Omicidio sindaco Vassallo, prosciolto il colonnello Fabio Cagnazzo. Il gup: «Pentiti poco credibili». Processo per due imputati
Ci sono voluti pochi secondi per cancellare - almeno per il momento - sedici anni di accuse, sospetti e veleni. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio di venerdì 27 marzo, quando il...
Ci sono voluti pochi secondi per cancellare - almeno per il momento - sedici anni di accuse, sospetti e veleni. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio di venerdì 27 marzo, quando il gip del Tribunale di Salerno si presenta in aula dopo una camera di consiglio durata qualche ora: “In nome del popolo Italiano, si dispone il proscioglimento dell’imputato Fabio Cagnazzo…”.
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È la svolta più significativa e meno prevedibile dell’inchiesta che punta a fare chiarezza sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica, ucciso a settembre del 2010, a pochi passi dalla sua abitazione di Acciaroli. In sintesi, il gup ha accolto il lavoro difensivo dei penalisti Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, stabilendo che non ci sono elementi a carico di Cagnazzo neppure per un rinvio a giudizio, neppure per una verifica in aula delle accuse che lo hanno visto per anni sul banco degli imputati. Poche ore prima del dispositivo, con un cappello che gli copriva la fronte, aveva fatto la sua comparsa in aula lo stesso Cagnazzo che, in questa storia, non si era mai affacciato nel tribunale di Salerno. Un dispositivo che ribalta le accuse contenute nella misura cautelare notificata due anni fa, quella che - per essere chiari - lo ha tenuto in cella per alcuni mesi all’interno del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Ma non è l’unico dispositivo pronunciato in questa storia dal gup salernitano.
I DUE IMPUTATI
Ci sarà comunque un processo che va avanti per due soli imputati: per l’omicidio Vassallo, sono stati rinviati a giudizio Lazzaro Cioffi, ex brigadiere dei carabinieri, attualmente detenuto per altre vicende processuali legati a fatti di droga durante il suo suo servizio svolto a Caivano; ma anche l’imprenditore scafatese Giuseppe Cipriano; è stato invece accolto il rito abbreviato per l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso. Rinviato a giudizio anche Giovanni Cafiero, che dovrà risponder solo di reati legati al traffico di droga e non per l’omicidio Vassallo.
IL RETROSCENA
Ma su cosa fa leva il dispositivo di non luogo a procedere di Cagnazzo? In attesa di leggere le motivazioni, non ancora depositate, è logico pensare che siano state valutate come contraddittorie le dichiarazioni rese fino a questo momento dai collaboratori di giustizia, come indicato dalla corte di cassazione che ha stigmatizzato le criticità emerse dal narrato dei collaboratori di giustizia. Ieri mattina, il gup non aveva accolto la richiesta a rinviare l’udienza clou, in attesa di un nuovo pronunciamento del Riesame, cosa che aveva fatto ipotizzare la volontà di rinviare a giudizio i tre imputati. Una decisone forte invece quella che ha consentito di prosciogliere Cagnazzo e di non accogliere la richiesta di rinvio a giudizio della Procura.
Immediata la replica della fondazione Vassallo, che si esprime con una lunga nota: “La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore prende atto della decisione del GUP del Tribunale di Salerno che ha disposto il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo e il rinvio a giudizio di Lazzaro Cioffi, Giuseppe Cipriano e Giovanni Cafiero, mentre per Romolo Ridosso si procederà con rito abbreviato. Una decisione che segna un passaggio importante in un percorso giudiziario complesso e ancora in evoluzione. C’è un sentimento di amarezza, ma le sentenze si rispettano. È questo il principio che guida da sempre l’azione della Fondazione, che ribadisce il proprio pieno rispetto per il lavoro della magistratura e per chi è chiamato a giudicare un fatto così grave. Allo stesso tempo, il rinvio a giudizio rappresenta l’inizio di una fase decisiva: il processo, durante il quale potranno emergere ulteriori elementi utili alla ricostruzione della verità”.
IL RETROSCENA
Resta solida comunque una certezza, alla luce di tanti anni di indagini condotte dalla Procura di Salerno: Angelo Vassallo è stato ucciso perché aveva provato a difendere il suo territorio - la splendida Acciaroli - da traffici di droga e speculazioni massicce che avrebbero deturpato la costa. Ha pagato con la vita la sua volontà di denunciare un circuito di smercio di droga sulla costa di Acciaroli, considerata dai cartelli di narcos un porto sicuro, all’indomani delle faide che erano esplose nel napoletano.