Campania, record di No con il traino di Napoli: «Messaggio al governo»
Il Mattino

Campania, record di No con il traino di Napoli: «Messaggio al governo»

Martedì 24 marzo 2026
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Se c?è un luogo in cui i due fronti hanno incrociato di più le spade è certamente Napoli. Da un lato il ministro della giustizia Nordio, oltre a vari esponenti di...

Se c’è un luogo in cui i due fronti hanno incrociato di più le spade è certamente Napoli. Da un lato il ministro della giustizia Nordio, oltre a vari esponenti di governo, calato più volte all’ombra del Vesuvio; dall’altro due front-man del No come il governatore Fico e il sindaco Manfredi. E, ancora, due magistrati non in prima linea, ma praticamente in trincea, contro la riforma della giustizia: il procuratore di Napoli Nicola Gratteri e il pg Aldo Policastro. Con quest’ultimi due impegnati, nelle ultime settimane, in uno scontro diretto deflagrato in tutta Italia per i toni spesso accesissimi, contro il governo e il ministro della Giustizia.

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E se questo ring catalizzato all’ennesima potenza non ha pesato sicuramente sull’affluenza (rimasta tutto sommato bassa a Napoli e in Campania), qualcosa avrà contato sul risultato finale: Napoli è il capoluogo dove il No ha raggiunto in Italia la vetta più alta con il 75,49 per cento. Oltre 20 punti in più della media nazionale. Un vento che si intravede quasi subito. Ed infatti, ad urne appena chiuse, non appena i risultati iniziano ad essere chiari scatta il brindisi nella sede dell’Anm nel palazzo di Giustizia di Napoli dove un po’ di magistrati si sono dati appuntamento. Bottiglie di champagne stappate, brindisi mentre parte «Bella ciao». Tutti presi dall’euforia con un paio di loro che si scaldano con un coro contro la premier. Solo un accenno, prima che siano gli stessi colleghi a zittirli: «Evitiamo...».


Il nodo

Anzitutto i numeri. Sull’affluenza la Campania non fa registrare grandi performance. Ma i cittadini hanno risposto al richiamo delle urne se i votanti sono stati più delle regionali di novembre: 50,38 per cento contro il 44,10 di poco più di tre mesi fa (a Napoli città il 49,51 contro il 39,60 delle ultime regionali). Tanto che la Campania è terz’ultima per elettori alle urne. Ma di questi votanti, la maggior parte decide per il No alla riforma con percentuali che oscillano nei capoluoghi tra il 60,86 di Benevento al 63,60 di Avellino (Salerno al 62,32, Caserta al 61,89): solo Capri, l’isola azzurra, si schiera nel Napoletano con la riforma Nordio e vince con il Sì portato al 52,14 per cento. Assieme a 23 comuni del Casertano e una decina del Salernitano. Poi c’è Napoli che fa la differenza è diventa ieri pomeriggio la bandiera del centrosinistra tanto che a Roma, nei quartier generali dei partiti della coalizione, non si parlava d’altro. Perché sì, si ipotizzava una vittoria del fronte dell’opposizione a Napoli ma nessuno aveva immaginato tale portata. E invece ecco il risultato del 75,49 che è il più alto d’Italia.


«Napoli ha risposto molto bene. Da qui il miglior risultato tra le grandi città d’Italia, con una grande partecipazione dei cittadini e molta mobilitazione dei giovani. E questo risultato non mi meraviglia», ragiona a caldo il sindaco Gaetano Manfredi da palazzo San Giacomo dove ha appena convocato una conferenza stampa per commentare i dati. «Un risultato forte e schiacciante, soprattutto in Campania, dove oltre il 65 per cento dei cittadini ha respinto la riforma, facendo registrare il dato più alto in Italia per il No» scrive invece sui social il governatore Roberto Fico. 
Con la consapevolezza, non solo di aver dato un contributo importante alla vittoria del No, ma anche di aver messo ieri pomeriggio benzina nel motore di tutto il centrosinistra. È la prosecuzione, insomma, di quel modello Napoli vincente al Comune e in Regione, con Manfredi e Fico. 


