Dimessa dall'ospedale la prof accoltellata dal 13enne a scuola. «Io viva grazie al coraggio di un mio studente»
Il Mattino

Dimessa dall'ospedale la prof accoltellata dal 13enne a scuola. «Io viva grazie al coraggio di un mio studente»

Lunedì 30 marzo 2026
7 visualizzazioni

È stata dimessa oggi pomeriggio dall'ospedale Chiara Mocchi, la prof accoltellata mercoledì scorso a Trescore Balneario a scuola da un suo studente 13enne. La docente, 57 anni,...

Top News - NewsletterOgni giorno le notizie più lette della giornataIscriviti e ricevi le notizie via email

È stata dimessa oggi pomeriggio dall'ospedale Chiara Mocchi, la prof accoltellata mercoledì scorso a Trescore Balneario a scuola da un suo studente 13enne. La docente, 57 anni, di Berzo San Fermo, era ricoverata al Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Prima di essere dimessa ha scritto una lettera aperta di ringraziamenti nei confronti di A.V.I.S. e dei suoi donatori, incoraggiando chiunque legga il suo messaggio a trovare «il coraggio e la volontà di donare una piccola parte del proprio sangue all’A.V.I.S., afinché possa scorrere nelle vene di chi – come me – senza quelle gocce non ci sarebbe più». Ma un grazie sincero è rivolto anche allo studente - di cui non viene fatto il nome e viene citato con la sua iniziale "E" - che è intervenuto e «l'ha difesa, rischiando la sua stessa vita» impedendo «il peggio».

APPROFONDIMENTI «Mi mancano i miei alunni»L’annuncio social del 13enne: «Ucciderò la prof»

La lettera aperta

«Voglio dettare anche oggi, con voce flebile, queste poche righe a quello che ormai è il mio Angelo Custode: il mio Legale di Fiducia. Lo faccio perché sento il bisogno di dire grazie, un grazie che sale dal cuore e attraversa ogni battito che ancora oggi posso sentire. Un grazie rivolto a quei donatori A.V.I.S. anonimi che, senza sapere chi io fossi, mi hanno ridato la vita», con queste parole Chiara Mocchi apre la sua lettera. «Sono Chiara MOCCHI, insegnante di francese alla Scuola Secondaria di Leonardo Da Vinci di Trescore B.rio (Bg).

La mattina del 25 marzo 2026, davanti alla mia aula, un mio alunno tredicenne – confuso, trascinato e “indottrinato” dai social – mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale». Il messaggio prosegue poi con un sincero ringraziamento allo studente "E" che è intervenuto difendendola dall'aggressione del tredicenne: «solo il coraggio immenso di un altro mio alunno: “E.”, anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio. Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio». «Poi, dal cielo, è arrivata l’eliambulanza del servizio “Blood on Board”. Mi hanno caricata in un istante. Nel momento del decollo, ho visto dall’alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, - racconta la professoressa - le lacrime agli occhi. Era come se volessero trattenermi ancora un po’ con loro. Ricordo una voce di donna, ferma e urgente: “Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più.” Poi la luce nei miei occhi si è spenta e ho sentito di sprofondare nel buio più profondo. E proprio lì, in quel buio, ho percepito la vita tornare indietro.Come se stesse rientrando lentamente nel mio corpo, attraverso le vene. Una voce maschile scandiva: “Ancora una sacca… presto, ancora una!” Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore che riprendeva il suo ritmo».

L'invito a donare sangue

«Devo la vita a molte persone: a Francesco DAMINELLI, responsabile del servizio “Blood on Board”, e a un equipaggio straordinario: Giuseppe CALVO, Valentina CORTINOVIS, Enrico LAZZARINI, Simone COSTA e Luca STEFANI. Professionisti, ma soprattutto esseri umani che non dimenticherò mai. E poi c’è un pensiero che mi commuove. Penso – e non è un sogno – che il sangue che ora scorre nelle mie sia quello del mio avvocato Angelo Lino MURTAS, donatore ebettivo AVIS da oltre 45 anni, che ha salvando la vita a tante persone e che aveva donato il sangue proprio il giorno prima all’A.V.I.S. di Monterosso a Bergamo. -2- Come lui, ci sono migliaia di persone anonime che obrono una parte di sé senza voler nulla in cambio. Gesti che sembrano piccoli, ma che diventano enormi quando salvano una vita. È lo stesso spirito con cui mio padre fondò l’AVIS–AIDO della Media Val Cavallina, con quel motto che da sempre custodisco nel cuore: “UNA GOCCIA DI SANGUE PUÒ SALVARE UNA VITA.” Forse non immaginava che un giorno quella vita sarebbe stata proprio quella di sua figlia. Oggi la mia gratitudine va al mio alunno “E.”, ai donatori, ai soccorritori, a chi mi ha tenuta aggrappata a questo mondo che Amo e che non voglio lasciare. Ma soprattutto va a chi sta leggendo queste righe. Perché spero che, dopo averle lette, trovi il coraggio e la volontà di diventare donatore. Di abidare una piccola parte del proprio sangue all’A.V.I.S., abinché possa scorrere nelle vene di chi – come me – senza quelle gocce non ci sarebbe più. Con profonda, immensa riconoscenza». Con queste parole si conclude il messaggio di ringraziamento di Chiara Mocchi che ricorda ed esorta chiunque abbia letto la sua lettera a trovare il coraggio di donare, per poter salvare tante altre vite.

Le dichiarazioni del legale: «Un eroe. Si merita una medaglia»

Dalle dichiarazioni rilasciate dal legale della professoressa Angelo Lino Murtas emergono ulteriori dettagli di quei momenti concitati. Le urla della docente Chiara Mocchi avrebbero richiamato l'attenzione dello studente "E" che ha affrontato il compagno armato prendendolo a calci e facendolo scappare. «E' indubbiamente un eroe» ha detto all'ANSA il legale. «Ha rischiato di prendersi delle coltellate anche lui, come mi ha riferito la mia assistita - ha aggiunto Murtas -. Sono intenzionato a proporlo per una medaglia perché se le merita». 

Condividi questo articolo