Italia fuori dai Mondiali, adesso via i colpevoli: rifondare subito
Il Mattino

Italia fuori dai Mondiali, adesso via i colpevoli: rifondare subito

Mercoledì 1 aprile 2026
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Un tormento durato quasi tre ore, alla fine ancora un?amarezza: per la terza volta consecutiva l?Italia non sarà al Mondiale. Sconfitta dalla Bosnia ai rigori, dopo una partita...

Un tormento durato quasi tre ore, alla fine ancora un’amarezza: per la terza volta consecutiva l’Italia non sarà al Mondiale. Sconfitta dalla Bosnia ai rigori, dopo una partita giocata per un tempo e due supplementari in inferiorità numerica per l’espulsione di Bastoni. L’orgoglio non poteva bastare.

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È stata una sofferenza a Zenica, su un campo inadeguato per una finale playoff. Il perfetto colpo di Kean (con la collaborazione del portiere Vasilj) per il vantaggio non ha illuso nessuno perché la reazione della Bosnia è stata immediata, con una serie di cross per attivare Dzeko e i suoi compagni, forti di testa. La Nazionale ha giocato con ordine, sfruttando la qualità del suo centrocampo, ma non è riuscita a raddoppiare.

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A condizionarla pesantemente è stato Bastoni, che si è fatto espellere per il fallo su Memic alla fine del primo tempo: lui, l’interista nel mirino dopo la simulazione nella partita con la Juve, ha sbagliato nuovamente tuffo e ha centrato l’avversario. Tutto in salita, con l’assalto della Bosnia al fortino di Donnarumma. L’Italia ha tirato fuori il cuore in inferiorità numerica ma ha fallito tre palle gol con Kean, Esposito e Dimarco. Stringere i denti non è bastato, il gol di Tabakovic (con un tocco di braccio di Dzeko non rilevato dall’arbitro Turpin) ha prolungato la sfida all’over time.

È finita come nel 2018 e nel 2022, a niente è valso lo sforzo di Gattuso di rimettere insieme i cocci della Nazionale e di compiere il salto verso la World Cup extra-large voluta Infantino, il presidente della Fifa che ha origini italiane e una passione per l'Inter. Un'altra generazione di giovanissimi tifosi non potrà vedere le maglie azzurre al Mondiale. Restiamo a casa, peraltro proprio a vent'anni dal trionfo del 9 luglio 2006 a Berlino, quando Fabio Cannavaro alzò la Coppa. Lui ci sarà, alla guida dell'Uzbekistan con i tre collaboratori napoletani (il fratello Paolo, Troise e Albarella). E ci sarà un altro ct napoletano, Montella, che ha festeggiato con la Turchia.

Purtroppo non c'è da sorprendersi che sia andata così. Il massimo a cui era arrivata la Nazionale, dopo il successo del 2021 agli Europei itineranti, era stato l'ottavo di finale a Euro 2024. Ci eliminarono gli svizzeri, che sfideranno la Bosnia al Mondiale, insieme a Canada e Qatar. Non è questo l'anno zero del calcio italiano. La crisi ha profonde origini istituzionali. E non riguarda soltanto i risultati (modesti) della Nazionale. Quando nel 2014 diventò presidente della Figc, il presidente Tavecchio non soltanto mise Conte alla guida della squadra uscita dal Mondiale brasiliano ma avviò il progetto della riforma dei campionati, rimasto al palo.

Ogni Lega difende tenacemente le proprie posizioni e i propri club. Un numero così elevato di squadre professionistiche non è più accettabile, anche perché vi sono poi situazioni scabrose, come quella delle pesanti penalizzazioni subite da Siracusa e Trapani in serie C. Il Var, introdotto proprio dalla Federazione presieduta da Tavecchio, non ha migliorato il rapporto con il mondo arbitrale. Lo ha peggiorato, se possibile, perché il Var è sempre più invadente. Gravina pensava a una differente struttura arbitrale, simile a quella della Premier inglese. Ma il percorso è tortuoso.

Il presidente federale, forte dell'ampio consenso registrato in occasione dell'ultima elezione, ha da tempo manifestato l'intenzione di restare al suo posto. Diversa la posizione del dirigente Buffon e del ct Gattuso, che riteneva possibile questa missione, invece fallita come era accaduto a Ventura e Mancini, senza parlare poi di Spalletti, messo alla porta prima di una partita. Ma in questa situazione - sportivamente - davvero drammatica non è lo stile che conta. È la sostanza. Una Nazionale che ha vinto 4 Coppe del mondo e 2 Coppe europee e resta per la terza volta fuori dal Mondiale rappresenta una questione che dovrebbero analizzare anche governo e Coni: non basta la presenza alle partite del ministro Abodi e del presidente Buonfiglio.

È un problema di governance di modesto livello o di qualità tecnica scadente? Non pesiamo politicamente e si è visto anche ieri in Bosnia, con interventi arbitrali sfavorevoli in episodi chiave. Se Gravina intende restare presidente, metta sul tavolo un piano vero e realizzabile, senza annunci spot, come quello - successivo all'eliminazione da Euro 2024 - di una commissione con dirigenti di club per studiare le forme di collaborazione con la Nazionale: sono passati quasi due anni e non risulta che vi siano state proposte. Recentemente si è insediata una commissione per il calcio giovanile, a detta del coordinatore Viscidi sulla falsariga del Nucleo addestramento giovani calciatori degli anni '50.

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Non riusciamo più ad esprimere valori tecnici anche se i nostri allenatori fanno scuola nel mondo, da quelli che sono ai vertici in campionato ad Ancelotti che proverà a vincere il Mondiale con il Brasile dopo aver conquistato di tutto e di più con i club. La struttura della Nazionale è fragile perché i club preferiscono aprire le porte a stranieri, pure di modesta caratura, anziché agli italiani. E i vivai sono pieni di ragazzi che vengono da altri Paesi. Sono situazioni che non abbiamo scoperto ieri sera, dopo l'amarezza della caduta in Bosnia, ma con le quali conviviamo da sedici anni, da quando la Slovacchia di Hamsik eliminò i campioni del mondo in carica dalla Coppa che si disputava in Sudafrica. Poi solo parole e delusioni, tranne la parentesi dell'Europeo vinto da Mancini. Tutto questo non è più tollerabile. È tempo di mettersi in maniera costruttiva al lavoro, non di creare polemiche e alzare polveroni. Per il rispetto che si deve all'Italia, intesa come nazione e non come nazionale.

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