Napoli, dai fab-four al tridente: le armi di Conte per tentare la rimonta
Destinazione scudetto. Un sogno, ma l?Inter ha capito che scucire il tricolore dalla maglia azzurra non sarà semplice. La democrazia di Conte non si basa mai sulla discussione con la...
Destinazione scudetto. Un sogno, ma l’Inter ha capito che scucire il tricolore dalla maglia azzurra non sarà semplice. La democrazia di Conte non si basa mai sulla discussione con la squadra su chi deve giocare. Sceglie sempre e solo lui. La democrazia di Conte è nel trattare tutti alla stessa maniera. E Lukaku, il suo leader, il suo pupillo, l’uomo che per primo, l’estate scorsa, ha gridato al mondo che la Juventus era solo una fesseria, ne è la prova. Ieri ha lasciato ai suoi un giorno di riposo, quasi un inedito per un tecnico che persino durante la sosta ha imposto, come consegna, il doppio allenamento per tutta la settimana.
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Stavolta, la strategia è quello del relax. D’altronde, a un mese e mezzo dalla fine della stagione, sotto il profilo atletico c’è poco da fare. Ma Conte insegue i cambiamenti. A volte ne è costretto, altre volte ne è felice. Il piano partita con il Milan è stato esemplare: ha iniziato in un modo e poi ha inserito Alisson Santos come elemento per scardinare l’affatico bunker di Max Allegri. A destra il brasiliano e dalla parta opposta Matteo Politano, il match winner. Con il recupero di molti degli infortunati, ecco Conte può cambiare spesso. E per come è lui, pure volentieri. E disegnare un altro Napoli. Anche nel corso della stessa gara. Per il momento partendo una base di partenza: la difesa a 3. O a 5, se preferite. Perché finché non torna Di Lorenzo, improbabile tornare alla linea a 4. Cosa che avverrà.
LE VARIANTI
Il dottor Antonio sa bene che mister Conte ne sa una più del diavolo. Non a casa che è l’oggetto del desiderio persino della Nazionale. Mezza Italia fa il tifo perché diventi ct, un modo per toglierselo dai piedi in campionato. L’inseguimento all’Inter non è semplice. Anzi, sette punti in sette partite sono molti. L’Inter va a Como domenica e il Napoli va a Parma, ma poi anche gli azzurri dovranno andare sul Lago caro a Manzoni nel week end del primo maggio. Conte può cambiare, ma i cambiamenti non passano mai per la condivisione delle sue scelte. Con il tridente o con i due trequartisti, fa sempre per conto suo. E alla squadra non resta che accettare. Lui prepara tutto in settimana, anche la transazione al 3-4-3 nel finale col Milan. Conte non è mai in bilico tra quello che vorrebbe fare e quello che alla fine fa, perché lui fa sempre quello che vuole fare. Mai un compromesso. Esiste il Napoli che può puntare. Il tema principale è legato alla ricerca dell’ampiezza.
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Il Napoli con giocatori di grande qualità, come Kevin De Bruyne e di grande talento nell’inserimento come Scott McTominay fa una costante ricerca della profondità, del desiderio dell’imbucata, dell’occupazione del varco centrale uno dei principali motivi della fase offensiva. Ovvio, senza Hojlund, Giovane ha faticato a recitare quella parte. Sia il belga che lo scozzese, però, fanno fatica ad andare a occupare quello che può essere il corridoio esterno, lasciando l’iniziativa a quelli che sono gli esterni di centrocampo. In particolare, contro il Milan per esempio, si è visto uno Spinazzola a agire quasi da ala offensiva giunta, con Oliveira a coprire in tante circostanze le spalle, oppure con l’interconnessione dei due nella ricerca del cross proveniente dalla sinistra. Difficilmente, però, senza un esterno puro si va, per così dire, a fissare l’ampiezza in modo importante. Soprattutto, poi, nella ricerca dell’allargamento della difesa avversaria con la possibilità della creazione della superiorità numerica.
UNO CONTRO UNO
Con Alisson e Politano ecco che Conte ha l’arma dell’uomo che può essere salvato, con il dribbling, lo scatto, il gesto tecnico. Come avvenuto nella circostanza del gol che nasce tutto dall’inventiva e dal lavoro fatto da Allison Santos. Allo stesso modo Politano dall’altro lato, lavorando con il classico passo a convergere verso il centro per poi tentare la conclusione oppure anche l’imbucata, va a determinare un allargamento della difesa avversaria con i relativi scivolamenti che consentono poi l’occupazione di spazi nuovi da parte di quelli che possono essere gli aggressori azzurri. Ecco, quindi che il tridente dà un vantaggio che, però, sembra favorito da un fattore: la stanchezza altrui. Per questo, sembra l’opzione da finale di partita quando non si dovrà puntare sulla forza ma sulla la tecnica, sull’agilità e sulla multiforme capacità realizzativa. I campioni d’Italia in carica hanno rafforzato l’attacco a gennaio e adesso, tutti insieme, ha un mix di potenza e di pericolosità. Si sa che Conte, per sue convinzioni tattiche, non è mai stato un patito del tridente, ma forse la rafforzata solidità del suo centrocampo, con il ritorno di Lobotka e Anguissa, potrebbe fargli cambiare idea in qualche occasione. A Parma, la prima risposta: ma non è escluso che possa essere confermato il Napoli dell’inizio con il Milan, con Politano e Alisson arme.