Giada D'Antonio, la rinascita dopo la caduta: «Alle Olimpiadi del 2030 voglio esserci»
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Un’olimpiade e 50 giorni dopo la fatale rottura del crociato, Giada D’Antonio è tornata a casa. «Sembra passata un’eternità» è il primo pensiero a cui dà voce appena atterrata a Capodichino, l’enfant prodige di San Sebastiano al Vesuvio che è stata la prima napoletana di sempre a partecipare ad una edizione invernale dei Giochi. Un successo dello sport nostrano, durato il tempo della discesa in combinata con Nadia Delago. Poi quel maledetto 14 febbraio: rottura del legamento crociato anteriore a causa di un’inforcata e sogno del debutto olimpico individuale sgretolato. «Solo tutto rinviato» per la Black Panther.
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Ritorna dopo più di due mesi. Che effetto lei fa?
«Un’emozione unica. Nonostante il mio sport sia così distante dalla dimensione della nostra città, Napoli è sempre nel mio cuore».
Come procede la riabilitazione?
«Le ultime settimane sono state molto positive. Ho tolto anche le stampelle».
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È stata un grande orgoglio per Napoli. Quanto ha percepito l’affetto della città?
«Ho ricevuto innumerevoli messaggi anche da persone che non conoscevo e che mi hanno sostenuta. Non mi aspettavo questo abbraccio collettivo».
Come descriverebbe la prima esperienza olimpica?
«Certamente emozionante: un esordio casalingo è già di per sé un bel traguardo. Poi è arrivato l’infortunio e un po’ di rimpianti li ho. Avrei voluto percorrere quello slalom, ma so che la carriera è lunga e avrò altre opportunità. La sfilata di apertura a Cortina il momento più toccante».
L’incontro con il suo idolo Mikaela Shiffrin?
«Non avrei mai immaginato di competere con una delle intramontabili protagoniste della mia disciplina. È un’icona da cui prendere ispirazione».
Poi è arrivato l’infortunio. Ci racconti la vicinanza delle sue compagne.
«Una volta tornati al villaggio olimpico tutte sono venute a farmi visita. Mi hanno rassicurata spiegandomi la frequenza con cui questo tipo di incidente colpisce gli sciatori. Federica Brignone ci ha dimostrato che si può tornare più forti».
Che emozione è stata partecipare alla festa di Brignone?
«È stato un onore parlare con lei e congratularmi non solo per la vittoria, ma soprattutto per la resilienza, che la rende immensa. È un esempio».
Spesso ha detto “cada cosa a su tiempo”, ci spiega questa filosofia di vita?
«È una delle frasi motivazionali che mi ripete mamma. In spagnolo, date le mie origini sudamericane, ha più senso. Significa che tutto arriva al momento giusto, bisogna solo saper aspettare, cercando di migliorare ogni giorno».
Parla spesso del rapporto con mamma Sandra, qual è l’essenza della vostra sintonia?
«È sempre al mio fianco. Anche per lei è stata dura lasciare casa e vivere lontano. Ma la famiglia è in grado di restare unita anche a distanza. Ci è bastata una piccola valigia per costruire una nuova vita. Quando ci siamo trasferite a Predazzo, inizialmente non è stato facile, ma mi ha dimostrato ancora una volta che per un obiettivo si è disposti a tutto».
Come sta vivendo questa pausa forzata?
«Con serenità. Nei giorni scorsi ho assistito alla gara degli Assoluti. Da un lato è stata dura, ma mi sono sentita anche molto ravvivata dall’avere tutti quanti al mio fianco».
Rappresenta il primo grande successo dello sci campano. Cosa manca per migliorare ancora?
«Molti ragazzi mollano quando arrivano al cambio di categoria. Il talento c’è, ma ad un certo punto è necessario trasferirsi al Nord e molti ne hanno paura».
Olimpiadi sulle Alpi Francesi nel 2030?
«Sono lontane. Ma mi impegnerò al massimo per esserci di nuovo e per rappresentare ancora una volta, orgogliosa, Napoli».