Cirielli: «Sulla giustizia Paese spaccato, serve riforma condivisa»
Il Mattino

Cirielli: «Sulla giustizia Paese spaccato, serve riforma condivisa»

Martedì 24 marzo 2026
7 visualizzazioni

Viceministro degli Esteri, tra i fondatori di Fratelli d?Italia, Edmondo Cirielli aveva sostenuto fortemente anche sui propri canali social le motivazioni del sì. Adesso non si...

Viceministro degli Esteri, tra i fondatori di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli aveva sostenuto fortemente anche sui propri canali social le motivazioni del sì. Adesso non si sottrae di fronte a un risultato che equivale a una sconfitta bruciante. «Al netto di tutte le valutazioni, prendo atto del fatto che il popolo italiano si è espresso con chiarezza. La maggioranza non ha gradito la proposta del sì, ma la differenza alla fine è di sette-otto punti».

APPROFONDIMENTI Montoro, Cirielli-Festa a cena: l'incontro a sorpresa     Riforma giustizia, Nordio due volte a Napoli: si infiamma il duello con GratteriSalerno, azzurri contro meloniani: «Adesso guidiamo noi»

Qual è il primo dato che emerge dal voto al referendum?

«A mio parere c’è una spaccatura della società che è trasversale, sul tema della giustizia. È questo il fatto più serio. In tanti a destra hanno votato no e in tanti a sinistra hanno votato sì. Quello della riforma della giustizia è un tema molto sentito, che la società ritiene molto importante e che è ancora molto divisivo. E la politica adesso deve cercare di unire i cocci».

Quale sarà la vostra reazione alla netta vittoria del no?

«Il 45 del cento dei votanti la pensa in un modo, il 55 in un altro, non è che ha vinto una parte all’unanimità. Secondo me è giusto che le istituzioni facciano una riflessione per trovare una riforma condivisa, che unisca il paese e non lo divida, In questo anno e mezzo in Parlamento maggioranza e opposizione devono lavorare in questo senso».

Un appello alla collaborazione istituzionale?

«Parlo anche da viceministro degli Esteri, in un momento complesso come questo c'è bisogno di unire il Paese e non cavalcare le divisioni. Ripeto, spero che il Parlamento trovi una soluzione alla crisi della giustizia che unisca e non divida».

Secondo lei perché è maturata questa sconfitta?

«Servirebbe a poco dire che hanno inciso sull’esito del voto anche delle cause esterne, fattori come le guerre, alcuni scandali che sono esplosi oppure una campagna elettorale molto aggressiva. Sarebbe un tentativo di minimizzare la vicenda. Ma questa non è certamente la sconfitta del governo Meloni, la maggioranza non è logorata».

Alla vigilia lei aveva parlato di un voto politico, più che sul merito della riforma.

«Tre mesi fa avevo detto che stavamo sbagliando campagna elettorale, accettando una rissa, a prescindere dal fatto che l'avesse scatenata la sinistra. Ma noi non ci siamo fatti pregare. La premier Meloni poi ha seguito una linea legata alla riforma, ma era tardi».

Lei aveva anche detto: se vince il no non sarà un esito positivo. Perché?

«Perché oggi rimane una profonda divisione, trasversale e tra le coalizioni. E perché l’opposizione sin dall’inizio aveva dato un significato politico a questo voto».

Lei ha parlato anche di strumentalizzazione del voto.

«Già alcune dichiarazioni che ho sentito, a caldo dopo il risultato del voto, viaggiano in questo senso. Ora dall’opposizione chiederanno di dimettersi alla premier Meloni o al ministro Nordio. Ma queste frasi hanno le gambe corte. Una settimana al massimo, e poi all'ordine del giorno ci saranno altri argomenti».

Condividi questo articolo