Domenico Caliendo, Fico avverte: «Arriveremo alla verità, non ci saranno sconti»
La tragedia del piccolo Domenico Caliendo arriva nell?aula del Consiglio regionale della Campania e diventa oggetto di una risoluzione bipartisan che unisce maggioranza e opposizione....
La tragedia del piccolo Domenico Caliendo arriva nell’aula del Consiglio regionale della Campania e diventa oggetto di una risoluzione bipartisan che unisce maggioranza e opposizione. Quarantasei giorni dopo la morte del bimbo di Nola a causa di un trapianto di cuore fallito, l’assemblea regionale si compatta e riesce a esprimere un documento votato all’unanimità nel quale «si impegna la giunta regionale a proseguire con determinazione l’azione ispettiva avviata, assicurando piena trasparenza, tempestività e rigore nell’accertamento delle responsabilità, adottando tutti gli atti conseguenziali, disciplinari e gestionali, che si rendessero necessari, alla luce anche delle criticità informative e organizzative emerse». Ad annunciarlo è Loredana Raia, presidente della commissione regionale Sanità.
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LA RELAZIONE
Tocca al presidente della Regione Roberto Fico - dopo un minuto di silenzio - introdurre il dibattito con una relazione chiara e puntuale, che riassume cronologicamente lo svolgimento dei fatti e che - in alcuni passaggi - assume toni fermi e severi. «La morte di Domenico Caliendo - dice il governatore - è la storia di un sistema che su più livelli e per un periodo troppo lungo ha visto reiterare errori e omissioni».
Fico ripercorre la scansione temporale degli eventi che hanno portato alla morte del bambino, le azioni intraprese della direzione dell’Aorn dei Colli, i provvedimenti adottati dalla Regione. «La magistratura farà il suo corso e non spetta a questa assemblea, né a me, anticipare giudizi che richiedono accertamenti tecnici complessi e il rispetto di ogni garanzia processuale - aggiunge - Non è una contraddizione: è la coerenza di chi intende governare e non processare, ferma restando l’intenzione della Regione di costituirsi parte civile nei processi che potranno essere instaurati».
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Dall’informativa emerge che a fine dicembre venne a sapere tramite un whatsapp dalla direttrice generale che era stata eseguita un’operazione di trapianto pediatrico che non si effettuava al Monaldi da molti anni, che l’esito era stato purtroppo negativo, ma che non sembravano emergere profili di responsabilità». Il 29 gennaio 2026 la stessa direzione generale dell’ospedale contattò il direttore della Tutela della Salute pro tempore e lo incontrò nel corso della giornata riferendo quanto stava emergendo dagli audit interni. «Lo stesso direttore Tutale Salute - chiarisce Fico - si recò negli uffici della Presidenza della giunta regionale per comunicare il suo collocamento in ferie per il lasso di tempo che lo separava dal pensionamento. A margine di quel colloquio, dedicato esclusivamente alla sua sostituzione, mi accennò incidentalmente alla vicenda in termini del tutto generici, senza riportare elementi di conoscenza idonei a rappresentare la gravità della situazione e la catena di errori emersa solo successivamente». Fico sottolinea anche le gravi criticità causate dal mancato utilizzo delle borse termiche “Paragonix”, che pur essendo in dotazione al Monaldi non furono utilizzate per trasportare il cuore del donatore a Napoli.
LA LETTERA
A chiedere la convocazione di questa seduta monotematica sulla tragedia del piccolo di Nola è stato il consigliere di Avs Carmine Ceparano, che ha letto una lettera affidatagli dalla mamma del bimbo morto il 21 febbraio: «In un mare di dolore che nessuna parola potrà mai colmare - scrive mamma Patrizia - sento il bisogno di ringraziarvi per il lavoro che state svolgendo e per l’impegno che il Presidente Fico sta mettendo nella ricerca della verità. Per una famiglia che ha perso tutto, sapere di non essere lasciata sola, è importante. È un segnale che le istituzioni ci sono e non voltano lo sguardo dall’altra parte. La ricerca della verità non è vendetta. Non è rabbia: è giustizia. È rispetto».
Il caso non è chiuso: «E le verifiche avviate dopo la morte del piccolo Domenico - assicura il governatore - andranno avanti con rigore», aggiungendo che «le prassi informali improntate a relazioni personali dovranno essere sostituite da rapporti formali». Fico sottolinea anche come «questa vicenda non deve trasformarsi in una condanna sommaria dell’intera sanità campana» e che «il Monaldi è un centro di eccellenza nazionale che attira talenti e forma professionisti offrendo ai campani prestazioni di altissima qualità». Poi si rivolge ai genitori del povero bimbo, mamma Patrizia e papà Antonio: «Non esistono parole adeguate per quello che hanno vissuto - conclude - Posso solo dire che la loro dignità, in questi mesi durissimi, ha rappresentato per tutti noi un richiamo alla serietà di ciò che stiamo facendo».
GLI INTERVENTI
Ad aprire i lavori, le parole del presidente del consiglio regionale, Massimiliano Manfredi: «A mamma Patrizia e a papà Antonio noi non possiamo che chiedere perdono per non essere riusciti a trasformare in una nuova vita per Domenico il dono fatto da una famiglia». Dobbiamo fare in modo che quello che è successo a Domenico non accada più». «Oltre a quello penale - sottolinea il capogruppo di Fratelli d’Italia, Gennaro Sangiuliano - in questa vicenda c’è un livello politico perché questo è un caso di malasanità che investe la credibilità del sistema sanitario regionale. Ci sono fatti evidenti e chiari, una catena di errori nella responsabilità gestionale dell’azienda: c’è stata una inadempienza nella mancata e tempestiva comunicazione alla famiglia; una inadempienza nella comunicazione allo stesso presidente Fico; c'è una responsabilità nel mancato avvio dei corsi per l’utilizzo delle nuove apparecchiature che pure il Monaldi aveva acquisito; e ancora nel mancato intervento dei vertici per superare e sanzionare le presunte rivalità tra i medici. Per tutto questo occorre agire, non basta elencare quello che non ha funzionato. D’ora in poi ogni parola assumerà il tono dell'ipocrisia se non si assumeranno immediati atti consequenziali sui vertici gestionali dell'azienda dei Colli».