Domenico Caliendo, l'omaggio dell'Ospedale Monaldi: piantato un ulivo in suo ricordo. La manager Iervolino: «Vicini al dolore della famiglia»
Per ricordare Domenico. Per non dimenticare la sua sofferenza e il suo calvario dopo il trapianto di cuore fallito. La comunità dell'ospedale Monaldi di Napoli si riunisce nel...
Per ricordare Domenico. Per non dimenticare la sua sofferenza e il suo calvario dopo il trapianto di cuore fallito.
La comunità dell'ospedale Monaldi di Napoli si riunisce nel ricordo dello sfortunato bambino di Nola morto il 21 febbraio qui, nel reparto di Terapia intensiva.
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APPROFONDIMENTI Domenico Caliendo, parla OppidoDomenico Caliendo, i chirurghi:La morte di Domenico, Oppido interrogato tre ore e mezzaNel giorno del precetto pasquale il cappellano della chiesa del Crocifisso celebra una messa che precede la cerimonia di piantumazione di una pianta di ulivo dedicata proprio a Domenico Caliendo, sul quale campeggia la targa con le parole del Vangelo: «Io sono la resurrezione e la vita».
Alla messa partecipa anche don Gennaro Matino, delegato dal cardinale Battaglia.
Al termine della cerimonia ha preso la parola la direttrice generale Anna Iervolino. «Questo momento intimo dell’azienda dei colli lo abbiamo offerto a tutti coloro che soffrono nel ricordo del piccolo Domenico che purtroppo non c’è più.
Il mio pensiero, in questa Santa Pasqua, va alla famiglia del piccolo Domenico, cui noi siamo sempre vicini e a tutte le famiglie che hanno sofferto lo stesso dolore. Il nostro pensiero va anche ai professionisti di questa azienda che sono stati anch’essi travolti da questa immane tragedia».«Siamo stati rivoltati come un calzino - ha aggiunto - Ispezioni ministeriali e regionali. Tutte. Queste confermano e confermeranno la forza di questa direzione e di questa governance che svolge e sta svolgendo con serietà, rigore, competenza e trasparenza il suo lavoro».
All'uscita dalla chiesa la direttrice generale ha risposto alle domande dei giornalisti. «E' evidente - ha dichiarato Iervolino - che dopo la tragedia che ha travolto la famiglia di Domenico e anche noi, la celebrazione assume un significato completamente diverso. È stato per noi un momento di grande commozione, ma anche di conferma di quelli che sono i nostri ideali e rappresentano l’identità e la specificità di questa azienda».
«È un dolore fortissimo quello che ha coinvolto la famiglia di Domenico - ha proseguito - noi siamo vicini a loro, ma anche noi come ospedale abbiamo sofferto molto. Sappiamo che abbiamo il dovere di trarre qualcosa di buono, continuare a lavorare per una sanità migliore».
Ed ancora: «La signora Patrizia ci ha ripensato, ha deciso di non partecipare, però la comprendo, umanamente posso capire che varcare i cancelli di questo ospedale rappresenta un dolore molto forte. È passato troppo poco tempo. È pur vero che l’abbraccio di tante persone in ospedale avrebbe potuto significare un momento di riappacificazione. Però io la comprendo, perché il dolore di una mamma non si può descrivere».
Quando le chiedono se si attribuisca qualche responsabilità a livello personale, la manager dice: «La magistratura sta facendo indagini a largo raggio. Quando succede qualcosa di brutto e di drammatico, le responsabilità sono di tutti, nessuno può tirarsi indietro. Siamo tutti responsabili delle guerre, dei bambini che muoiono di fame e sono utilizzati come schiavi nelle fabbriche, nessuno può tirarsi indietro. Siamo tutti chiamati in causa». Dimissioni? «Sono un tecnico, formata per lavorare e sono trent’anni che faccio questo lavoro. Il mio compito e la mia responsabilità sono di continuare a lavorare».