Revisione didattica, Valditara anticipa le novità: più latino grammatica e matematica
La nuova scuola italiana prende forma da Napoli e si prepara a entrare nelle aule già dal prossimo settembre. Non un ritocco ai programmi, ma una revisione profonda dell?impianto...
La nuova scuola italiana prende forma da Napoli e si prepara a entrare nelle aule già dal prossimo settembre.
Non un ritocco ai programmi, ma una revisione profonda dell’impianto culturale e didattico del primo ciclo, annunciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara nel corso del convegno organizzato dall’associazione Lettera 150, a cui hanno partecipato oltre 400 tra docenti, dirigenti scolastici e accademici. Ad aprire i lavori Michele Zarrillo, coordinatore di Lettera 150 e a guidare il confronto la dirigente scolastica Chiara Conti.
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I cambiamenti
Il messaggio del ministro è netto e segna una discontinuità: «Con le nuove Indicazioni nazionali si volta pagina. Dal prossimo anno scolastico vi sarà il ritorno della centralità della storia occidentale, valorizzazione della nostra identità, riscoperta dei classici». Valditara insiste poi sulla qualità degli apprendimenti come asse strategico. «Ripristiniamo il valore della regola, a partire da quella grammaticale, e del latino, fondamenti che consentiranno ai nostri ragazzi di crescere con maggiore padronanza espressiva e più forte pensiero critico». Si rafforzano lingua, scrittura e capacità argomentativa, con un ritorno consapevole alla struttura del sapere. Accanto a questo, emerge il profilo innovativo dell’impianto. «Innoviamo i programmi di matematica e scienze perché, partendo dal reale, possano appassionare i giovani, e mettiamo al centro la cultura del rispetto».
È sul terreno educativo che la riforma compie il salto più evidente. «Dobbiamo iniettare una robusta dose di rispetto nelle scuole», afferma Valditara, collegando l’intervento a un disagio giovanile crescente e ai recenti episodi di violenza tra giovani studenti. «Partiamo dall’educazione al rispetto e all’empatia»: la dimensione relazionale entra stabilmente nei curricoli come asse portante. La strategia passa anche dalla formazione dei docenti, con percorsi affidati a Indire. «La grande sfida è costruire la società del rispetto», sottolinea il ministro. Non manca una stoccata politica: «La sinistra chiacchiera tanto, ma noi abbiamo introdotto concretamente l’educazione al rispetto e alle relazioni nei percorsi scolastici».
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La centralità
A dare profondità all’impianto è il contributo degli accademici. La professoressa Loredana Perla, coordinatrice della Commissione ministeriale, sottolinea che «le nuove indicazioni rappresentano una risposta pedagogica alla complessità globale e chiamano la scuola ad aiutare le nuove generazioni a comprendere e abitare il mondo». Sulla stessa linea il professore Fabrizio Manuel Sirignano, che evidenzia come «la riforma restituisce centralità alla funzione educativa della scuola e rilancia il ruolo del docente come presidio di responsabilità e cittadinanza». Tra i contributi alla definizione degli indirizzi anche quello del professor Vincenzo Vespri, dell’ateneo di Firenze. Da settembre entrerà così in vigore nel primo ciclo, fino alle scuole medie, un modello che tiene insieme radici culturali, qualità degli apprendimenti, innovazione ed educazione al rispetto. Non solo nuovi programmi, ma una nuova idea di scuola: più esigente, più consapevole, più capace di formare cittadini all’altezza delle sfide contemporanee.