Gratteri: «Ora riforme condivise per risolvere insieme i problemi della giustizia»
Il Mattino

Gratteri: «Ora riforme condivise per risolvere insieme i problemi della giustizia»

Mercoledì 25 marzo 2026
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Ai suoi colleghi chiede di «tornare al lavoro con equilibrio, sobrietà e senso delle istituzioni», mentre invita i vertici del governo Meloni ad intervenire con soluzioni...

Ai suoi colleghi chiede di «tornare al lavoro con equilibrio, sobrietà e senso delle istituzioni», mentre invita i vertici del governo Meloni ad intervenire con soluzioni efficaci e «ampiamente condivise» per migliorare lo stato di salute della giustizia italiana. Eccolo il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, all’indomani della vittoria del No alla riforma Nordio. Pacato e concentrato nel suo lavoro, il giorno dopo la vittoria del No, Nicola Gratteri è nel suo ufficio, all’ottavo piano della Procura di Napoli.

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Guarda decisamente in avanti, lui che è stato indicato come uno dei protagonisti della rimonta della spallata alla riforma sulla separazione delle carriere tra pm e giudici. Da sempre fuori da schieramenti precostituiti, non sembra scalfito dalle accuse, anche personali che ha ricevuto in questi mesi, mentre invita i colleghi magistrati a mostrare cautela e moderazione nella delicata fase post referendaria, anche alla luce delle scene di festeggiamento rimbalzate sul web da Milano a Napoli. Ecco l’intervista resa a Il Mattino.

Procuratore Gratteri, qual è il significato del voto referendario?

«Il significato del voto referendario è chiaro: i cittadini hanno voluto esprimersi su un tema centrale come la giustizia, scegliendo di difendere l’equilibrio della Costituzione e di non intervenire su assetti delicati senza un consenso ampio e condiviso. È anche un segnale di partecipazione e di consapevolezza, che invita le istituzioni a lavorare su riforme più chiare, concrete e rispettose dei principi costituzionali».

Da dove conviene ripartire, dopo una divisione tanto netta tra gli schieramenti?

«Conviene ripartire dal dialogo e dal metodo. Serve un confronto serio e condiviso tra tutte le istituzioni, senza forzature, rimettendo al centro i principi della Costituzione. Da lì si può lavorare su riforme concrete: ridurre i tempi dei processi, rafforzare gli organici, migliorare l’organizzazione degli uffici, ragionare sulla seria rivisitazione della geografia giudiziaria e investire nella digitalizzazione. Interventi pragmatici, costruiti insieme, che rendano la giustizia più efficiente senza metterne in discussione l’indipendenza».

Pochi mesi fa il Sì era in vantaggio di quindici-venti punti percentuali: cosa ha determinato questa rimonta?

«Credo che abbia inciso soprattutto una maggiore informazione e consapevolezza dei cittadini. Con il passare delle settimane il dibattito è entrato di più nel merito e molti hanno percepito le criticità e l’equivocità della riforma. Inoltre, ha pesato il tema del metodo: l’idea che su una materia così delicata non ci fosse stato un confronto ampio e condiviso in Parlamento. Quando questi elementi sono diventati più chiari, una parte significativa dell’elettorato ha scelto di cambiare orientamento. Sono molto felice dell'affluenza che è stata molto alta».

Cosa l’ha spinta a impegnarsi per il No, pur essendo da sempre estraneo a logiche di partito o di correnti?

«Mi ha spinto il senso di responsabilità verso il ruolo che ricopro e verso i principi della Costituzione. Non è stata una scelta politica, ma istituzionale: quando ho ritenuto che una riforma potesse incidere su equilibri delicati, ho sentito il dovere di contribuire al dibattito pubblico con trasparenza. Non appartengo a partiti né a correnti, ma proprio per questo credo sia importante esprimersi quando sono in gioco valori fondamentali, sempre con rispetto e senza finalità di schieramento».

Quale invito rivolge ai suoi colleghi magistrati che si sono spesi per il no?

«L’invito è a tornare con ancora più attenzione al nostro lavoro quotidiano, con equilibrio, sobrietà e senso delle istituzioni. Il confronto pubblico è stato importante, ma ora la priorità resta applicare la legge con rigore e nel rispetto dei diritti di tutti. La scelta dei cittadini ha influito soprattutto sui loro diritti. Dobbiamo, nel rispetto della loro scelta, continuare a mantenere indipendenza e credibilità, evitando toni che possano alimentare contrapposizioni e continuare a servire i cittadini con serietà e responsabilità».

Se potesse rivolgere un appello al Governo, cosa chiederebbe per migliorare le condizioni della giustizia?

«Chiederei di aprire un confronto serio e non ideologico, mettendo al centro i problemi reali della giustizia. Servono interventi concreti: ridurre i tempi dei processi, rafforzare gli organici, investire nella digitalizzazione, ridisegnare la geografia giudiziaria, sopprimendo uffici piccoli e inefficienti, recuperando così preziose risorse, e migliorare l’organizzazione degli uffici. Soprattutto, chiederei riforme condivise e rispettose dei principi costituzionali, costruite con il contributo di tutte le componenti del sistema, evitando contrapposizioni che non aiutano a risolvere i problemi».

Napoli si è espressa per il No, come interpreta questa presa di posizione della sua città di adozione?

«Lo interpreto come un segnale chiaro di partecipazione e di attenzione su un tema delicato. I cittadini di Napoli hanno espresso una scelta netta, che va rispettata, orientata alla tutela dei principi costituzionali e alla richiesta di maggiore chiarezza su una riforma complessa. Non la leggo come qualcosa di personale, ma come l’espressione di una comunità che ha voluto dire la propria con consapevolezza e senso civico. Napoli è una città che sto imparando ad amare ogni giorno di più. È meravigliosa».

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