Studente rapito a San Giorgio a Cremano, affondo della Procura: «Un atto di massima crudeltà»
Il Mattino

Studente rapito a San Giorgio a Cremano, affondo della Procura: «Un atto di massima crudeltà»

Giovedì 9 aprile 2026
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Ragazzino rapito per vendetta trasversale alle porte di Napoli Est, pugno duro della Procura antimafia che invoca tre condanne di assoluta consistenza per i presunti responsabili. A un anno esatto...

Ragazzino rapito per vendetta trasversale alle porte di Napoli Est, pugno duro della Procura antimafia che invoca tre condanne di assoluta consistenza per i presunti responsabili. A un anno esatto di distanza dal sequestro choc del quindicenne figlio di un imprenditore di San Giorgio a Cremano, entra nella fase clou il processo di primo grado chiamato a fare luce sulla terribile vicenda. A tenere banco, questa mattina, è stata la requisitoria del pubblico ministero Henry John Woodcock, che ha chiesto 18 anni di carcere per Renato Franco, 16 anni per Giovanni Franco e 12 anni per il collaboratore di giustizia Antonio Amaral Pacheco De Oliveira.

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Nel corso del suo intervento, il pm è andato giù duro, definendo il rapimento scattato la mattina dell’8 aprile 2025 a San Giorgio a Cremano un «atto di massima crudeltà, da punire severamente». Nelle battute successive dell’udienza celebrata innanzi al gip Zingales, la palla è poi passata al collegio difensivo (composto dagli avvocati Domenico Dello Iacono, Leopoldo Perone e Rocco Maria Spina), il quale ha puntato sulla possibilità di riqualificare l’accusa da sequestro di persona a fini estorsivi in sequestro di persona “semplice”.

Il pool difensivo ha poi chiesto il riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno: nei mesi scorsi, infatti, gli imputati avevano offerto una somma a titolo di ristoro, che non è stata però accettata dalle parti civili, rappresentate dall’avvocato Michele Rullo. L’udienza ha poi riservato un ulteriore, importante colpo di scena: anche Renato Franco, dopo il cugino Giovanni, ha deciso di ammettere il proprio coinvolgimento nella vicenda.

In sintesi, Renato Franco, considerato dagli inquirenti vicino agli ambienti del clan Formicola di San Giovanni a Teduccio, avrebbe ideato il sequestro del ragazzino, mentre Giovanni Franco si sarebbe adoperato per la pianificazione del raid, oltre a essere operativo assieme a un altro responsabile materiale del rapimento. Era la mattina dell’8 aprile, quando in via Margherita di Savoia venne sequestrato uno studente di 15 anni.

L’adolescente fu prelevato di peso da Antonio Amaral Pacheco De Oliveira e da Giovanni Franco, che aveva il compito di guidare un furgoncino usato per il trasporto. Ore drammatiche per il ragazzino e per la sua famiglia. Bastarono 50 euro per acquistare tutto il kit del sequestro: corde, scotch, un cappuccio nero, nastro isolante, una maschera da vecchio. Il ragazzo fu condotto in una casa della periferia est di Napoli e quelle che seguirono furono otto ore di inferno.

Una prigionia nella quale era riuscito solo a bere un po’ d’acqua, per poi essere rilasciato nella zona di Licola. A innescare il rapimento, secondo la ricostruzione dei pm, un tentativo di estorsione: il commando avrebbe preteso dall’imprenditore la consegna di un milione e mezzo di euro a titolo di riscatto. Somma che, secondo Renato Franco, sarebbe stata invece “dovuta” in seguito a una controversia privata legata all’acquisto di un’attività commerciale.

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