La guerra e il Sud che non vuole fermarsi: l'editoriale del direttore Vincenzo Di Vincenzo
Il Mattino

La guerra e il Sud che non vuole fermarsi: l'editoriale del direttore Vincenzo Di Vincenzo

Domenica 29 marzo 2026
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Le fiamme in Medio Oriente non accennano a spegnersi, anzi il conflitto allarga i propri confini. Ora il rischio è l?estensione anche al mar Rosso, con la decisione degli Houti di...

Le fiamme in Medio Oriente non accennano a spegnersi, anzi il conflitto allarga i propri confini. Ora il rischio è l’estensione anche al mar Rosso, con la decisione degli Houti di entrare in guerra a fianco dell’Iran, aprendo uno scenario di incertezza ancora più grande di quello che avevamo di fronte fino a poche ore fa. E, si sa, l’incertezza è la nemica numero uno dell’economia: agisce come un freno psicologico e morale che tende alla paralisi: ciò che viene sinteticamente espresso come “Wait and see”.

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Oltre a non prevedibili sviluppi militari con il coinvolgimento di altri Paesi, quello che sta succedendo in queste ora allunga quindi una sinistra ombra sulle prospettive dell’economia del nostro Paese e dell’Europa. Ombre che si allungano ancor di più sull’economia meridionale proprio in una sua fase di crescita, che vede in alcuni sviluppi del commercio internazionale nuove interessanti opportunità per dare ulteriore slancio ai settori che negli ultimi anni hanno caratterizzato la sua sorprendente fase di rilancio economico. Gli accordi commerciali con l’India e il suo immenso mercato da 1,5 miliardi di abitanti (che è però anche porta per gli altri popolosissimi Stati del subcontinente asiatico anche in funzione limitatrice della potenza commerciale cinese) e l’Australia, dove c’è il vantaggio di cospicue comunità di emigrati ancora molto legati alla Madrepatria, sono opportunità per il Mezzogiorno.

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Il Sud trova vantaggio non solo dalla sua posizione geografica ma anche dall’aver sviluppato negli ultimi anni alcuni settori avanzati (come il farmaceutico e la meccanica) che sono particolarmente sensibili al commercio internazionale. E quindi si prospetta una possibile ulteriore fase di crescita per il Mezzogiorno che si aggiunge ai passi fatti negli ultimi anni. Una fase, quest’ultima, fotografata - ancora una volta - la settimana appena trascorsa anche dai dati dell’edizione 2026 del “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” che testimonia come, in moltissimi settori, la vivacità del Mezzogiorno, e della Campania in particolare, si rileva dal tasso di natalità delle nuove imprese rispetto al numero medio delle imprese attive. Tra questi settori ce ne sono alcuni - come quello della produzione, manutenzione e installazione di macchine per l’industria - che non appartengono alla tradizione manifatturiera meridionale e che, quindi, testimoniano anche l’allargamento settoriale della base produttiva.

Per questo l’allungarsi del tempo della guerra, con l’annessa crescita a dismisura dei prezzi dell’energia, è un pericolo ancora più grande per il Mezzogiorno che in una fase di crescita - per definizione la più delicata, perché affronta strade nuove e si misura con problemi crescenti - ha bisogno di minimizzare le incertezze. Il Mezzogiorno, lo scorso anno, ha dato buona prova nell’“aiutarsi” con la produzione di energie rinnovabili che sono un pezzo importante per la stabilizzazione dell’approvvigionamento: infatti lo scorso anno - fonte Terna - le rinnovabili in Italia hanno coperto il 41% della domanda, rispetto al 42% del 2024. Il risultato è la conseguenza di due effetti contrastanti: da un lato, il record annuale di produzione fotovoltaica, che vede il Mezzogiorno protagonista, dall’altro, una produzione idroelettrica tornata a valori standard rispetto al 2024.

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Questi risultati devono spingere a una più convinta azione sulla semplificazione del sistema tariffario in senso europeo, a favore delle imprese che nell’acquisto dell’energia hanno sia una delle voci di costo più rilevanti sia uno dei punti di maggiore differenza (in negativo) con i competitor europei. Una semplificazione che deve riguardare tutta la complessa macchina burocratica della Ue che, come ormai è evidente, rallenta le decisioni strategiche, un esempio per tutti l’ormai inadeguata unanimità nelle decisioni dei 27, e quelle delle imprese. Siamo in una situazione di emergenza che pone questioni da affrontare con rapidità e concretezza. “The sooner the better” si è detto al seminario tenuto ieri alla Fondazione Banco di Napoli, con panel di relatori di altissimo livello che hanno discusso anche delle risposte che il sistema bancario, e non solo, deve fornire alla nuova fase geopolitica perché l’economia non rischi di entrare in una grave fase di recessione. Su un punto sono stati tutti d’accordo: non c’è tempo da perdere, l’Europa non può attendere. E il Mezzogiorno non può fermare la sua corsa.

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