Il governo rilancia sul Sud, risorse e procedure snelle: «Si va avanti con la Zes»
La nascita vera e propria del Dipartimento per il Sud, che assorbirà anche la Struttura di missione della Zes unica Sud, è ormai dietro l?angolo. La Corte dei Conti, alla quale...
La nascita vera e propria del Dipartimento per il Sud, che assorbirà anche la Struttura di missione della Zes unica Sud, è ormai dietro l’angolo. La Corte dei Conti, alla quale il provvedimento era stato trasmesso per il previsto controllo contabile, ha ormai ultimato la sua valutazione. E dunque, questione di pochi giorni ormai, il nuovo organismo si appresta a entrare nella pienezza delle sue funzioni (sotto il coordinamento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra). Di conseguenza si farà anche e soprattutto chiarezza sul futuro della Zes, del quale si discute da mesi, a proposito dell’eventuale allargamento a tutto il Paese.
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Nelle ultime ore, complici anche le valutazioni politiche del Governo e della maggioranza sull’esito del referendum sulla giustizia, specialmente al Sud, sembra che l’ipotesi di una Zes Italia – sostenuta da una parte rappresentativa di Confindustria e segnatamente da alcune regioni, Piemonte in testa, con le regioni del Sud contrarie – sia in fase di ulteriore approfondimento. Nel senso che l’attuale modello Zes, che ingloba tutte le regioni meridionali e, dall’1 gennaio 2026, anche Marche e Umbria, considerate in transizione e dunque più «affini economicamente» al Sud, resterà com’è. Non cambierebbe, cioè, nome e funzioni nel passaggio al Dipartimento, restando il punto di riferimento per gli investimenti nel Mezzogiorno.
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Un ruolo, va ricordato, che in due anni ha contribuito unitamente al Pnrr alla forte crescita economica del Mezzogiorno (al momento sono salite a 180 le autorizzazioni uniche concesse dall’inizio dell’anno che portano il totale a circa 1.200, con una sensibile crescita della Puglia negli ultimi mesi). Nel Dipartimento toccherebbe sempre a Giosy Romano, coordinatore da agosto 2024 della Struttura di missione, la responsabilità della Zes unica con un incarico di capo Dipartimento. Ma il modello Zes sarà anche il fulcro di una nuova normativa che dovrebbe estenderne le facilitazioni burocratiche anche al resto del Paese.
Le misure
Lo ha più volte annunciato la stessa premier Giorgia Meloni (e se ne sarebbe parlato pure in sede Ue), convinta che sia la misura ideale per far ripartire gli investimenti anche al Nord. Non avrebbe però la stessa componente finanziaria, in altre parole niente credito d’imposta che per il Sud è arrivato a 2.732 milioni circa per il 2025, con una percentuale comprensiva dei 532,64 milioni “aggiunti” dopo la Legge di Bilancio, che coprono fino al 75% della richiesta iniziale. Né, a quel punto, avrebbe più senso chiamarla tecnicamente Zes Italia dal momento che la ribadita centralità del Sud escluderebbe di fatto qualsiasi ulteriore omologazione territoriale.
Di qui l’idea della nuova misura che dovrà essere concordata con Bruxelles ma che risponderebbe comunque all’esigenza di flessibilità della quale l’inventore della Zes unica Sud, l’ex ministro e attuale vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto, si è fatto promotore e interprete anche nel suo attuale incarico (la riforma della Coesione Ue lo dimostra chiaramente). Consentire alle imprese di tutto il Paese la sburocratizzazione sperimentata al Sud resta insomma una strada percorribile e dichiaratamente “europeista” (si eviterebbero così anche i dubbi di Bruxelles in materia di aiuti di Stato) ma con un iter normativo diverso da quello seguito per la Zes unica. Due strumenti, insomma, accomunati da un unico, condivisibile obiettivo: accorciare e snellire le procedure per attrarre e realizzare gli investimenti in un Paese ingessato storicamente dalla burocrazia.
Il modello
Se le cose stessero effettivamente così, non sarebbe nemmeno da escludere che la responsabilità tecnica di questa eventuale “misura bis” possa essere attribuita allo stesso Romano. Lo si capirà quando, come detto, diventerà definitiva la nascita del Dipartimento Sud, che peraltro ha fatto storcere il naso a chi lo vede come un inutile appesantimento delle politiche in chiave meridionale. Sbarra, però, ha sempre sottolineato che la strada è ormai tracciata: «La Zes Unica Mezzogiorno – aveva detto nel corso dell’ultima cabina di regia Zes - è un modello efficace e un pilastro della politica industriale del Sud.
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La legge di stabilità ha assicurato stanziamenti importanti per dare continuità e sostegno agli investimenti e i 4 miliardi per il prossimo triennio assicurano una pianificazione strutturata degli investimenti stessi. È importante che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, indichi la Zes come modello a cui guardare per misure future da introdurre a livello nazionale al fine di garantire la semplificazione amministrativa». Della serie, la Zes unica non cambierà i suoi confini.