In vista non tanto delle amministrative di maggio dove la composizione del Campo largo continua ad arrancare, perso come è tra veleni e personalismi locali, ma in vista delle politiche dell’anno prossimo («Questo dato ci pone, nei fatti, alla testa dei processi nazionali», annota Massimiliano Manfredi, presidente del consiglio regionale). «Nessuno ha chiesto dimissioni di Meloni, il dato politico è che c’è una maggioranza del Paese vuole un cambiamento. E dobbiamo fare in modo che questa maggioranza si trasformi in maggioranza politica», evidenzia non a caso il sindaco Manfredi con la stampa. Certissimi, gli esponenti del centrosinistra, di essersi guadagnati, se non medaglie e onorificenze, almeno qualche gallone in questa battaglia. Facendo pesare già, potete giurarci, chi ha lavorato ventre a terra per questo risultato e chi invece ha preferito disertare completamente dedicandosi ad altre faccende. Tra questi, sicuramente l’ex governatore Vincenzo De Luca, ora impegnato per la corsa a sindaco a Salerno, che si è addirittura ostinato a non far sapere come avrebbe votato. Ma il No vola comunque al 62,32 per cento nella sua roccaforte anche senza il suo aiuto. 

La mappa

Ovviamente, tornando ai risultati, da ieri pomeriggio si certifica un Paese diviso tra Nord e Sud se il Sì prevale soltanto in tre regioni del Nord: Friuli Venezia Giulia (54,47%), Lombardia (53,57%) e Veneto (58,43%) mentre nel resto del Paese si afferma il No. Con dati diversi. A Roma il No si impone con il 57,46%, mentre a Milano si attesta al 53,75% ma nel Mezzogiorno il vento è ancora più forte. Oltre a Napoli, il No primeggia con il 60,27 a Bari e il 64,86 a Palermo. E così in Sardegna e Sicilia. Fa eccezione nel Sud la città di Reggio Calabria, dove prevale il Sì con il 53,1. Ma proprio il dato del Mezzogiorno, non immaginabile di questa portata, fa esultare i vertici dem campani. «Grande soddisfazione per il voto della Campania, prima regione d’Italia per il No. Un messaggio di forte opposizione all’arroganza del governo rispetto ad una riforma costituzionale sbagliata e pericolosa. Ed anche un segnale - evidenzia Piero De Luca, deputato e segretario campano dem - di netto contrasto alle politiche sbagliate della destra a livello internazionale e sui temi economico-sociali, in particolare nel Mezzogiorno». Parla invece di «vero colpo al governo» Marco Sarracino, deputato e membro della segreteria nazionale dem. Che aggiunge: «Le regioni più fragili del Paese hanno detto No con una chiarezza inequivocabile. Un No alla riforma della magistratura ma anche all’Autonomia differenziata e al premierato. Un dato che si consolida dopo quello delle regionali e delle europee. Giorgia Meloni sta dimostrando - attacca - di essere la Presidente del Consiglio più anti-meridionalista della storia repubblicana. E il mezzogiorno non lo dimentica». 


Dal centrodestra, invece, si accetta ovviamente la volontà popolare guardando al bicchiere mezzo pieno. Come fa il senatore di Fi Franco Silvestro: «C’è un dato politico molto significativo: l’alta partecipazione al voto che testimonia una ritrovata voglia di democrazia e di coinvolgimento da parte degli italiani. È un segnale importante che ci auguriamo possa confermarsi anche nelle prossime elezioni politiche». 


Sembra una tregua dopo una battaglia durissima. Anche se c’è chi tira fuori di nuovo la sciabola contro i magistrati per i festeggiamenti di ieri. «L’ordine giudiziario ritrovi la necessaria compostezza, ed abbandoni - incalza il senatore Fdi Sergio Rastrelli - i festeggiamenti grevi e scomposti con cui taluni magistrati non hanno certo ottemperato ai doveri di sobrietà e di imparzialità a cui dovrebbero sempre, e mai come in questo momento, sottostare». Un colpo che è anche un dato chiaro ed inequivocabile apparso già ieri ad urne appena chiuse: è ufficialmente iniziata la campagna elettorale per le prossime politiche. Un percorso naturale che ieri ha avuto una brusca accelerata. 

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