Venditori di cozze, la protesta: «Fatturati ridotti dell?80%»
Il Mattino

Venditori di cozze, la protesta: «Fatturati ridotti dell?80%»

Martedì 24 marzo 2026
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Hanno chiesto maggiore chiarezza nelle informazioni e regole uguali per tutti. Anche a livello nazionale. Insomma, la richiesta dei pescivendoli è chiara: una sorta di vademecum per la...

Hanno chiesto maggiore chiarezza nelle informazioni e regole uguali per tutti. Anche a livello nazionale. Insomma, la richiesta dei pescivendoli è chiara: una sorta di vademecum per la vendita dei mitili perché le nuove regole, anzi i divieti, li stanno danneggiando. «Eppure - dice qualcuno - in altre regioni si mangiano cozze che arrivano da paesi esteri, i nostri prodotti sono certificati: si conosce la filiera e si sa da dove arrivano. Sono controllati all’origine». Un danno economico ingente, soprattutto in questi giorni quando, da tradizione, le cozze sono uno dei piatti tradizionali del giovedì santo. A perdere clienti non sono solo i pescivendoli ma anche i ristoratori. Alcuni, sulle proprie pagine social, avvertono i clienti che non saranno preparate zuppe di cozze o altri piatti tradizionali della settimana santa.

APPROFONDIMENTI

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LA GIORNATA

Un centinaio di pescivendoli, in arrivo da diversi comuni della città metropolitana, si sono dati ieri appuntamento davanti palazzo San Giacomo per chiedere «garanzie» al sindaco Gaetano Manfredi in un momento buio per la loro attività dopo le ordinanze emesse dai sindaci della provincia che vietano il consumo di frutti di mare crudi a seguito dei diversi casi di epatite A. Secondo i rivenditori, «l'incubazione, come si sa, dura settimane ed è difficile stabilire in questo tempo cosa e dove abbia mangiato la persona che poi risulta colpita dal virus» dicono.

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 «Non si può ridurre tutto a un divieto, senza aver stabilito la vera causa e definito i reali confini dell'aumento dei casi di epatite. Il sindaco - spiegano - deve capire che con questa ordinanza, accompagnata da una campagna denigratoria e da false notizie che circolano su internet, si rischia di mettere in strada centinaia di famiglie. Siamo rovinati, nessuno compra più niente». «Si parla di epatite A e si fanno vedere le immagini di cozze. È chiaro che così nessuno le compra più. Se c'è un problema bisogna individuarlo ed affrontarlo», aggiungono.

L’INCONTRO

Una rappresentanza è stata poi ricevuta dall’assessora alle Attività Produttive del Comune di Napoli, Teresa Armato, e dagli delegati alla Salute e alla Polizia Locale, Vincenzo Santagada e Antonio De Iesu. «Comprendiamo pienamente le preoccupazioni delle pescherie napoletane, soprattutto in un periodo importante come quello che precede la Pasqua. Proprio per questo – ha sottolineato la Armato - abbiamo ribadito che l’ordinanza sul divieto di consumo di frutti di mare crudi nasce esclusivamente da esigenze di tutela della salute pubblica. Le verifiche effettuate in questi giorni dalla Polizia Municipale non stanno evidenziando criticità nelle attività regolari. Raccomandiamo di seguire gli accorgimenti suggeriti dall’Asl anche per le verdure e gli alimenti da consumare crudi, che vanno sempre lavati e manipolati con attenzione».

 «Così come convenuto in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, il prefetto Michele di Bari ha disposto che la Polizia Municipale e le altre forze di polizia intensifichino i controlli nei confronti del commercio abusivo di prodotti ittici, a tutela della salute pubblica», ha aggiunto l'assessore alla Polizia Locale, Antonio De Iesu.

IL CONTRIBUTO

I pescivendoli hanno incontrato anche il presidente della Camera di Commercio, Ciro Fiola, insieme al vicepresidente, Antonino Della Notte e al consigliere Pietro Avolio. Fiola ha preso atto delle difficoltà che sta attraversando la categoria, con una contrazione dei fatturati che supera l’80%. «Le prudenti indicazioni sanitarie non devono provocare inutili allarmismi nella popolazione - ha dichiarato al termine dell'incontro - È bene ricordare che ciò che oggi non è consentito è la sola somministrazione di frutti di mare crudi nei ristoranti, non la vendita che invece deve proseguire regolarmente nelle pescherie e attraverso i grossisti di settore. Chi opera in questo mercato è sottoposto a rigidi controlli sulla qualità dei prodotti, sulla filiera, sulla conservazione e su tutti gli aspetti legati alla salubrità». Quindi l’annuncio: «sottoporrò nella prossima riunione di giunta la proposta di destinare 2 milioni al comparto per tamponare l'emergenza intervenendo per quelle diseconomie che si sono create in questo periodo».

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