Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morte avvelenate con la ricina, sospetti sui familiari: ecco il piano diabolico per uccidere
Un piano diabolico, studiato nei minimi dettagli, che rischiava di diventare il ?delitto perfetto?. Vicinanza e solidarietà sono i sentimenti che hanno animato la...
Un piano diabolico, studiato nei minimi dettagli, che rischiava di diventare il “delitto perfetto”. Vicinanza e solidarietà sono i sentimenti che hanno animato la comunità di Pietracatella in questi tre mesi per quella famiglia distrutta dall’immane tragedia di una mamma di 50 anni, Antonella Di Ielsi, e una figlia di 15, Sara Di Vita, morte apparentemente per un’intossicazione alimentare legata ai pasti consumati in casa durante le feste.
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Tutto il Molise, da fine dicembre, si è idealmente stretto attorno a Gianni Di Vita e sua figlia Alice, i superstiti. Ma la notizia che quei due decessi inspiegabili siano da attribuire a un avvelenamento voluto e premeditato, ha fatto mutare quei sentimenti. Ora, per le strade del paesino in provincia di Campobasso - e non solo - inizia a serpeggiare più di un dubbio su quella famiglia che sembrava perfetta, stimata e attiva nella comunità molisana.
I profili
Gianni, marito e padre delle due vittime, ha 55 anni, dal 2006 al 2015 è stato sindaco di Pietracatella, eletto per due volte dai residenti, a riprova della stima nei suoi confronti. Attualmente ricopre la carica di consigliere comunale di maggioranza. Conosciuto anche oltre i confini del suo paese perché è stato dirigente regionale del Pd, ha ricoperto l’incarico di tesoriere quando la segretaria del partito era l’attuale consigliera regionale Micaela Fanelli. Professione commercialista, sua moglie Antonella lavorava nel suo studio.
La figlia 15enne, Sara, frequentava il liceo classico Mario Pagano a Campobasso, dove tutt’ora studia la sorella Alice, 18 anni, e dove nell’atrio c’è un enorme cartello con centinaia di bigliettini attaccati: sono tutti messaggi lasciati dai compagni di Sara.
La famiglia Di Vita è anche proprietaria di un mulino a Pietracatella, tanto che, inizialmente, oltre alla pista dell’avvelenamento da cibo, gli investigatori si erano concentrati anche sul topicida utilizzato per una disinfestazione eseguita nell’impianto qualche mese prima della morte di mamma e figlia. Un’ipotesi accantonata dopo gli esiti delle analisi sulla farina.
Molluschi e funghi, alcuni degli alimenti trovati nell’appartamento e sequestrati, consumati tra il 23 (quando solo Gianni, Antonella e Sara avevano mangiato in casa) e il 24 dicembre dalla famiglia. Quindici le persone a tavola il giorno della vigilia di Natale, ma solo tre avevano accusato sintomi. Un fatto che già era apparso singolare, anche nell’ottica di una possibile intossicazione da botulino.
Le ombre
Ora dagli esami tossicologici eseguiti sulle vittime, e sul 55enne sopravvissuto, emergono tracce di ricina, un veleno inodore e insapore, che qualcuno deve aver somministrato a Sara, Antonella e Gianni, finito in ospedale con gli stessi sintomi ma più lievi.
Il punto chiave dell’inchiesta della Procura di Larino è individuare il momento in cui è avvenuta l’assunzione della sostanza e dove fosse stata sciolta: nel cibo o in una bevanda? Il movente resta un mistero. L’attenzione di chi indaga, ma anche della comunità, finisce quindi sui rapporti familiari, tra le luci e le ombre che avvolgono quella casa, oggi ancora sotto sequestro.
Si vuole indagare su eventuali dissidi o tensioni o su episodi, magari non troppo lontani nel tempo, che possano aver portato a risentimenti. Non solo, si cerca di capire anche possibili dissapori da parte di altri parenti e conoscenti e anche di rapporti segreti o nascosti. Per questo numerosi concittadini dei De Vita sono stati ascoltati dalla Mobile di Campobasso.