Referendum, Sergio Costa: «Messaggio forte dal Sud al governo, la Carta va difesa»
Il Mattino

Referendum, Sergio Costa: «Messaggio forte dal Sud al governo, la Carta va difesa»

Martedì 24 marzo 2026
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Sergio Costa, vicepresidente della Camera e deputato del Movimento 5 Stelle, avete sostenuto il «no» che ha prevalso nel voto degli italiani. Che valore ha questo risultato?...

Sergio Costa, vicepresidente della Camera e deputato del Movimento 5 Stelle, avete sostenuto il «no» che ha prevalso nel voto degli italiani. Che valore ha questo risultato?

«È un risultato importante innanzitutto per la partecipazione degli elettori. È andato a votare il 58,93% degli italiani. Eravamo, purtroppo, abituati a percentuali molto più basse. È un dato che va salutato con favore a prescindere dal risultato».

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Cosa ha spinto, secondo lei, l’affluenza?

«Il tema della giustizia, evidentemente, era più sentito di quello che qualcuno potesse immaginare. E che gli italiani si sono mossi per difendere la Costituzione. Quando si alza il valore della scelta, come in questo caso perché c’era in ballo la Carta fondamentale, la risposta degli italiani c’è stata. Ma per me questo rappresenta anche un segnale al Governo sul modo di impostare la riforma».

Cioè?

«Quando si cambia la Costituzione lo si fa insieme all’opposizione non contro l’opposizione. Questa riforma è stata proposta senza voler accettare nemmeno un emendamento, neanche dalla maggioranza. Era una proposta di riforma governativa, non parlamentare. Noi, quando io ero ministro dell’Ambiente con il Governo Conte, abbiamo cambiato uno dei principi fondamentali della Carta: l’articolo 9. Ma lo abbiamo fatto in Parlamento. Non ci siamo mai sognati di toccare la Costituzione. Loro hanno voluto forzare la mano e il corpo elettorale ha detto no».

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Il Governo comunque non si dimetterà...

«Nessuno si aspetta le dimissioni di Giorgia Meloni, e noi la vogliamo battere alle elezioni, senza scorciatoie. Ma dalle urne emerge un segnale importante: deve rivalutare il suo posizionamento di donna sola al comando e di governo che procede per strappi, forzando continuamente le regole istituzionali e democratiche. Oggi arriva un messaggio molto chiaro anche per l’altra riforma che hanno in mente, quella del premierato. L’Italia non la vuole».

Il campo largo comunque non avrebbe una leadership definita se si andasse al voto.

«Il nodo non è quello. Bisogna costruire un programma a partire dai terreni comuni a tutta l’area progressista. E lo stiamo già facendo in Parlamento dove su moltissimi temi facciamo battaglie comuni. Il leader arriverà un minuto dopo».

Torniamo al referendum, il «sì» secondo i sondaggi era in vantaggio. Cosa è successo durante la campagna referendaria? Meriti dei sostenitori del no o demeriti di quelli del sì?

«La mia sensazione è questo sentiment si sia invertito quando i cittadini hanno compreso che si stava cambiando radicalmente il sistema di equilibrio dei poteri. E che si stavano toccando i principi costituenti. Sono andati al voto cittadini che non votavano da tempo. E anche tante persone di una certa età che sono volute scendere in campo per difendere la Costituzione. Non credo che abbiano influito, invece, le polemiche delle ultime ore rispetto a dichiarazioni più o meno opportune. Le racconto una cosa. Ho chiuso la campagna elettorale in un paesino dell’alta Irpinia. C’erano decine di cittadini e sindaci per venirci a dire che erano in campo per difendere la Carta fondamentale, anche persone che solitamente votano centrodestra. Io da figlio dello Stato mi sono entusiasmato. La gente ha compreso il valore della Costituzione».

La Campania e Napoli danno numeri favorevolissimi per il «no». Che significato hanno questi dati?

«A Napoli c’è la linea del Piave, non passa lo straniero (ride, ndr), nel senso di chi forza la mano e impone la forza. Come percentuale di partecipazione siamo stati più bassi rispetto al resto d’Italia ma comunque con dati in miglioramento al confronto con le ultime elezioni. E comunque sia siamo stati più determinati nel dire «no». Insomma, dopo la vittoria delle elezioni Regionali, arriva un altro messaggio molto forte dalla Campania che ha voglia di cambiamento rispetto a questo Governo».

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