Referendum giustizia, Rastrelli: «Chance sprecata, la sinistra si unisce solo per dire no»
Il Mattino

Referendum giustizia, Rastrelli: «Chance sprecata, la sinistra si unisce solo per dire no»

Mercoledì 25 marzo 2026
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Sergio Rastrelli, senatore di Fratelli d?Italia, il referendum proposto dal Governo è risultato sconfitto nelle urne. Che significato ha questo risultato? «Il significato...

Sergio Rastrelli, senatore di Fratelli d’Italia, il referendum proposto dal Governo è risultato sconfitto nelle urne. Che significato ha questo risultato?

«Il significato nitido ma improprio della resistenza al cambiamento. E lo spreco di un’occasione irripetibile. A ben vedere, la conferma della riforma varata dal Parlamento avrebbe, a nostro avviso, permesso di rafforzare lo spirito costituzionale, attualizzandolo, e realizzato le dinamiche del giusto processo. Per noi, valorizzare una giurisdizione responsabile, finalmente libera dal mortificante giogo delle correnti, avrebbe consentito il riallineamento dell’Italia rispetto alle più evolute democrazie rappresentative d’Europa e del mondo. Così purtroppo non è stato. Ma, come è ovvio, le regole democratiche si rispettano, e le sconfitte elettorali si accettano».

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Il sì era dato in vantaggio dai sondaggi. Secondo lei il centrodestra e i sostenitori del sì hanno sbagliato qualcosa nella campagna referendaria?

«Forse nella comunicazione, non certo nei contenuti. Abbiamo sino all’ultimo ostinatamente, disperatamente difeso le ragioni di merito a sostegno di una riforma necessaria. Sul fronte opposto, il mendacio sistematico ha dolosamente orientato il consenso, paventando ai cittadini rischi inesistenti di derive illiberali, o di attentati alla Costituzione. Le forze di opposizione hanno dimostrato una capacità di coesione, ancora una volta, solo nelle dinamiche distruttive. In questo contesto, quel che è più grave, la magistratura associata è degradata a partito di opposizione al governo, oltrepassando colpevolmente una linea di demarcazione invalicabile, con conseguenze che l’Italia rischia in futuro di pagare care».

Come procederà, ora, l’azione di Governo della coalizione?

«Secondo l’unica direttrice possibile: il rispetto del patto sociale condiviso con gli italiani al momento del voto politico, con gli impegni elettorali che restano precisi impegni di governo. Il che significa, nell’immediato, proposta di premierato e legge elettorale. Nessuna ripercussione politica: la legislatura giungerà a compimento poiché il consenso al governo di Giorgia Meloni, già tra i più longevi della storia repubblicana, è sempre più convinto e diffuso».

In Campania e a Napoli il dato è stato ancora più forte per il «no». Come legge questo risultato?

«In Campania, più che altrove, il dato elettorale è banalmente sovrapponibile alla forza dei partiti politici nelle indicazioni di voto. Nessun sovvertimento, nessun particolare primato, nessun merito del fronte del no. Unica nota caratterizzante il voto in città è stata purtroppo la chiosa sguaiata dei cori e dei festeggiamenti in Tribunale, con la profanazione del tempio di amministrazione della giustizia, da parte di taluni magistrati ancora una volta indifferenti ai doveri di sobrietà ed imparzialità».

Ora il centrodestra campano, dopo la sconfitta anche alle Regionali, da dove deve ripartire?

«Dallo sforzo di un maggiore radicamento, e dalla rivendicazione di una proposta alternativa di governo del territorio, chiara e riconoscibile. Dobbiamo avvicinarci alle prossime scadenze, rinnovando l’entusiasmo già vissuto con la candidatura coraggiosa di Edmondo Cirielli, e rivendicando orgogliosamente l’impegno straordinario e senza precedenti del Governo per il Mezzogiorno. Così, la destra napoletana potrà dimostrare di avere la cultura, le idee e gli uomini per il riscatto».

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