, dopo la Lombardia. È una filiera molto variegata, che genera 20 miliardi di euro di fatturato e occupa 110mila addetti con una articolazione industriale che vede diverse componenti: prodotti di eccellenza, produzioni per brand internazionali del lusso, produzioni in private label per grandi distributori. Abbiamo, inoltre, aziende che distribuiscono con proprio brand attraverso circa 10mila punti vendita diretti attivi in Italia e all'estero».
In che modo le nostre imprese possono cogliere l’opportunità di incontro con i 100 compratori internazionali che arriveranno a Napoli?
«I buyer non si limiteranno a incontrare le aziende negli spazi espositivi allestiti alla Mostra d’Oltremare, ma avranno anche la possibilità di visitare fisicamente i loro stabilimenti di produzione, avviando accordi commerciali e possibilità di nuove alleanze. È una opportunità per tutte le aziende e soprattutto per le micro imprese, che non hanno la struttura e organizzazione per partecipare alle fiere all’estero».
Quali sono le novità di quest’anno?
«Presenteremo il Distretto della Moda Campana Mo.Cam, la nuova rete di imprese nata sotto la spinta del Modec, il tavolo di coordinamento regionale della moda istituito presso la Regione Campania, dove le aziende del settore dialogano con le istituzioni per condividere e programmare un piano di azioni integrate per la crescita del comparto. Inoltre, dedichiamo questa edizione ai talenti creativi. Vogliamo valorizzare i tantissimi giovani campani che si sono formati nei nostri centri di competenza regionale e hanno raggiunto livelli importanti».
Quali sono, invece, le criticità del sistema?
«Tra le sfide che dobbiamo affrontare c’è quella della formazione, in particolare delle figure professionali del domani, il recupero dell’artigianalità, oltre che l’individuazione di nuovi mercati. In questa ottica è stato avviato un accordo di cooperazione, promosso dalla Sezione moda dell’Unione Industriali Napoli, tra Università Vanvitelli e prestigiosi atenei di paesi del Mediterraneo».