Fuorigrotta, il boss si arrende pronto a svelare trame segrete su affari: raid e faide tra clan
Il Mattino

Fuorigrotta, il boss si arrende pronto a svelare trame segrete su affari: raid e faide tra clan

Giovedì 9 aprile 2026
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Sono lontani i giorni dell’ira. Quando, fresco di scarcerazione, ha messo la propria firma sull’ultima terribile stagione di sangue e violenza che ha trasformato l’area ovest di Napoli in un poligono a cielo aperto. In un fazzoletto di tempo, tra il 2015 e il 2016, le strade di Fuorigrotta e Bagnoli sono diventate un campo di battaglia: “stese” a colpi di kalashnikov, raid incendiari, estorsioni a tappeto e, soprattutto, un omicidio eccellente: quello di Rodolfo Zinco “il gemello”. Il referente della Nuova camorra flegrea, da poco tornato in libertà, aveva deciso di rimettersi in pista riconquistando il monopolio degli affari criminali, su tutti la gestione dei parcheggi abusivi fuori alle discoteche di via Coroglio. Il piano finì però per schiantarsi sulle ambizioni di un emergente pronto a tutto. Alessandro Giannelli riuscì, sì, a guadagnarsi i galloni da boss. Ma a un prezzo altissimo. Dopo il nuovo arresto per racket e camorra, sono arrivate in rapidissima successione le nuove accuse di sangue, gli ergastoli e, appena un anno fa, il trasferimento al 41 bis.

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LO SCENARIO

Schiacciato dall’isolamento e dalla prospettiva di trascorrere in una cella del Nord Italia il resto della propria esistenza, il capoclan, pochi giorni fa, ha chiesto un incontro con i pm della Dda di Napoli: «Sono pronto a collaborare con la giustizia». Se non è un terremoto, poco ci manca. Il pentimento di Alessandro Giannelli potrebbe avere infatti un impatto decisivo sulle numerose indagini ancora in corso sull’area occidentale. Se da un lato è vero che l’ormai ex boss è da quasi dieci anni detenuto, altrettanto lo è il fatto che alcune recentissime inchieste hanno riscontrato la sua capacità di impartire ordini e acquisire informazioni strategiche anche dal carcere. Non è un caso, in quest’ottica, che il suo nome abbia fatto capolino tra le pieghe dell’indagine che pochi mesi fa ha azzerato l’ala del clan Licciardi capeggiata da Paolo Abbatiello. Sullo sfondo, una colossale architettura di finanziamenti opachi, truffe informatiche e intrecci con insospettabili imprenditori del salotto buono di Napoli e, in particolare, di Posillipo. Proprio su questo quartiere Giannelli, uomo ombra dell’Alleanza di Secondigliano, grazie a un accordo con il gruppo Calone aveva allungato i tentacoli già ben prima del suo arresto.

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Alessandro Giannelli, conosciuto con il poco rassicurante alias di “Schwarz”, da qui ai prossimi 180 giorni dovrà affidare ai pm della Dda tutte le informazioni in proprio possesso. In questi anni il pool guidato dai sostituti Stefania Di Dona e Salvatore Prisco, sotto il coordinamento dell’aggiunto Sergio Amato e del procuratore Nicola Gratteri, ha decapitato quasi tutte le cosche ancora attive a Bagnoli e Fuorigrotta, tra cui i clan Giannelli, gli Esposito e i Troncone, con i primi due riuniti sotto un’unica bandiera dopo l’uscita di scena del gruppo D’Ausilio e poi precipitati in uno scontro fratricida. L’aspirante pentito potrebbe inoltre fare luce su alcuni fatti di sangue ancora in parte avvolti dal mistero. A partire dall’omicidio Zinco, per il quale è stato già condannato in via definitiva all’ergastolo. Agli atti le accuse del pentito Gennaro Carra. Tocca ora ai pm capire quanto vale davvero la parola del ras che voleva comandare a colpi di mitra.

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