Sofia Di Vico, l'omaggio in classe: «Lei un'amica speciale»
Un rientro a scuola che nessuno avrebbe mai immaginato. I corridoi del liceo scientifico ?Nino Cortese?, ieri mattina, si sono ?riempiti? di un silenzio carico di dolore,...
Un rientro a scuola che nessuno avrebbe mai immaginato. I corridoi del liceo scientifico “Nino Cortese”, ieri mattina, si sono “riempiti” di un silenzio carico di dolore, come se ogni angolo respirasse la tragedia che ha colpito la comunità maddalonese. Al centro di tutto, la 2C, la classe di Sofia Di Vico, la 15enne scomparsa tragicamente giovedì, durante la cena a Ostia, a causa di uno choc allergico. Sofia, chiamata affettuosamente “boss”, era una ragazza piena di vita, con sogni e speranze, parte integrante della squadra under 15 della “UnioBasket Maddaloni”. Dalla nascita conviveva con un’allergia alle proteine del latte. Prima del dramma aveva cenato con le compagne di squadra in un ristorante di Ostia lido. L’indomani avrebbe dovuto partecipare a un torneo, ma la sorte ha spezzato il suo cammino, lasciando dietro di sé dolore e un vuoto incolmabile. Ed è così che, dopo la pausa pasquale, l’istituto di via Starza ha cercato di offrire un sostegno tangibile alle ragazze e ai ragazzi della 2C e non solo.
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Don Gennaro D’Antò, accompagnato dalla psicologa della scuola, ha incontrato gli studenti per aiutare a gestire questo trauma collettivo. Lacrime, disperazione, ma anche la sensazione che piangere insieme poteva alleviare, anche solo per un attimo, il peso insopportabile della perdita. Diverse compagne hanno indossato la maglia numero 30, quella appartenuta a Sofia, la stessa dei funerali di lunedì mattina. Un gesto simbolico, carico di affetto e di memoria ma anche una sorta di copertina di Linus. Alle 12 in punto, dopo la chiamata dall’interfono, è calato un silenzio profondo in ogni aula per un intenso minuto dedicato a Sofia. Il rappresentante d’istituto dei ragazzi, Antonio D’Aiello, ha cercato di far sentire la sua presenza. «Lo abbiamo deciso con il dirigente Marcellino Falcone – ha detto - perché era doveroso ricordare una compagna, un’amica, soprattutto una coetanea che ci ha lasciato troppo presto». Antonio con la voce rotta dalla commozione ha descritto Sofia come «una bella anima, una persona perbene, un’amica speciale per molti». La comunità scolastica ora cerca risposte, conforto e modi per onorare la memoria della 15enne. Antonio sta pensando a un evento commemorativo per il trigesimo, insieme all’organizzazione di una targa o di uno striscione da posizionare nel liceo.
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Ma, ci sarà tempo per tutto ciò. Si deve procedere per gradi, perché il dolore è ancora troppo fresco. «C’è una fase di metabolizzazione - ha aggiunto - specialmente per i compagni di classe. Sono distrutti, così come lo siamo tutti noi. Al Cortese c’è stato un silenzio diverso, un silenzio doloroso che non ci appartiene». Quel silenzio parla più di mille parole, racconta di un lutto condiviso, di un'interruzione brusca che ha scosso un’intera generazione di studenti.
L’INCONTRO
Anche la seconda parte della giornata ha portato con sé un peso immenso. Al “PalaAngioni-Caliendo”, le compagne della squadra di basket hanno incontrato il tecnico-teologo Mario Floris, arrivato da Faenza, e il coach Giovanni Monda, che sta facendo da ponte emozionale tra le giocatrici e i genitori di Sofia. Al primo allenamento c’era anche il papà Fabio, che non ha esitato ad emozionarsi ma allo stesso tempo a tifare per le ragazze che non gli hanno risparmiato abbracci. «Ecco - ha detto - ora devo pensare alle amiche di mia figlia. Proprio per questo motivo porterò avanti un progetto in nome di Sofia. Una Fondazione che avrà il suo nome. Ci stiamo già lavorando, si chiamerà “Fondazione Sofia Di Vico – Canestri sicuri”. Il mio sogno è quello di unire sport e ristorazione. Partire dalle scuole, di ogni ordine e grado, fino ad arrivare alla formazione dei ristoratori sul fronte delle allergie ma anche delle intolleranze alimentari. Tutto questo, sarà coordinato da un pool scientifico di esperti, anche il professore Bassetti, che mi ha scritto un lungo messaggio, mi ha dato la sua disponibilità. Sto riscontrando solo affetto».
La ripresa degli allenamenti è stata comunque un momento di lotta interiore per tutte le ragazze nonostante la presenza del coach Floris: i palleggi sul parquet erano pesanti, lenti, carichi non solo di fatica fisica, ma soprattutto di un dolore che sembrava impossibile da scrollarsi di dosso. Ogni passaggio della palla ha ricordato l’assenza di Sofia, ogni tiro mancato un’amara sensazione di perdita. In queste ore così difficili, la forza della comunità maddalonese si fa strada tra le lacrime e la sofferenza. La memoria di Sofia diventa giorno dopo giorno sta creando un legame indissolubile tra compagni, insegnanti, allenatori e familiari. Un legame che, nonostante il dolore, vuole trasformarsi in un abbraccio collettivo, capace di accompagnare chi resta nel difficile percorso di ripresa.