Intervista a Vani Rao: «Aerospazio e farmaceutico, l?India scommette sul Sud»
Il Mattino

Intervista a Vani Rao: «Aerospazio e farmaceutico, l?India scommette sul Sud»

Lunedì 30 marzo 2026
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Ambasciatrice Vani Rao, l?Ue e l?India hanno firmato il più grande accordo di libero scambio della loro storia, che copre oltre il 96% del commercio bilaterale e punta a...

Ambasciatrice Vani Rao, l’Ue e l’India hanno firmato il più grande accordo di libero scambio della loro storia, che copre oltre il 96% del commercio bilaterale e punta a raddoppiare le esportazioni europee verso l’India entro il 2032. Cosa può cambiare, in concreto?

«L’FTA India-Ue è un accordo storico e fondamentale per entrambe le parti – risponde l’Ambasciatrice di Nuova Dehli a Roma, ospite in questi giorni della Regione Campania a Napoli, dove ha incontrato il Presidente Fico, e dell’Unione Industriali di Caserta, accompagnata dal Console Onorario Gianluigi Traettino e ricevuta dal presidente Della Gatta -. Avevamo iniziato a negoziarlo nel 2007 ma nel 2022 le trattative sono riprese con maggiore intensità, anche a causa delle circostanze geopolitiche. L’accordo di libero scambio è un framework attraverso il quale India e Ue cercano di mitigare i rischi, diversificare il commercio globale e sviluppare collaborazioni commerciali ed economiche con partner affidabili. Per l’India, l’Ue è uno dei partner commerciali più grandi al mondo, con un volume di scambi di 180 miliardi di dollari, tra beni e servizi. I nostri investimenti reciproci stanno crescendo. L’India ha l’intenzione di diventare un hub manifatturiero e si sta integrando sempre più nelle catene di approvvigionamento globali. Il nostro consumo interno e le esportazioni globali stanno aumentando».

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Le aziende industriali indiane sono da tempo attive in Campania: quali sviluppi si possono immaginare dopo l’accordo con l’Unione Europea?

«Vogliamo far crescere le relazioni economiche con il Sud Italia e la nomina del Console onorario a Caserta è un segnale evidente in questa direzione. In Campania possiamo guardare al settore aerospaziale per le collaborazioni commerciali. Avete un buon ecosistema aerospaziale qui, e l’industria spaziale indiana, soprattutto le startup, ha ottenuto ottimi risultati. Nel settore della trasformazione alimentare possiamo perseguire collaborazioni tecnologiche con le aziende italiane e meridionali: il nostro settore agricolo può imparare molto dall’esperienza e dalla competenza dell’Italia. Nel settore farmaceutico, poi, le partnership Indo-Italiane potrebbero essere reciprocamente vantaggiose. Come sapete, il settore farmaceutico indiano è riconosciuto a livello globale per la produzione di farmaci di qualità a prezzi competitivi. Infine, l’India è diventata un hub per la produzione automobilistica: quindi possiamo esplorare come collegare le nostre catene di approvvigionamento, ad esempio attraverso l’esportazione di componenti».

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Intanto, un grande gruppo siderurgico del suo Paese è in corsa per rilevare la proprietà dell’ex Ilva: che ne pensa?

«Siamo molto felici dei possibili investimenti indiani nel vostro Paese ma il Governo indiano è solo un facilitatore di iniziative che riguardano il capitale privato. E in ogni caso tutto dovrà eventualmente avvenire nel totale rispetto delle regole e delle normative italiane».

L’accordo è anche una risposta al sistema delle tariffe doganali che ha messo a dura prova le relazioni tra gli Stati?

«Guardiamo al contesto globale e alle difficili circostanze geopolitiche post-Covid: numerosi conflitti in tutto il mondo, rotte commerciali marittime bloccate e catene di approvvigionamento per tecnologie critiche ed energia a rischio. Inoltre, l’ordine internazionale basato sulle regole è sotto enorme stress. Stiamo assistendo a come il commercio, le tariffe e il protezionismo stiano diventando strumenti di politica estera. Questo ha indebolito il multilateralismo in molti modi: molti Paesi non hanno la leva o la capacità di affrontare questi problemi. Ci sono anche molte barriere non tariffarie, come problemi normativi, misure fitosanitarie, standard di sicurezza alimentare... L’India ha adottato la strategia di negoziare accordi commerciali con i nostri partner strategici più stretti. Poiché l’Ue è uno dei nostri partner commerciali più importanti, la riduzione delle tariffe da entrambe le parti faciliterà il commercio. L’FTA semplifica gli ostacoli normativi da entrambe le parti e faciliterà le Pmi, indirizzandole su come impostare operazioni nei rispettivi territori».

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L’Italia è stata fortemente impegnata nel raggiungimento di questo accordo. Cosa unisce i nostri Paesi in termini di industria e commercio? E quali prospettive potrebbe aprire questa cooperazione?

«L’Italia è uno dei paesi più industrializzati d’Europa, con aziende forti nei settori dell’ingegneria, del design, della meccanica, della produzione ad alta tecnologia e della sostenibilità. Le vostre aziende possiedono capacità di nicchia nei settori della difesa, delle energie rinnovabili, della nautica, delle ferrovie, dell’agrialimentare e della meccanica. In India c’è una rapida industrializzazione e urbanizzazione. Stiamo costruendo infrastrutture moderne in aeroporti, porti, autostrade, ferrovie, logistica... Siamo impegnati nella transizione verso l’energia pulita per raggiungere emissioni nette zero entro il 2070. Disponiamo di una grande forza lavoro qualificata e professionale, tra cui ingegneri, esperti IT, medici. L’India sta attraversando una rapida crescita economica, sviluppo e grandi investimenti pubblici in infrastrutture, trasporti ed energia. Questo apre molte porte per le collaborazioni aziendali Indo-Italiane. Le aziende possono produrre in India ed esportare a livello globale a prezzi competitivi. Il nostro scambio commerciale di 14 miliardi di dollari è ancora ben al di sotto del potenziale. Abbiamo l’obiettivo di raggiungere i 20 miliardi di dollari entro il 2029. Gli investimenti tra i due paesi stanno aumentando. Ci sono più di 700 aziende italiane in India, molte delle quali stanno ampliando le loro operazioni. Ci piacerebbe vedere più aziende indiane anche in Italia».

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