Napoli, ruspe contro la villa del boss: «Al suo posto le case popolari»
Il Mattino

Napoli, ruspe contro la villa del boss: «Al suo posto le case popolari»

Giovedì 26 marzo 2026
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Palestra, bagno turco, impianti di climatizzazione extralusso, decorazioni in stile Gomorra, 650 mq dotati di comfort di ogni tipo. Nel giardino della villa di camorra abbattuta ieri mattina nel...

Palestra, bagno turco, impianti di climatizzazione extralusso, decorazioni in stile Gomorra, 650 mq dotati di comfort di ogni tipo. Nel giardino della villa di camorra abbattuta ieri mattina nel cuore del Rione San Francesco era ancora affisso il sorprendente “Diploma di boss migliore del mondo”, conferito con tanto di firme in calce da una improbabile “Associazione saggi nel mondo”. «Hai sempre ragione su qualsiasi argomento - si leggeva nell’ancora più improbabile argomentazione dell’attestato - Lavoratore instancabile, non ti fermi mai. Al massimo ritieni vantaggioso concederti una pausa». Fuori dall’approssimativa mitologia delle associazioni a delinquere, nella realtà dei fatti la villa apparteneva a Salvatore Botta, la cui storia criminale era collegata, tra l’altro, alle infiltrazioni camorristiche nella gestione del San Giovanni Bosco, l’ospedale della collina di Capodichino a pochi passi dalla villa. Botta, oggi in carcere, era affiliato all’alleanza di Secondigliano, Contini-Licciardi-Mallardo, di cui tutto il Rione San Francesco era una roccaforte. Ed è in funzione di tutta questa foschia criminale che la giornata di ieri è stata importante per la legalità, perché lo Stato, mandando le ruspe contro la residenza di lusso da cui il crimine governava la zona, si è riappropriato di una fetta di Napoli dalla quale era scomparso.

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