Ponticelli, Fabio Ascione ucciso: «Colpito per caso», spunta la pista dell'errore
Il Mattino

Ponticelli, Fabio Ascione ucciso: «Colpito per caso», spunta la pista dell'errore

Giovedì 9 aprile 2026
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Ponticelli, la pista dell’errore di persona (o del delitto per caso nel corso di una stesa) al vaglio degli inquirenti. È questa l’ipotesi principale battuta in queste ore dagli inquirenti nel corso delle indagini sull’omicidio di Fabio Ascione, messo a segno a Ponticelli all’alba di due giorni fa.

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Via Miranda, cinque del mattino, poche persone in strada, sono tutte raggruppate all’esterno di un bar. Piombano i killer a bordo di un’auto, fanno fuoco. Probabile che abbiano sparato più volte, fatto sta che il ventenne è stato colpito una sola volta all’altezza del petto. Ipotesi al vaglio della Dda di Napoli (indagano i pm Gagliardi e Raimondi, sotto il coordinamento dell’aggiunto Amato), i carabinieri passano al setaccio la zona. Si punta a recuperare immagini dalle telecamere di sorveglianza, si cerca un movente per stanare gli assassini. Volevano colpire il gruppo di giovanissimi, più che uccidere Fabio Ascione. Hanno sparato nel mucchio, alla fine è stato ucciso un ventenne incensurato.

Poi sono scappati, probabilmente a bordo di un’auto, capace di volatilizzarsi nel giro di pochi minuti. Una dinamica rapida, estemporanea, che spinge gli inquirenti a non escludere alcuna ipotesi, a proposito dell’omicidio messo a segno all’alba di due giorni fa in via Miranda, ma che costringe comunque a partire da una pista su tutte: quella dell’errore di persona, del delitto maturato al termine di una stesa che non aveva un target preciso. Una ipotesi tra tante si diceva, anche se è al momento la più accreditata. Ponticelli, cinque del mattino di martedì santo. Dinamica già vista, se andiamo indietro negli anni, come quella culminata nella morte di Genny Cesarano, minorenne estraneo alla camorra, colpito a morte sotto casa, nel cuore di rione Sanità. Qui siamo a Ponticelli, ma le dinamiche sono simili.

IL RETROSCENA

Si spara nel mucchio per sancire il controllo del territorio. Inchiesta condotta dai pm Alfredo Gagliardi e Sergio Raimondi, sotto il coordinamento dell’aggiunto Sergio Amato, si lavora sulle immagini del sistema di videosorveglianza e sulle poche testimonianze finora raccolte. Più si va avanti con le verifiche, più si rafforza una possibilità da brividi: il ventenne Fabio Ascione potrebbe essere stato colpito per errore, per uno scambio di persona, oppure solo perché in quel momento era semplicemente assieme ad altri coetanei finiti nel mirino dei killer. Ipotesi al vaglio, mentre vanno avanti le verifiche da parte dei carabinieri del comando provinciale di Napoli. Raggiunto al petto da un solo proiettile. Potrebbe essere stato esploso da un revolver, dal momento che non è stata rinvenuta l’ogiva. Potrebbero essere stati esplosi anche altri colpi, che non sono stati trovati, magari perché finiti a decine di metri dalla scena del crimine.

Ponticelli, la Cenerentola delle periferie che ora attende un progetto

Chi ha sparato era in auto. Agli atti anche la testimonianza di chi - in modo abbastanza confuso - racconta di aver visto il passaggio di due scooter sul luogo del delitto. Una ricostruzione lacunosa, che ovviamente attende riscontri. Al momento la pista del (dei) killer in auto resta quella più accreditata. Una scena che costringe gli inquirenti a passare al setaccio le ultime ore di vita del ventenne ucciso. Aveva trascorso la nottata alla cassa di una Sala Bingo alle porte di Napoli, in un comune confinante con Ponticelli. Fabio lavorava fino a tarda notte, era ritenuto lontano dai circuiti criminali che avvelenano l’area orientale di Napoli. Un motivo in più per accreditare la pista dell’omicidio per caso, per errore. Fatto sta che in poche ore sono stati ascoltati come potenziali testimoni alcuni ragazzi che erano assieme al ventenne prima dell’arrivo dei killer. Sul taccuino degli inquirenti anche il racconto fornito dagli stretti congiunti del ventenne ucciso. Una narrazione monocorde: Fabio era estraneo alla camorra, è stato ucciso per errore, quel proiettile non era diretto a lui. Lavorava, aveva scelto una vita onesta, al riparo dai facili incassi assicurati dalle piazze di spaccio della zona. Si scava nel telefono cellulare della vittima, si punta a capire se ci sono stati episodi - litigi reali o sfide sui social - che possano giustificare l’agguato di due giorni fa. Intanto, monta la rabbia nel quartiere della periferia orientale. Non è la prima volta che un’intera comunità fa i conti con la morte di un giovane, di un ragazzo incensurato. Sono in tanti a chiedere interventi di bonifica urbana e sociale, in un quartiere rimasto fuori dai grandi progetti di restart cittadino.

IL COMMENTO

Ne è convinto il consigliere comunale Massimo Cilenti, residente a pochi passi dal luogo del delitto, che chiede «un’attenzione nazionale sotto il profilo istituzionale su uno spaccato metropolitano troppe volte teatro di faide e di episodi di natura criminale». Un caso, quello del delitto del ventenne, che è finito anche al centro di un comitato per l’ordine pubblico in prefettura. Attorno allo stesso tavolo, esponenti delle forze dell’ordine e magistrati, si punta a rafforzare i controlli, specie nelle ore notturne. Altro obiettivo strategico, nel contrasto all’illegalità, riguarda la necessità di rafforzare la rete di videosorveglianza. Servono risorse e finanziamenti, come chiedono associazioni di cittadini che si ritrovano soprattutto nelle parrocchie del quartiere, che restano un punto di riferimento per la comunità locale. Una maggioranza di cittadini estranei al crimine che rivendica attenzione istituzionale e che puntano a fare rete. Serve una scossa, magari ancorata a un progetto di sviluppo, sulla falsa riga di quanto accaduto in altre zone dell’area metropolitana: come a Scampia o a Caivano, il treno del futuro deve fare tappa anche all’ombra del quartiere Cenerentola della nostra periferia.

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