Minori ad un click dai video porno: l?Ue contro quattro siti
Il Mattino

Minori ad un click dai video porno: l?Ue contro quattro siti

Venerdì 27 marzo 2026
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Un mercato florido, quello del porno on line, che vede l?Italia ai primi posti della classifica mondiale. Per molti siti la protezione dei minori dai contenuti pornografici consiste in un...

Un mercato florido, quello del porno on line, che vede l’Italia ai primi posti della classifica mondiale. Per molti siti la protezione dei minori dai contenuti pornografici consiste in un semplice clic su un pulsante (“Confermi di essere maggiorenne?”), senza verifiche sull’età dell’utente. Ora Bruxelles e Roma si muovono contro il porno accessibile troppo facilmente ai minorenni. Per la Commissione europea Pornhub, Stripchat, Xnxx e XVideos hanno violato la legge Ue sui servizi digitali, il Dsa (Digital services act) per non aver protetto i minori dall’esposizione ai contenuti per adulti. Se le violazioni fossero confermate, i siti rischierebbero sanzioni pecuniarie - proporzionate all'infrazione - fino al 6% del fatturato annuo globale. E nel mirino c’è anche Snapchat: secondo l’Ue l’app potrebbe aver violato il Dsa «esponendo i minori a tentativi di adescamento e reclutamento per scopi criminali, nonché a informazioni sulla vendita di prodotti illegali, come droghe, o di prodotti con restrizioni di età, come sigarette elettroniche e alcol».

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Intanto in Italia l’Agcom (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) blocca l’accesso in rete a due siti pornografici - gestiti da una società stabilita in Italia - che non si adeguano alle norme in materia di tutela dei minori e verifica dell'età, previste dal cosiddetto decreto Caivano. La società dovrà adeguarsi entro venti giorni: intanto risponde con sarcasmo sulle homepage dei due siti “incriminati”, con foto di finte suore che reggono cartelli con messaggi ironici sul porno e la scritta “Ci stiamo convertendo”. «Le regole vanno rispettate e il web deve tornare a essere un ambiente protetto» dice il commissario Agcom Massimiliano Capitanio, che si collega anche all’episodio di Bergamo, dove un tredicenne ha accoltellato una sua insegnante a scuola. «Storie come quelle di Trescore confermano che soprattutto i minori non possono essere esposti senza filtri a contenuti illegali, violenti, pericolosi o inappropriati che possono condizionare il loro sviluppo psicofisico».

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L’offensiva

Mercoledì la storica sentenza negli Usa contro Meta e YouTube (che fa capo a Google), colpevoli di aver creato dipendenza dai loro social e provocato gravi disagi psicologici a una ragazza di 20 anni. Ieri la contestazione dell’Ue ai quattro fornitori di contenuti pornografici. «Le piattaforme online hanno una responsabilità - dice la vicepresidente della Commissione europea, la finlandese Henna Virkkunen, titolare della sovranità tecnologica dell'Ue - I minori dell’Unione europea hanno il diritto di essere al sicuro online e queste piattaforme hanno il dovere legale di proteggerli. Nessun bambino dovrebbe essere a un solo clic da contenuti dannosi». Virkkunen ha annunciato che una soluzione europea per la verifica dell'età online sarà disponibile entro la fine dell'anno. L’app, attualmente in fase di test in sei Stati membri - tra cui l'Italia - è «tecnicamente funzionante» ed è già stato testato da piattaforme come Pornhub.

I risultati preliminari dell'esecutivo Ue, risultato di un'indagine avviata a maggio del 2025, indicano che i quattro siti porno «non hanno valutato con diligenza i rischi». Ad esempio, hanno «enfatizzato in modo sproporzionato le preoccupazioni di natura aziendale, come il danno reputazionale, piuttosto che concentrarsi sui rischi sociali per i minori», fornendo talvolta informazioni fuorvianti «e ignorando i pareri delle organizzazioni per i diritti dei minori». Secondo la Commissione, «nonostante nei loro termini di servizio dichiarino che i loro servizi sono riservati agli adulti, tutte e quattro le piattaforme consentono ai minori di accedervi con un semplice clic che conferma di avere più di 18 anni». Un’«autodichiarazione» che non è una misura efficace agli occhi dell'esecutivo europeo, come altre delle misure adottate dalle piattaforme (oscuramento delle pagine, avvisi sui contenuti, l’etichetta “riservato agli adulti”). Ora Pornhub, Stripchat, Xnxx e XVideos dovranno adottare sistemi di verifica dell'età che tutelino la privacy: lo standard di riferimento è la futura app Ue già citata.

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Il voto

Ieri però da Bruxelles è arrivato anche un voto che farà discutere, sul tema della pedopornografia on line. Il Parlamento europeo ha respinto l’estensione di una deroga temporanea alle norme sulla ePrivacy, che permette alle piattaforme digitali (su base volontaria) di usare il rilevamento automatico, scansionando i messaggi privati, per individuare e segnalare immagini e video di abusi sessuali sui minori (e casi di adescamento online). Una soluzione ponte in attesa del regolamento definitivo, il “chat control”. Ma per la maggioranza degli eurodeputati setacciare le chat private deve restare una misura proporzionata e mirata. La deroga quindi scadrà il 3 aprile.

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