Epatite A a Napoli, Vincenzo Di Sarno: «Ricoveri in calo, la prima regola resta la pulizia»
Il Mattino

Epatite A a Napoli, Vincenzo Di Sarno: «Ricoveri in calo, la prima regola resta la pulizia»

Mercoledì 1 aprile 2026
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Reduce da una riunione con Vincenzo Esposito, direttore del dipartimento di Malattie Infettive ed Urgenze Infettivologiche del Cotugno, il responsabile del pronto soccorso del polo...

Reduce da una riunione con Vincenzo Esposito, direttore del dipartimento di Malattie Infettive ed Urgenze Infettivologiche del Cotugno, il responsabile del pronto soccorso del polo monospecialistico di Napoli, Vincenzo Di Sarno, ha le idee chiare: «Siamo indubbiamente in una fase calante dell’epidemia di Epatite A – avverte – ciò è avvenuto grazie alla risposta dei cittadini ai nostri consigli e ai provvedimenti adottati delle istituzioni sanitarie regionali tradotte nelle ordinanze del sindaco».

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Dottor Di Sarno a che punto siamo con l’epidemia?

«Siamo senza alcun dubbio in una fase calante».

Da quando è iniziata questa fase di discesa dei casi?

«Da alcuni giorni: sin dallo scorso venerdì, dopo una settimana e più di casi in crescita con punte di 15 e più nuovi ricoveri al giorno, siamo scesi prima a 10 accessi al giorno e poi, dalla fine della settimana scorsa, a 2 o 3 casi. Attualmente anche i ricoverati sono in calo da 55 a 42. Siamo molto contenti di questa tendenza in quanto non era scontato riuscire a contenere in così breve tempo l'epidemia. Evidentemente il messaggio lanciato è stato recepito dai cittadini».

Cosa c’è ancora da fare per venirne definitivamente a capo?

«Continuare su questa strada. Da un lato l’igiene delle mani e delle superfici, quando ci si mette a tavola, e poi la corretta cottura dei molluschi bivalvi e oltre che l’accurato lavaggio della verdura cruda, dall’altro vaccinarsi».

Andiamo con ordine: come avviene la trasmissione del contagio?

«Come è ormai stato chiarito la principale fonte è il consumo di mitili e altri frutti di mare crudi o poco cotti. I frutti di mare sono dei concertatori e trattengono tutte le impurità. È molto probabile che dopo una prima fase l’epidemia sia stata sostenuta da una non corretta igiene delle mani dopo essere andati in bagno».

Cosa accade in questi casi?

«Il contagio interumano non è mai per un bacio o uno starnuto o un colpo di tosse. Per avvenire c’è necessità che un paziente, anche sintomatico, abbia le mani sporche e contamini una superficie, la tavola, un luogo di manipolazione del cibo. Poi una seconda persona dovrà toccare questa superficie contaminata e portare alla bocca mani e cibo. Spesso per questo molti contagi avvengono nelle famiglie e nelle comunità».

Come vanno lavate le mani?

«Con grande accuratezza per almeno venti secondi strofinando con il sapone prima di sciacquarle e ripetendo una seconda volta l’operazione. È preferibile utilizzare asciugamani personali o monouso per l’asciugatura».

Poi cos’altro serve?

«Sicuramente evitare di mangiare frutti di mare crudi o cotti in maniera inappropriata».

Come vanno cotti per uccidere il virus?

«Il virus dell’Epatite A è molto resistente. Mentre il vibrione del colera, ad esempio, muore anche per esposizione al sole e ai raggi ultravioletti, in questo caso occorre una cottura a 85 gradi per 4 minuti o per un minuto in pentola a pressione. Ci sono lavori scientifici in merito».

Può bastare?

«La parola fine alla trasmissione dell’infezione la si può scrivere con la vaccinazione. Io e i miei figli piccoli siamo tutti vaccinati. La profilassi può essere effettuata a partire da un anno di età, è sicura, efficace e gratis per le fasce a rischio ma comunque dal costo irrisorio rispetto ai vantaggi che consente di guadagnare. Dopo 15 giorni dalla somministrazione rende immuni e sicuri anche chi sia successivamente esposto al virus. La vaccinazione richiede un richiamo dopo sei mesi».

Come stanno i vostri pazienti?

«Fortunatamente sono tutti casi con forme benigne. Anche il caso trasferito al Cardarelli, con grave insufficienza epatica, è in via di miglioramento e guarigione».

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