Ischia, uccisa dall?Aids dopo avere subito violenza: assolto l?aggressore
Era andato a processo con un?accusa pesantissima: aver commesso violenza sessuale ai danni di una donna, alla quale aveva trasmesso il virus dell?Hiv. Dopo avere sviluppato...
Era andato a processo con un’accusa pesantissima: aver commesso violenza sessuale ai danni di una donna, alla quale aveva trasmesso il virus dell’Hiv. Dopo avere sviluppato l’Aids, la vittima morì nel novembre del 2017. Un “untore” perché pienamente consapevole di essere portatore del grave virus. Di qui l’apertura di un’indagine che era confluita nel rinvio a giudizio dell’uomo ed un processo in Corte d’Assise con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Ebbene l’imputato - N.C., ischitano 65enne - è stato assolto dai giudici. E il verdetto, inevitabilmente, fa discutere e genera un vespaio di polemiche.
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I fatti
«Il fatto non costituisce reato»: assoluzione piena. Il caso risalente a una quindicina d’anni fa venne riaperto dai magistrati inquirenti della Procura di Napoli, IV sezione “Fasce deboli” e affidato alle sostitute procuratrici Antonella Lauri e Valentina Maisto, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Raffaello Falcone).
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Per i pubblici ministeri la condotta tenuta dall’uomo configurava ed integrava il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Lo scorso 11 marzo la requisitoria della pm si concluse con una richiesta di condanna a 24 anni; nel corso di una serie di drammatiche udienze vennero proiettati anche dei toccanti video-denuncia della vittima, visibilmente afflitta dalla malattia, nei quali descriveva da un letto di ospedale e con grande fatica la sua triste storia di immigrata dalla Polonia e le violenze sessuali subite.
L’accusa
Dalle ricostruzioni investigative di un fatto accaduto parecchi anni prima la Procura si diceva convinta del fatto che N.C. avrebbe diffuso consapevolmente il virus hiv attraverso rapporti non protetti sia con la moglie (attualmente in cura) che con un’amica della donna, che invece non è riuscita a sconfiggere il male e a vincere la sua battaglia contro l’Aids. Alle iniziali contestazioni dei reati di violenza sessuale (sia nei confronti dell’amica che della moglie) e le lesioni (ai danni della consorte) - reati nel frattempo caduti in prescrizione - si era poi aggiunta quella di omicidio volontario con dolo eventuale.
Il dolo eventuale è una forma di dolo in cui l’agente, pur non perseguendo direttamente un evento criminoso, se ne rappresenta la concreta possibilità e agisce accettando il rischio che si verifichi. Si distingue dalla colpa cosciente perché non si confida nella mancata realizzazione dell'evento, ma si aderisce ad esso “costi quel che costi”.
Gli sviluppi
Siamo ovviamente ad un verdetto di primo grado, e la Procura si riserva di decidere se appellare la sentenza solo dopo averne lette le motivazioni. Motivazioni che saranno rese note tra 45 giorni. A parere di qualcuno sembrerebbe che il verdetto sia legato alla mancanza di sussistenza del dolo: questo in sostanza significa che l’uomo avrebbe diffuso l'Hiv ma senza esserne consapevole. un’ipotesi che non ha convinto finora la Procura del capoluogo partenopeo per la quale l’imputato era perfettamente a conoscenza del suo stato di salute e, quindi, praticando rapporti sessuali non protetti con le sue partner, una delle quali sarebbe stata anche violentata, ha volutamente diffuso il virus.
La legge
La trasmissione volontaria del virus Hiv è un reato grave in Italia, configurabile come lesioni personali gravissime (articoli 582 e 583 del codice penale) o, nei casi più estremi con esito fatale, l’omicidio. Chi trasmette consapevolmente il virus, o accetta il rischio di farlo (dolo eventuale), rischia pesanti condanne.
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La trasmissione del virus HIV, comportando una malattia probabilmente insanabile, integra le circostanze aggravanti previste dal codice penale. Va infine aggiunto che tali comportamenti dolosi non si esauriscono con una condanna penale. Il responsabile rischia pene detentive significative, oltre al risarcimento danni in sede civile.