Referendum, vince il No: la prima battuta d'arresto di Meloni, lo spartiacque del centrosinistra verso le politiche 2027
Il Mattino

Referendum, vince il No: la prima battuta d'arresto di Meloni, lo spartiacque del centrosinistra verso le politiche 2027

Lunedì 23 marzo 2026
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Punto primo, banale: vince il No, quindi vince tutto quel mondo che si oppone a Meloni e al centrodestra. Fino a qui, l'analisi del voto sarebbe fin troppo semplice. Perché,...

Punto primo, banale: vince il No, quindi vince tutto quel mondo che si oppone a Meloni e al centrodestra. Fino a qui, l'analisi del voto sarebbe fin troppo semplice. Perché, checché abbiano cercato di dire i leader della maggioranza, dalla premier in giù, il voto di questo referendum - come tutti i voti dei referendum costituzionali - è diventato un voto politico.

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È la prima battuta d'arresto vera di Meloni e del suo governo, dopo tre anni e mezzo che Fdi, Lega e Fi sembravano imbattibili. Che poi, a vederla bene, così imbattibili non erano: il centrosinistra, in questi anni, pur con tutte le sue difficoltà, ha strappato all'avversario Sardegna e Umbria, si è ripreso piazze storiche come Perugia e Genova, ha confermato le sue roccaforti.

La prima battuta d'arresto di Meloni

Insomma, a volerli vedere, i segnali c'erano. E, del resto, si fa sempre finta di non considerare che il risultato del 2022, la larga vittoria del centrodestra alle Politiche, è figlio anche di una serie di contingenze favorevoli: il centrodestra andò compatto, il centrosinistra spaccato in mille rivoli. E se si gioca in undici contro nove, è più facile vincere anche largamente che perdere.

La storia dei referendum

Detto questo, c'è qualche altro elemento di riflessione da fare. Uno, intanto: i referendum costituzionali non portano così bene a chi lo propone. E' stato così per Renzi nel 2016, è così per Meloni dieci anni dopo. Anche perchè è più facile coalizzare sul fronte del No - dove confluiscono varie motivazioni - che sul Sì. Ergo, forse, per il centrodestra era meglio non imbarcarsi su questa strada. Secondo aspetto: l'Italia, fondamentalmente, è un Paese conservatore. Toccateci tutto, ma non la Costituzione. Nel dubbio, si lascia tutto com'è.

Anche perchè, è qui c'è l'altra bocciatura alla classe politica di centrodestra, dopo le polemiche e i casi dei vari Delmastro, Bartolozzi, alcune frasi dello stesso Nordio in molti avranno pensato che non si puo' far riscrivere la Costituzione a certi personaggi.

Il fronte del sì

Terzo aspetto: il fronte del Sì, nel centrodestra, era meno granitico di quello che sembrava. Secondo alcune analisi, dentro Forza Italia c'era quasi il 18% degli elettori che hanno votato No, dentro la Lega il 14%. Meno, l'11% dentro Fratelli d'Italia. Segno che da molti, anche di destra, una riforma percepita come "contro i magistrati" non è stata ben vista. Anche perchè la destra dei primi anni 90, vedi Lega e Msi, cioè l'antesignano di Fdi, cavalcava l'ondata giustizialista di Mani Pulite, contro la corruzione. E quindi alla resa dei conti, molti elettori di centrodestra o hanno votato No, oppure hanno disertato le urne.

L'effetto affluenza

L'affluenza alta, non altissima, ma comunque alta, è stato un fattore. Ed è anche il segnale che, quando si "politicizza" il voto gli elettori non si allontanano, anzi. Il clima da curve contrapposte, la polarizzazione, il di qua o di là invece aumenta l'engagement, come direbbero quelli che studiano i social. E, in genere, alle elezioni politiche o fortemente policizzate è così.

Si vota meno, ormai, alle amministrative, che dovrebbero essere appuntamenti più di prossimità ma che finiscono per non scaldare i cuori. In questo aspetto, ce n'è uno che anche per il vittorioso centrosinistra va valutato. Non è detto, anzi sicuramente è il contrario, che tutti quelli che hanno votato No poi vanno a votare i partiti di sinistra (Pd, M5S, Avs). Cioè nel No c'è anche tanto "non voto", gente - giovani soprattutto - che magari non votano per il Pd, ma che poi vanno a votare contro Meloni.

I possibili contraccolpi nel centrodestra

La domanda adesso è: ci saranno contraccolpi a destra? E che succede a sinistra? Sul primo fronte, difficilmente il governo cadrà. Lo ha ripetuto Meloni, anche nelle prime ore del post-Referendum. Certo aumenteranno le fibrillazioni, i possibili regolamenti di conti, il "me contro te". La delusione, soprattutto dentro Forza Italia, è fortissima. E potrebbe portare la famiglia Berlusconi ad accelerare il rinnovamento del partito tante volte invocato.

A sinistra, Schlein esce vincitrice. Sugli alleati e sul fronte interno al Pd. Sarà la candidata premier per Palazzo Chigi. Su questo Conte non molla, tanto da aver già invocato le primarie di coalizione. Di sicuro il voto referendario è uno spartiacque, ua specie di elezione non di midterm ma di "trequarti-term". Da qua si riparte, verso le Politiche 2027, fase uno della partita delle partite: il Quirinale nel 2029.

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