Michele Noschese, il dj napoletano morto ad Ibiza: ripartono le indagini a Roma
Il fascicolo sulla morte di Michele Noschese, il dj napoletano meglio noto come Godzi, è stato riassegnato dopo il trasferimento ad altro incarico del precedente pm. Resta, ovviamente, a...
Il fascicolo sulla morte di Michele Noschese, il dj napoletano meglio noto come Godzi, è stato riassegnato dopo il trasferimento ad altro incarico del precedente pm. Resta, ovviamente, a Roma procura competente per le indagini che riguardano gli italiani morti all’estero.
Ed ora è sulla scrivania del sostituto procuratore Daria Monsurrò che ha già attivato tutte le procedure investigative per cercare di chiudere il cerchio su quanto accaduto ad Ibiza il 19 luglio scorso in circostanze abbastanza controverse.
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La salma del 35enne, ricordiamo, fu fermata al suo arrivo all'aeroporto di Roma, e sottoposta a nuovi esami autoptici in Italia perché qualcosa - dall’esame delle carte inviate al ministero degli Esteri - non sarebbe apparso chiaro agli inquirenti che intendono far luce sulle ipotesi di presunte violenze subite dal giovane da parte della guardia civil spagnola.
Le indagini
Si è dunque ripartiti dal racconto del padre, Giuseppe Noschese, il quale nei giorni scorsi è stato sentito in questura dal capo della Mobile di Roma Roberto Pititto. Noschese è stato ascoltato per due ore e mezza, accompagnato da uno dei tre legali di famiglia, l'avvocato Sandro Angelo Sammarco (a costituire il pool di parte civile anche i napoletani Vanni Cerino e Raffaele Zinno). Il racconto del medico ortopedico, che è anche consulente del tribunale di Napoli nonché presidente dell’l'Idma (International Disaster Medicine Association), è stato dettagliato. Il padre del dj ha raccontato di quei terribili giorni e del calvario della sua famiglia per far luce su quanto accaduto nonostante le procedure burocratiche spagnole, piuttosto stringenti, non avrebbero agevolato la ricerca della verità.
Il dj napoletano, secondo quanto emerso dalle indagini della polizia spagnola, avrebbe fatto uso di sostanze stupefacenti. Si era parlato anche di momenti di grande confusione all’interno del residence nel quale viveva a causa della sua agitazione - di qui l’intervento della guardia civil - ma gli esami che sarebbero stati svolti in Spagna avrebbero già fatto emergere delle fratture compatibili con aggressioni fisiche. Nel fascicolo del pm Monsurrò c’è anche la relazione autoptica del medico legale italiano Marco Albore. Le indagini dunque sono aperte. Nelle prossime settimane Giuseppe Noschese sarà nuovamente a Roma per verbalizzare quanto già dichiarato. Pronta anche una perizia di parte.
C’è un lungo elenco di italiani morti in Spagna in circostanze piuttosto ambigue ma la particolarità del caso Noschese è che la salma, a differenza delle altre, è giunta in Italia. La famiglia, difatti, avendo la possibilità di rivolgersi da subito ad un avvocato ha chiesto ed ottenuto che non fosse cremata. Come, invece, è avvenuto per le altre giovani vittime. E questo caso potrebbe aprire un nuovo filone di indagine anche su altri episodi di morti sospette.