Referendum, Mastella: «Meloni, addio tocco magico ma anche la magistratura ora rifletta sui propri errori»
Parla con un filo di voce Clemente Mastella, sindaco di Benevento, già ministro della Giustizia. Lei si è schierato per il No, non può neppure gridare alla...
Parla con un filo di voce Clemente Mastella, sindaco di Benevento, già ministro della Giustizia.
Lei si è schierato per il No, non può neppure gridare alla vittoria...
«Mi rincuora molto il fatto che ci sia stata una partecipazione al voto molto forte e che gli italiani abbiano rigettato una riforma sbagliata nel metodo e nel merito».
Eppure lei in passato è stato spesso critico nei confronti della magistratura...
«Certamente la giustizia resta tuttora un ambito nel quale occorre un’azione riformatrice. La mia storia personale, quella della mia famiglia, hanno subito in passato l’azione di certi pm eppure la mia formazione culturale e democratica non mi ha impedito di pronunciarmi contro questa riforma».
Ora che cosa succederà?
«Bisogna assolutamente evitare che questo successo al referendum si trasformi in una vittoria di Pirro».
In che senso?
«Il voto dimostra ancora una volta che le riforme si costruiscono con la partecipazione parlamentare e con la condivisione, non con un atto monocratico di questo o quel governo. La tradizione della Dc ha insegnato proprio questo. Ma la vittoria del No oggi è vincolante anche e soprattutto per la stessa magistratura».
Perché?
«Perché la chiama a un’assunzione di responsabilità maggiore, a uno sforzo più profondo in termini di equilibrio e di imparzialità. Insomma, l’esito del referendum è un caveat per gli stessi magistrati e per le distorsioni del sistema».
Il centrodestra sostiene che si è persa un’occasione storica...
«Dico che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commesso l’errore di entrare direttamente e personalmente nella campagna elettorale accrescendo la percezione che il confronto sul referendum assumesse un significato politico sull’operato del governo».
Ma la storia di questo Paese insegna che nulla è più politico di un confronto sulla giustizia...
«Sì, e dunque a maggior ragione sarebbe stato necessario un confronto più ampio in Parlamento e con le varie componenti del Paese. Del resto, dovrebbe far riflettere il fatto che molti moderati, tra gli stessi elettori di Forza Italia per esempio, hanno votato per il No».
Perché il messaggio riformatore non è passato?
«L’esito della consultazione referendaria mostra che anche la Meloni può registrare battute di arresto, che non è invincibile e che sta perdendo il suo tocco magico. Poi, se proprio vuole saperlo, non credo che Nordio fosse il miglior testimonial di questo passaggio elettorale».
E cosa farà ora il campo progressista?
«È un punto di svolta anche per lo schieramento del centrosinistra. Dobbiamo lavorare per costruire un progetto di governo credibile attorno a una leadership autorevole. Ai tempi delle Dc esistevano le correnti ma alla fine ci si metteva d’accordo cercando sempre di trovare una sintesi».
Nel campo largo magari ricorrendo alle primarie di coalizione?
«Anche, se fosse necessario».
Ma in Italia fare le riforme è così difficile?
«Bisogna prendere atto che quando si va a modificare radicalmente la Costituzione gli italiani non sono d’accordo. È successo con Renzi, è successo con Meloni. La politica deve prenderne atto».