Playoff Mondiali: l'Italia nelle mani di Pio
Il Mattino

Playoff Mondiali: l'Italia nelle mani di Pio

Mercoledì 25 marzo 2026
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L?ultima volta che l?Italia giocava una partita ufficiale di un Mondiale, Francesco Pio Esposito doveva ancora compiere 9 anni. Era il 24 giugno del 2014, quattro giorni prima del...

L’ultima volta che l’Italia giocava una partita ufficiale di un Mondiale, Francesco Pio Esposito doveva ancora compiere 9 anni. Era il 24 giugno del 2014, quattro giorni prima del compleanno dell’attaccante nato a Castellammare di Stabia nel 2005. Per lui, come per tutti i bambini della sua generazione e di quelle a seguire il Mondiale di calcio è sempre stata una manifestazione senza l’Italia. Ma domani potrebbe essere proprio Pio a cambiare la storia, anzi a riscriverne una pagina tutta nuova: finalmente felice e a tinte azzurre.

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Il personaggio

Pio è un ragazzo grande e grosso, molto più grande e molto più grosso di quelli della sua età. A giugno compirà 21 anni: l’augurio principale che si è fatto oramai da qualche mese è quello di poter spegnere le candeline all’interno del ritiro americano con i suoi compagni di Nazionale. In caso di qualificazione, infatti, l’Italia sarà impegnata con le gare del girone fino al 24 giugno, poi ci saranno gli eventuali ottavi di finale, quelli che Pio e gli azzurri sperano di poter vivere da protagonisti negli States.

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Ma attenzione: in questo momento bisogna guardare prima il dito e solo dopo la Luna. Domani a Bergamo c’è il primo dei due appuntamenti con la storia. Dopo le delusioni del 2017 con la Svezia e del 2022 contro la Macedonia è tempo di invertire una tendenza troppo amara per il calcio italiano. Per farlo, quindi Rino Gattuso si affida a un ragazzino di 20 anni che porta con sé la sfrontatezza della gioventù ma il peso specifico offensivo del veterano.

Lo dicono i suoi numeri stagionali: sei gol in campionato e 2 in Champions League con la maglia dell’Inter, partendo in seconda fila alle spalle di Lautaro e Thuram nelle gerarchie dell’attacco neroazzurro. Non ha avuto bisogno di sgomitare, di allungare musi o farsi venire mal di pancia da panchina, Pio Esposito ha saputo conquistarsi lo spazio con l’impegno quotidiano e lo spirito di sacrificio premiato prima da Chivu che gli ha dato fiducia nell’Inter e poi da Gattuso che fin da subito lo ha inserito nel gruppo degli intoccabili della sua Nazionale.

Grande e grosso

Fino a oggi si sono sprecati i paragoni tra Pio e gli altri bomber italiani del passato: Vieri, Toni, Gilardino, paragoni pesantissimi che avrebbero potuto schiacciare un qualunque ventenne alle prese con il suo primo campionato in serie A e le sue prime convocazioni in azzurro. Ma Pio non è affatto un ventenne qualunque. Ha saputo reggere il peso delle aspettative e delle attese, ha continuato a lavorare a testa bassa come se fosse sempre il primo giorno di scuola. È il terzo di tre fratelli (Salvatore gioca nella Sampdoria in serie B, Sebastiano segna per il Cagliari in serie A) in una famiglia dove papà Agostino ha fatto crescere tutti a pane e pallone. Hanno iniziato a giocare sul campo di Castellammare prima di trasferirsi a Brescia, dove si sono stabiliti oramai da anni. L’Inter è stata la più lesta nel mettere gli occhi su tutta la famiglia e nel fare il colpaccio tesserandoli in blocco.

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Anche quando Sebastiano iniziava a sbocciare e Salvatore già era un calciatore professionista, tutti dicevano «Eh ma il più forte deve ancora venire». Si riferivano a FrancescoPio, l’ultimo che è già diventato Pio. Domani contro l’Irlanda del Nord non è ancora sicuro di una maglia da titolare. Dovrà battere la concorrenza di Kean e Retegui, ma se pure dovesse partire dalla panchina non si butterà giù, anzi. Farà alla sua maniera, quella di sempre: mente fresca e piedi caldi. Prima della gara con la Norvegia Haaland ripose che non sapeva chi fosse Pio Esposito e lui gliel’ha fatto notare facendo gol: il secondo in 3 giorni con la maglia dell’Italia. Adesso arriva l’Irlanda, che probabilmente non si farà trovare altrettanto impreparata.

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