Guerra Iran, dai paracadutisti ai nodi di Kharg: così gli Usa preparano l'assalto finale. «Pronte incursioni delle forze speciali»
Donald Trump continua a sostenere che la guerra in Medio Oriente sta per finire. Eppure migliaia di marines a bordo di navi anfibie della Marina Usa, appartenenti alla 31ª e...
Donald Trump continua a sostenere che la guerra in Medio Oriente sta per finire. Eppure migliaia di marines a bordo di navi anfibie della Marina Usa, appartenenti alla 31ª e all'11ª unità di spedizione, sono stati dispiegati dall'Asia. Altri 2.000 paracadutisti dell'82ª divisione aviotrasportata sono stati inviati nella zona delle operazioni: il loro compito è quello di essere dispiegati in tutto il mondo entro 18 ore dall'avviso e di effettuare assalti con il paracadute, anche contro un «aeroporto difeso», in preparazione di ulteriori operazioni di terra. È per questo motivo che neanche più i mercati credono ai comunicati della Casa Bianca, ma si affidano alle indiscrezioni giornalistiche e ai movimenti delle truppe. Secondo il Washington Post, che cita dei funzionari americani, il Pentagono si sta preparando a «settimane di operazioni di terra in Iran». Potrebbe trattarsi di una nuova pericolosa fase della guerra qualora il presidente Trump decidesse di intensificare il conflitto. E il raid alla base in Arabia Saudita, con conseguente distruzione di un aereo sentinella fondamentale per le operazioni, potrebbe essere stata la miccia decisiva.
APPROFONDIMENTI La nuova faseFotoCome sarebbe l'operazione di terra americana
Qualsiasi potenziale operazione di terra non si configurerebbe come un'invasione su vasta scala, ma potrebbe invece prevedere incursioni condotte da un mix di forze speciali e truppe di fanteria convenzionali, hanno spiegato i funzionari protetti da anonimato.
Una missione di questo tipo potrebbe però esporre il personale statunitense a una serie di minacce, tra cui droni e missili iraniani, fuoco da terra ed esplosivi improvvisati. E forse per questo Donald sta temporeggiando. Anche perché l'appuntamento delle Midterm si sta avvicinando.Negli ultimi giorni, l'amministrazione Trump ha oscillato tra la dichiarazione che la guerra sta volgendo al termine e la minaccia di intensificarla. Mentre il tycoon ha manifestato la volontà di negoziare una fine al conflitto, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha avvertito martedì che se il regime di Teheran non rinuncerà alle sue ambizioni nucleari e non cesserà le minacce contro gli Stati Uniti e i suoi alleati, Trump è «pronto a scatenare l'inferno» contro di loro.
Nel corso dell'ultimo mese, all'interno dell'amministrazione si è discusso della possibile conquista dell'isola di Kharg, lo snodo più importante per l'esportazione di petrolio iraniano nel Golfo Persico, e di incursioni in altre zone costiere vicino allo Stretto di Hormuz per individuare e distruggere armi in grado di colpire navi mercantili e militari. Una fonte ha affermato che il raggiungimento degli obiettivi in esame richiederebbe probabilmente «settimane, non mesi». Un'altra ha indicato una tempistica potenziale di «un paio di mesi».
Axios negli ultimi giorni ha parlato delle intenzioni del Pentagono di prepararsi a un «colpo finale» contro l'Iran, che potrebbe includere sia forze di terra che una massiccia campagna di bombardamenti. Axios e il Wall Street Journal hanno scritto nei giorni scorsi che il Pentagono starebbe valutando la possibilità di schierare altri 10.000 soldati di terra in Medio Oriente, a integrazione di quelli già presenti nella regione.
Capitolo Kharg: secondo Michael Eisenstadt, direttore del Programma di Studi Militari e di Sicurezza presso il Washington Institute for Near East Policy, sarebbe una missione con «enormi rischi». Potrebbe essere più sicuro, ha aggiunto al Washington Post, «per le forze statunitensi posare mine intorno all'isola e usarla come punto di pressione per costringere l'Iran a rimuovere le mine che ha posizionato nello Stretto di Hormuz». «Non vorrei proprio trovarmi in quel piccolo posto con la capacità dell'Iran di far piovere droni e forse anche artiglieria», ha detto Eisenstadt al Wp.
Una missione terrestre più intelligente potrebbe essere quella di far «bonificare» alle truppe statunitensi alcune postazioni militari costiere iraniane che rappresentano una minaccia per la navigazione commerciale e militare. Alcune si trovano vicino allo Stretto di Hormuz, e altre sono probabilmente situate più a nord lungo la costa. «Credo sia meglio non avere le truppe stazionate in un unico luogo per un periodo prolungato», ha spiegato Eisenstadt. «L'agilità è parte integrante della protezione delle forze, se queste si muovono e conducono incursioni, entrando e uscendo rapidamente dal territorio»
La 31ª Unità di Spedizione dei Marines, composta da circa 2.200 marinai e marines statunitensi, è stata inviata nella regione nelle scorse settimane. Possiede capacità per condurre missioni di questo tipo, ma deve affrontare limitazioni logistiche riguardo alla durata delle sue operazioni senza rifornimenti aggiuntivi.
Il nodo di Kharg
L'isola di Kharg è il territorio iraniano più importante nel Golfo Persico, ma i funzionari militari statunitensi hanno studiato altre isole iraniane più vicine a Hormuz come potenziali siti per operazioni statunitensi.
Un altro ex alto funzionario della difesa, a conoscenza dei piani militari statunitensi per una campagna di terra in Iran, ha affermato che si tratta di piani molto ampi. «Abbiamo esaminato la questione. Abbiamo effettuato delle simulazioni di guerra», ha dichiarato il funzionario. «Non si tratta di una pianificazione dell'ultimo minuto». La sfida più grande, ha aggiunto, sarà proteggere le forze statunitensi che occuperanno il territorio. «Bisogna garantire la copertura di chi si trova sull'isola di Kharg», ha detto il funzionario. «Questo è il compito difficile. Conquistarla non è difficile. Proteggere i propri uomini una volta che sono lì, quello sì che è difficile».
Un'altra isola che potrebbe essere presa di mira è Larak, un importante centro di stoccaggio di armi iraniane utilizzate per mantenere il controllo dello stretto e del traffico marittimo. Axios ha riferito che funzionari dell'amministrazione stanno valutando attacchi contro Larak, così come contro la contesa isola di Abu Musa. Ma le truppe inviate da Trump nella regione potrebbero essere impiegate anche per altre missioni. Gli Stati Uniti sono ancora alla ricerca dei 440 kg di uranio altamente arricchito (HEU) scomparsi dopo gli attacchi statunitensi contro l'Iran dello scorso giugno.