Domenico Caliendo, parla Oppido: «Mettetevi nei miei panni, io qui non dovrei esserci»
Il Mattino

Domenico Caliendo, parla Oppido: «Mettetevi nei miei panni, io qui non dovrei esserci»

Mercoledì 1 aprile 2026
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«Voglio dire subito una cosa: nella mia vita ho sempre agito secondo coscienza, e sono qui oggi per ribadirlo». Davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli,...

«Voglio dire subito una cosa: nella mia vita ho sempre agito secondo coscienza, e sono qui oggi per ribadirlo». Davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, il dottor Guido Oppido - il cardiochirurgo che operò il piccolo Domenico Caliendo il 23 dicembre, morto due mesi dopo per il fallimento del trapianto di cuore - esordisce con queste parole.

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Palazzo di Giustizia di Napoli, le 15,30 di ieri. È il giorno dell’interrogatorio preventivo per il primario accusato di falso (risponde anche di omicidio colposo in concorso, ma non in questa sede). È il giorno della verità per il professionista sospeso dalla Direzione generale del nosocomio napoletano insieme alla collega Gabriella Farina, la specialista che a Bolzano prese in carico il cuore di un bimbo donatore morto poche ore prima dopo un tragico incidente, organo reso inutilizzabile perché trasportato in una borsa termica riempita di ghiaccio secco, anziché normale.

L'attesa

Oppido arriva in Tribunale scortato dai suoi due avvocati, Vittorio Manes e Alfredo Sorge. Destinazione l’aula 715 del Palazzo di Giustizia partenopeo, reperita in tutta fretta dopo che quella originariamente prevista - la numero 116 - è stata allagata dal nubifragio che si è abbattuto sul Centro direzionale nella notte. All’esterno dell’aula viene incoraggiato anche da una persona, che rimarrà poi per l’intera durata dell’interrogatorio seduta su una panca del corridoio leggendo un libro.

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Cappotto grigio, giacca e cravatta, il medico finito nell’occhio del ciclone per la morte del bambino di Nola affetto da una grave cardiomiopatia non riesce a mascherare la tensione dell’attesa. Ed è comprensibile. Si lascia avvicinare dai giornalisti presenti e dice: «Come sto? Mettetevi nei miei panni», risponde tradendo anche un attimo di emozione. Emerge così tutto il lato umano di un uomo inevitabilmente provato da mesi di sovraesposizione mediatica. È la prima volta che incontra i giornalisti dopo il faccia a faccia con l’inviato della trasmissione condotta da Massimo Giletti, “Lo stato delle cose”, il giornalista Alessio Lasta; in quell’occasione il primario in stato di evidente agitazione si lasciò andare ad uno sfogo: «Io le cose le ho fatte bene, sono la vittima», disse ricordando di aver operato brillantemente tremila bambini in Campania.

L'udienza

E lo ribadisce anche davanti al gip Mariano Sorrentino, in apertura dell’udienza camerale: «Non avrei mai pensato di dovermi trovare qui, in questa situazione - ha dichiarato - Nella mia vita ho sempre agito secondo scienza e coscienza. Io qui non dovrei esserci».

Sono presenti anche i due rappresentanti dell’accusa titolari del fascicolo che vede indagati, oltre al cardiochirurgo, altri sei medici del Monaldi: il procuratore aggiunto della Repubblica, Antonio Ricci, ed il sostituto Giuseppe Tittaferrante. Si chiudono le porte e inizia il lungo faccia a faccia, scandito anche da qualche momento di tensione. In più di un’occasione si sentono voci animate, segno di un confronto a dir poco vivace tra le parti.

Ma Oppido non si sottrae alle domande. Qualcuno, alla vigilia di questo appuntamento, giurava che il primario si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Così non è stato. Ed anzi, Oppido ha scandito le sue risposte ribattendo, punto per punto, alle ipotesi accusatorie di aver falsato alcuni dati temporali che hanno segnato l’inizio della tragedia del povero Domenico Caliendo. Puntualizzando una sequenza dei fatti diversa da quella che emerge dalle sommarie informazioni testimoniali e ribadendo di avere iniziato le operazioni propedeutiche al trapianto di cuore senza sapere che l’organo da Bolzano era arrivato danneggiato dal ghiaccio secco.

Al termine dell’interrogatorio Oppido guadagna l’uscita da un corridoio sul retro, per evitare di trovarsi sotto le telecamere e i taccuini dei cronisti presenti. Prima di lui, alle dieci, era toccato alla sua vice, la dottoressa Emma Bergonzoni (difesa dal penalista Vincenzo Maiello). Anche per lei la stessa accusa di falso. In completo bianco, la dottoressa dopo due ore e mezza ha lasciato il Tribunale senza rilasciare dichiarazioni.

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