Domenico Caliendo, i chirurghi: «Cartella clinica corretta, niente falsi sull?espianto»
Il Mattino

Domenico Caliendo, i chirurghi: «Cartella clinica corretta, niente falsi sull?espianto»

Mercoledì 1 aprile 2026
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Sostiene di non aver anticipato l?intervento di espianto del cuore del piccolo Domenico Caliendo. E lo fa facendo leva su una foto e su un video fatti all?interno della sala operatoria...

Sostiene di non aver anticipato l’intervento di espianto del cuore del piccolo Domenico Caliendo. E lo fa facendo leva su una foto e su un video fatti all’interno della sala operatoria dell’ospedale Monaldi. In sintesi: non c’è stato alcun espianto anticipato o azzardato del cuore del piccolo paziente. E non è tutto. C’è un altro punto su cui insiste: «Zero comunicazione in sala operatoria; zero riferimento alle criticità riscontrate sul cuore donato giunto al Monaldi». Sono questi i punti su cui insiste la difesa del cardiochirurgo Guido Oppido.

APPROFONDIMENTI

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Aula 715, Tribunale di Napoli, siamo dinanzi al gip Mariano Sorrentino. Tocca a Oppido e alla sua vice Emma Bergonzoni replicare alle accuse mosse dalla Procura di Napoli. È il momento degli interrogatori preventivi dei due professionisti napoletani per i quali la Procura ha chiesto l’interdizione dai pubblici uffici. Devono rispondere di falso, in relazione a presunte anomalie emerse nella cartella clinica di Domenico Oppido. Avrebbero spostato in avanti l’orario dell’intervento, in pieno contrasto rispetto a quanto attestato da due infermiere e dal caposala (tre testimoni non indagati, ndr) a proposito di quanto avvenuto lo scorso 23 dicembre al Monaldi. Un’accusa, quella di falso, mossa solo ai due chururghi, in una indagine in cui sono in sette i medici (tra cui Oppido e Bergonzoni) a rispondere di omicidio colposo per la morte del piccolo Domenico.

Il duello

Ma torniamo in aula. Inchiesta condotta dal pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci, è il momento del confronto. Una sorta di prequel di un eventuale processo. Difesa dal professore e avvocato Vincenzo Maiello, tocca prima alla chirurga Bergonzoni. In aula appare provata da un punto di vista emotivo, ma si difende con determinazione, per respingere l’accusa di aver contribuito ad anticipare l’intervento ma anche dall’ipotesi - decisamente più grave - di aver provato a falsificare la cartella clinica». Spiega l’avvocato Maiello: «Ha risposto con sofferenza emotiva e ha ricostruito con lucidità la sequenza anche nei particolari di tutto quello che è accaduto, che non corrisponde alle dichiarazioni di quanti sono stati finora sentiti a sommarie informazioni testimoniali». E ancora: «Non ci sono falsi nella cartella clinica firmata dalla mia assistita». Ma il confronto più aspro in aula è quello che segue.

Difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, Oppido risponde per oltre tre ore alle domande di pm e giudice. Spuntano una foto e un video acquisiti dalla Procura: la foto è scattata alle 14.26, che ritrae il famigerato box frigo con il cuore in arrivo da Bolzano; poi c’è il video delle 14.34, che mostra il cuore nativo di Domenico appena espianto. Un organo riposto sul tavolo clinico, che «risulta ancora vivo e pulsante». Per i difensori di Oppido non ci sono dubbi. È la prova che non c’è stato alcun espianto anticipato. Niente azzardi. Gli avvocati di Oppido chiariscono: «Un cuore che pulsa alle 14.34 non può essere clampato alle 14.18, non può essere clampato 16 minuti prima». Quel video, secondo i difensori, attesta che la versione resa dalle due infermiere e dallo stesso caposala Francesco Farinaceo non è veritiera. Eppure, su questo punto, i tre testimoni erano stati chiari: «Quando è stata clampata la aorta (atto iniziale dell’espianto) la box frigo che attendevamo da Bolzano neppure era giunta in sala operatoria». Ma c’è un altro punto su cui Oppido insiste. Ed è la mancanza di comunicazione: «Oppido aveva chiesto se fosse tutto apposto, ma nessuno gli ha comunicato alcuna criticità, nessuno gli ha detto che c’erano problematiche».

Il silenzio

Una versione che sposta l’attenzione sulle dinamiche interne alla sala operatoria. Spiegano gli avvocati Manes e Sorge: «Il compito di chi è al tavolo operatorio è quello di stare attenti a quello che si fa. Il contenitore è stato aperto dopo 12 minuti, perché non è stato comunicato che c’erano problemi dopo l’apertura? Ma questa domanda non possiamo rivolgerla al dottor Oppido». Una versione che non convince i coniugi Antonio e Patrizia Caliendo, secondo quanto emerge dalla nota difensiva dell’avvocato Francesco Petruzzi. Che rilancia le accuse proprio alla luce del timing indicato dal video acquisito in Procura: «Le correzioni alla cartella clinica sono state apportate solo dopo l’indagine.

Invece, la nostra ricostruzione (che è anche quella della Procura) è pienamente compatibile con i dati emersi dall’analisi di foto e video. Il clampaggio della aorta è avvenuto alle 14.18. Un cardiochirurgo completa la cardiectomia in un tempo minimo di 10-12 minuti; in condizioni non ottimali, anche 15. Le contrazioni documentate alle 14.34 — a 16 minuti dal clampaggio — sono dunque perfettamente compatibili con un espianto completato intorno alle 14.28-14.33, cui seguono pochi minuti fisiologici in cui il cuore continua a pulsare, quelli rappresentati dal video». Stesso documento, versioni contrastanti: il braccio di ferro è solo all’inizio.

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