Famiglia nel bosco, l'ultima relazione: «I bimbi sono a rischio, vanno subito riuniti ai genitori»
Il Mattino

Famiglia nel bosco, l'ultima relazione: «I bimbi sono a rischio, vanno subito riuniti ai genitori»

Giovedì 9 aprile 2026
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PALMOLI Genitori lasciati soli nel loro percorso, con il rischio concreto dell?insorgenza di ulteriori e documentabili danni alla salute mentale dei bambini. E di fronte a questo scenario,...

PALMOLI Genitori lasciati soli nel loro percorso, con il rischio concreto dell’insorgenza di ulteriori e documentabili danni alla salute mentale dei bambini. E di fronte a questo scenario, la richiesta definita «urgente ed improcrastinabile» di un ripristino tempestivo del nucleo familiare. È quanto riportato nel parere tecnico depositato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila dai consulenti di parte della “famiglia del bosco”, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello.
IL DOCUMENTO 
Nella relazione, gli specialisti indicano su base scientifica la necessità di applicare modalità specifiche di incontro tra madre e figli a tutela dei minori, basandosi sulle videochiamate avvenute tra la genitrice e i bambini e sulle dichiarazioni della coppia anglo australiana, che ieri a Chieti assieme alla sorella di Catherine ha avuto un nuovo incontro con gli avvocati Femminella e Solinas. L’analisi tecnica si sviluppa a partire dall’allontanamento di Catherine dalla casa famiglia di Vasto, dove era ospitata con i suoi tre figli dal 20 novembre 2025. Una separazione avvenuta il 6 marzo scorso, con modalità ritenute improvvise, non mediate e ad elevato impatto emotivo, che avrebbe privato i minori della loro unica base sicura all’interno della struttura. Secondo quanto osservato nelle videochiamate, i bambini avrebbero manifestato comportamenti tipici delle risposte traumatiche in età evolutiva: «Espressioni facciali marcatamente spente, sguardi fissi o poco reattivi, riduzione dell'espressività emotiva e un generale impoverimento dell'iniziativa relazionale, elementi clinicamente compatibili con stati di ipoattivazione, freezing e ritiro emotivo». Così come «modalità di alimentazione disorganizzata, non regolata dal senso fisiologico di fame e sazietà». Nell’incontro in presenza del 1 aprile tra madre e figli, secondo i consulenti, sarebbe mancata una preparazione psicologica adeguata delle parti coinvolte, senza la «predisposizione di una cornice tecnica di contenimento» e alla presenza di numerose figure istituzionali quali l’assistente sociale, la garante per l’infanzia e adolescenza della Regione Abruzzo, la curatrice speciale, la tutrice, la responsabile della comunità e le operatrici. Una condizione percepita dalla famiglia come non protettiva e carica di tensione. «Ne consegue - scrivono i consulenti- che eventuali analisi o valutazioni tratte da tale incontro non possono essere considerate neutrali né affidabili poiché il contesto stesso orienta l'osservazione e ne condiziona l'esito, esponendo al rischio di letture preconcette e di conclusioni metodologicamente infondate e pregiudizievoli per i minori e per i genitori».
La madre in profonda destabilizzazione emotiva, il padre e i bimbi «lasciati soli nella gestione di un momento estremamente complesso sul piano emotivo, senza una figura incaricata di accompagnare, contenere e regolare le dinamiche relazionali attivate dall'incontro». Un incontro in un ambiente così «stressante» avrebbe condizionato i comportamenti e anziché aiutare avrebbe aumentato il disagio. Il contatto con la madre dopo il distacco, si legge ancora, riattiverebbe nei bambini «vissuti intensi di perdita, abbandono, paura, speranza, aspettative ed impotenza, aggravati dalla successiva e inevitabile separazione». Ogni incontro può riaprire la ferita. Poi la separazione successiva peggiorerebbe tutto.
Cantelmi e Aiello contestano il luogo ritenuto non neutro per lo svolgimento degli incontri, al fine di prevenire la «riattivazione del trauma del distacco vissuto dal minore». 

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