Daniela Di Maggio: «Giogiò, il fratello del killer andava salvato dal baratro»
«Quando ho sentito che era stato arrestato il fratello di Luigi, l?assassino di mio figlio, per aver sparato a dei ragazzi, ho provato delle emozioni forti. Molto forti. Perché...
«Quando ho sentito che era stato arrestato il fratello di Luigi, l’assassino di mio figlio, per aver sparato a dei ragazzi, ho provato delle emozioni forti. Molto forti. Perché la notizia arriva in un periodo di feste e le feste per chi perde un figlio sono sempre un momento particolare. Questa notizia ha riaperto una ferita mai sanata».
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Daniela Di Maggio, la madre di Giogiò, Govanbattista Cutolo, il musicista ucciso per aver cercato di sedare una lite in piazza Municipio il 31 agosto del 2023, è da allora impegnata per aiutare i ragazzini a rischio e le loro famiglie a cambiare rotta. Anche con un’associazione che porta il nome di suo figlio, «Giogiò vive»
Ha parlato di emozioni forti, vuole provare a spiegarcele?
«Certo. Da un lato sono stata contenta perché un altro ragazzo violento ed armato è finito in prigione e, questa volta, senza togliere la vita a qualcuno altro. Dall’altro mi sono crucciata perché quella famiglia andava monitorata. Sono ragazzi, sono minori non possono essere abbandonati ad un destino che sembra già scritto. Perché si sapeva che quella è una famiglia complicata. Quando è uscita la sentenza di Giogiò il padre, che anche lui entra ed esce dal carcere, ci guardò e, davanti alla Digos che era presente, simulò con le mani una pistola. La sorella del ragazzo condannato, fece il gioco dell’ombrello per minacciare me e gli amici di mio figlio che esultavano per la vittoria giudiziaria anche se per tutti è stata soltanto un’amara e piccola soddisfazione perché un sasso ha distrutto un brillante e mio figlio era quel brillante....».
Cosa si sente di dire alla madre di questi due ragazzi?
«Che è tutta colpa sua se i suoi figli sono violenti, armati e disprezzano la vita degli altri. Lei non ha saputo educarli all’amore, al bene, al rispetto. Io il mio Giogiò l’ho educato a tutto ciò, era un musicista, un animo sensibile, sempre pronto a fare qualcosa di buono per gli altri. È stato ucciso da chi non sa cosa vuol dire avere una sensibilità. La cosa che non riesco a capire, e per la quale mi batto da tre anni, è come mai nessuno interviene su queste famiglie, perché loro non erano monitorati. Perché nessuno si è interessato, dopo l’arresto di Luigi, degli altri fratelli, del contesto familiare».
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Questo è un altro interessante discorso. Il monitoraggio delle famiglie a rischio...
«Luigi aveva accoltellato un compagno di scuola, girava armato, faceva rapine. Perché mai nessuna Istituzione si è interessata a lui? Quando Giovanbattista è morto il fenomeno delle baby gang c’era ma non era così forte come ora. Ora la situazione è precipitata nonostante gli sforzi fatti da me che ho sempre alzato la voce su certi temi, dalle Istituzioni che sono state collaborative. Oggi questi “bambini” violenti si sentono protetti. Abbiamo lavorato tanto per far sì che i minori non possano essere messi alla prova quando compiono reati così gravi ma loro sembrano essere informati su tutti i loro diritti e su come la legge, per certi versi, non può punirli. Luigi ha ottenuto uno sconto di pena grazie alla Cartabia, se trova un giudice che interpreta in maniera garantista la legge, magari esce avrà dei permessi, rischio di trovarmelo in strada di nuovo... Intanto, in carcere, a quanto mi risulta, fa ciò che vuole: da alcuni documenti che ho in mio possesso ho la prova che avrebbe un cellulare a propria disposizione con il quale interagisce sui social... Ripeto, questi ragazzi sono ben consapevoli della loro impunibilità e questo non lo dico solo da mamma a cui è stato ucciso un figlio ma anche da esperta delle dinamiche giovanili perché ho competenze professionali nel campo».
Lei però resta combattiva...
«Mi sto battendo da 3 anni per chiedere una legge ad hoc, l’ho detto anche al ministro Valditara: vanno monitorate tutte le mamme che hanno già altri figli in carcere. Sto anche chiedendo che venga istituito il reato di apologia di mafia, per tutti quei post che compaiono sui social e soprattutto su TikTok, contro ragazzini tra cocaina, pistole. Per questo voglio essere nominata Garante delle vittime, perché mamme come me sono vittime di famiglie che crescono figli in contesti criminali. Il fenomeno della devianza giovanile è in continua evoluzione anche la legge sull’emergenza giovani di recente firmata dal presidente Mattarella è già superata dai tempi. Ma soprattutto, e non mi stancherò mai di ripeterlo, bisogna fare corsi di formazione alle famiglie, di genitorialità ai genitori che non sono in carcere e anche a quelli in carcere».