Intervista a Marta Russo: «Io, influencer dei disabili così combatto le barriere»
A chiamarla «influencer dell?Accessibilità» sono in realtà i suoi follower, come tiene a precisare lei stessa. Ma di fatto Marta Russo, 24 anni (nata a Roma e...
A chiamarla «influencer dell’Accessibilità» sono in realtà i suoi follower, come tiene a precisare lei stessa. Ma di fatto Marta Russo, 24 anni (nata a Roma e cresciuta a Napoli), è diventata un simbolo di lotta per l’affermazione dei diritti delle persone con disabilità.
Laureata in Scienze e Tecniche psicologiche e iscritta alla magistrale di Psicologia clinica, Marta è affetta da una disabilità motoria ed è molto attiva sui social per l’abbattimento delle barriere architettoniche che incontra con la sua carrozzina, per l’inclusione e il turismo accessibile. «Per sensibilizzare su questi temi - spiega - racconto sui miei canali “I Pensieri di Marta” la quotidianità di una persona con disabilità, le difficoltà e anche i miei viaggi accessibili». Un percorso che l’ha portata a promuovere un progetto nelle scuole italiane, da cui è nato un libro giunto alla sesta edizione e per il quale è stata insignita nel 2025 del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E domani a Ercolano incontrerà il ministro della Disabilità Alessandra Locatelli.
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Tutto è partito da un libro, giusto?
«Sì, il mio primo libro, nato dal progetto “I Pensieri di Marta”, realizzato in collaborazione con tutte le scuole d’Italia e al momento unico sul territorio nazionale sui temi della disabilità e dell’inclusione. Abbiamo coinvolto centinaia di scuole, offrendo a studenti e docenti un percorso di riflessione sull’accessibilità e sul valore delle diversità. Per la scorsa edizione ho invitato i ragazzi a scrivere racconti inclusivi, dando voce a storie uniche, capaci di emozionare e far riflettere».
Di cosa parlano?
«Spaziano dal punto di vista dei bambini e dei docenti fino a storie di fantasia, favole moderne e testimonianze toccanti. Al centro c’è sempre l’idea che ogni persona abbia un talento e che la diversità sia una ricchezza da condividere».
Perché questa scelta?
«La mia è una battaglia di impegno civico, per divulgare anzitutto la buona informazione su queste tematiche ed è il motivo per cui lo scorso anno sono stata nominata Cavaliere della Repubblica».
Come ha reagito quando lo ha saputo?
«Avevo le lacrime agli occhi quando mi arrivò la telefonata dal Quirinale, non me lo aspettavo ed è stata un’emozione indescrivibile».
Si sente una «influencer dell’Accessibilità»?
«In realtà questa etichetta mi è stata attribuita dai miei follower, perché ho messo in moto una rivoluzione culturale per un cambio di prospettiva sul tema, al fine di abbattere non solo le barriere architettoniche ma soprattutto quelle mentali e culturali».
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Da dove nascono i problemi principali per le persone con disabilità?
«Dal gradino che ti impedisce di uscire ed è un ostacolo alla tua socialità e che diventa un problema anche per i tuoi amici, se devono prendersi l’impegno di accompagnarti per aiutarti a quelle mentali ancora radicate nella mente delle persone».
La sua battaglia quotidiana la vede in prima linea anche con le massime cariche istituzionali.
«Sì, collaboro con il ministro per le disabilità Alessandra Locatelli, focalizzando l’attenzione nelle diverse attività che svolgiamo sul concetto di persona. Cioè oggi non si parla più di diversamente abili o disabili, ma secondo la normativa vigente di persone con disabilità, a dimostrazione che la persona viene prima».
Riguardo al libro, quali sono le novità di quest’anno?
«Due premi, uno del pubblico e l’altro della giuria. Il primo riguarda la foto sul tema dell’inclusione che ha ricevuto più like sui social, il secondo è quello selezionato da un’apposita giuria da me scelta ogni anno in base alle loro competenze».
Lei si occupa di turismo accessibile. Ossia?
«Visito parchi archeologici o siti Unesco per testare l’accessibilità di questi luoghi per chi ha difficoltà, il che significa diritti a uscire e fruire del patrimonio culturale di una città per tutti».
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Qual è il messaggio che vuole dare ai giovani?
«Abbatti le barriere e fai la differenza, è il mio slogan. Ma anche di non perdere mai la speranza, perché c’è sempre qualcosa in cui credere e ai genitori di non arrendersi alla prima diagnosi e di credere negli insegnanti come figure di supporto per i figli, perché lavorano per sviluppare le loro potenzialità e aiutarli a diventare autonomi».