Referendum, Foreste: «Cambiamenti necessari, ora serve il dialogo»
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«Dobbiamo prendere atto dell’esito referendario e gettarci alle spalle una campagna elettorale contaminata da scorie estranee al merito della riforma». Carmine Foreste, penalista, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, traccia un bilancio dell’esito elettorale.
Presidente, come valuta questo referendum?
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«L’affluenza dei cittadini alle urne credo che sia il dato positivo principale, che testimonia una grande vitalità democratica dell’intero Paese. Per quanto riguarda l’esito... il risultato va accettato. Anche se la percentuale del “sì”, dati alla mano, non é irrilevante e mostra che c’è una fetta importante di cittadini che chiedono il cambiamento nella giustizia. E su questo bisogna lavorare».
Secondo lei, dunque, si è persa un’occasione di cambiamento?
«Si, si è persa una occasione importante... ma adesso non possiamo restare immobili, dobbiamo intraprendere nuove strade per intervenire sui problemi della giustizia. Come dicevo prima dobbiamo gettarci alle spalle il passato per vivere il presente e progettare il futuro. Ritengo che questo voto consenta di non chiudere la discussione su ciò che nel sistema giustizia va cambiato, auspicando toni e metodi diversi. Le criticità ci sono e sono emerse. Il fatto che non si intervenga con una legge costituzionale, non significa che non si debba cercare un dialogo per attuare i cambiamenti necessari».
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Quali, secondo lei, i cambiamenti più urgenti?
«Sicuramente l'inefficienza del Consiglio superiore della magistratura resta un tema. E, proprio a Napoli, abbiamo un caso importante che manifesta tutte le carenze del Csm con riferimento alle nomine: il tribunale del capoluogo. È quasi un anno che il nostro tribunale, uno dei più importanti, è senza guida. Dal 19 marzo scorso anche il facente funzioni ha dovuto lasciare. Quindi si andrà avanti con altre indicazioni provvisorie anche della durata di pochi giorni. In questo modo, a mio avviso, non si può programmare alcuna attività con gravi conseguenze. Basti pensare che il 30 giugno di quest’anno ci sono le valutazioni degli obiettivi del Pnnr».
Eppure era una nomina programmata, legata ad un evento previsto, come il pensionamento del precedente presidente...
«Appunto. Si sapeva esattamente il momento in cui presidente sarebbe andato in pensione e tutto è rimasto fermo. Sul tavolo del Consiglio superiore della magistratura ci sono sempre gli stessi nomi: nulla si muove, nulla cambia e nessuna decisione viene presa. E questo non fa altro che dimostrare che le criticità ci sono, e nessuno prende provvedimenti. Quindi avevamo ragione noi quando parlavamo di criticità: ora dobbiamo solo lavorare magari in un clima diverso, senza contaminazioni politiche che vanno oltre gli argomenti di cui si sta discutendo».
Ieri i vertici dell’Associazione nazionale magistrati di Napoli hanno cantato “Bella ciao” e festeggiato nella sede del sindacato. Lei cosa ne pensa?
«Quando ho visto il video sono rimasto alquanto perplesso. C’è bisogno di sobrietà sia quando si perde e sia quando si vince. E questa è mancata. A dimostrazione di quanto da noi sempre denunciato, oggi é un dato certo, l’esistenza del partito politico della magistratura (Anm), con tutte le conseguenze che ne derivano sul piano ordinamentale».