Referendum, De Luca jr: «Ha vinto il Sud». Sangiuliano: «La destra parli ai giovani»
Dopo l?esito del referendum per il centrodestra si apre una fase di riflessione, per il centrosinistra si guarda invece già alle prossime politiche dopo aver incassato la vittoria....
Dopo l’esito del referendum per il centrodestra si apre una fase di riflessione, per il centrosinistra si guarda invece già alle prossime politiche dopo aver incassato la vittoria. «Un segnale politico contro il governo», dice il segretario regionale dem Piero De Luca; «Non abbiamo saputo coinvolgere i giovani», ragiona invece l’ex ministro di Fdi Gennaro Sangiuliano. Riflessione analoga che si fa in Fi: «Abbiamo tenuto il nostro elettorato, ma non siamo riusciti ad allargarlo», aggiunge il vice segretario campano azzurro Gianfranco Librandi.
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Le posizioni
«Siamo molto orgogliosi e rivendichiamo il risultato ottenuto in Campania. È stata la prima regione d’Italia in termini percentuali di risultato per il No. Napoli è la prima città con addirittura il 75 per cento di voto contrario a questa riforma», spiega il dem Piero De Luca che aggiunge: «La Campania ha fatto da traino al risultato importante del Mezzogiorno e ha dato un contributo fondamentale alla mobilitazione in tutto il Paese».
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«È ovviamente stato - aggiunge - anche un segnale politico per la grande adesione al No, contro il governo, un segnale politico all’arroganza di un esecutivo che è andato avanti senza confrontarsi in Parlamento su una riforma così delicata per il Paese. È un governo che da ieri ha collezionato zero riforme all’attivo e un fallimento totale da un punto di vista economico e sociale. Un segnale politico arrivato dal Mezzogiorno anche alle politiche anti-meridionaliste di anni. Ma da qui parte il lavoro di costruzione dell’alternativa da qui al prossimo anno insieme alla coalizione di centrosinistra».
«Un risultato importante che ha un valore enorme. È stato un No - ragiona invece Teresa Armato, presidente dei dem campani - ad una riforma che non rispondeva alle esigenze della giustizia. Ma ha anche un grandissimo valore politico: Napoli e la Campania si sono schierate più di tutti e parte così dal Sud la richiesta di cambiamento. Un percorso già avviato in Comune ed in Regione, con Manfredi e Fico».
«La riforma era molto tecnica e il centrodestra non ha saputo parlare al cuore della gente. Ha pesato anche il contesto internazionale, con la guerra e le sue conseguenze economiche che incidono sulla percezione dei cittadini. Sbagliata anche la contrapposizione con la magistratura perché la stragrande maggioranza dei magistrati è fatta di persone integre che hanno consapevolezza della loro alta funzione», evidenzia Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fdi in Consiglio regionale. Poi una notazione amara: «C’è nel centrodestra un problema evidente con i giovani che non si conquistano con formule ragionieristiche, ma affascinandoli sui grandi temi ideali e sulle sfide del nostro tempo. La Campania si è radicalizzata a sinistra molto più di quanto accadde nel 1975 con la vittoria del Pci, quando però esisteva una destra forte e credibile capace di fare opposizione».
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«Nelle periferie il No è più alto perché lì i temi della riforma arrivano meno: prevalgono altre priorità, più concrete. E noi dobbiamo tornare a stare su quel terreno. Il consenso va costruito, con presenza, lavoro sui territori e capacità di parlare a chi oggi è distante, a partire dai giovani. Anche il Mezzogiorno - ammette il vicesegretario campano di Fi Gianfranco Librandi - manda un segnale che non può essere ignorato. Serve più attenzione e più rappresentanza».